Chi sono

Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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postheadericon Un po’ di Wolf… 2003: Era mio padre

Qualche post fa’ ho pubblicato la teoria della Johari window secondo la quale rendere pubblico qualcosa di sé contribuisce a vivere meglio. Autoconvintomi :-D , ho deciso di raccontare – ogni tanto – qualcosa della mia vita, a cominciare da questo post su mio padre…



Forza d Mio padre – unico maschio di 5 figli, ariete, proprio come me e i miei due fratelli (uno di loro nato addirittura il suo stesso giorno) – nacque alla fine degli anni ’20 in un paesino della Sicilia noto per essere stato scelto da Francis Ford Coppola per alcune scene dei film della serie "Il Padrino" (a voi scoprire qual è il paese ;-)).  Rischiò di morire appena nato, io infatti porto il nome del santo a cui venne attribuita la sua sopravvivenza (che scoop eh?? ;-) ).

Venne via dalla Sicilia con la sua famiglia quando aveva solo pochi mesi. Non so’ o non ricordo molto di cosa mi racconto’ di quei difficili anni, salvo che per alcuni di essi, durante la seconda guerra mondiale, vissero in Francia per stabilirsi successivamente a Genova.

La sua non fu’ un’infanzia facile, così come non lo era la sua famiglia. I miei nonni erano persone semplici, molto religiose ma – mi permetto di dire – forse proprio per questo, piuttosto severe. Da loro, immagino, mio padre ereditò un carattere burbero e irascibile, un carattere che lo portò ad un passo dalla separazione con mia madre… ma questa è una storia che racconterò in un’altra occasione.

lunaparkA proposito di mia madre, mi piace raccontare di come la conquistò :-)
Mia madre era molto bella, sembrava un’attrice anni ’50 ;-) , mio padre invece era… normale, secondo me fu’ il primo a stupirsi della conquista :-D . Restandone colpito, organizzò un "complotto" coinvolgendo un’amica di mia madre: le fece dare un appuntamento al Luna Park (ancora oggi, sotto le vacanze di Natale, il Luna Park  – che e’ il piu’ grande luna park mobile d’Europa – si ferma puntualmente nella stessa zona), e si fece trovare lì al posto della sua amica… ;-)

Mio padre sfondo’ nel suo campo, sposo’ la donna che amava e creo’ la sua famiglia. Si realizzo’ insomma, e questo probabilmente servì a contenere un po’ il suo carattere, che era tutt’altro che facile.
Era il classico uomo di altri tempi, cresciuto nelle difficoltà e nel mito che "l’uomo vero" non mostra debolezze o inutili romanticismi, e che, per dimostrare il proprio amore verso la famiglia, sia sufficiente non farle mancare i beni materiali. Non fu’ un uomo avaro di denaro (anzi, era uno spendaccione! ;-) ) ma lo era nelle dimostrazioni d’affetto. Non si deve vergognare mio padre di questo, ne’ io gliene faccio una colpa: in quella generazione molti uomini erano così; così era stato insegnato loro ad essere; così era l’ambiente a quel tempo. Anche se senz’altro il suo modo di essere creo’ a tutta la famiglia molte difficoltà.

Andato in pensione ebbe un rapido declino: la trovata sedentarietà (nel suo lavoro era sempre in piedi) lo porto’ ad ingrassare rapidamente, contribuì a fargli salire il diabete, aveva una forma di Parkinson che gli paralizzò le gambe negli ultimi anni della sua vita (con gravose difficoltà per noi; mia madre in primis, ma anche io decisi di tornare a casa per seguirne il decorso) nonché problemi cardiocircolatori.

Il primo gennaio 2003, alle 7 del mattino (io ero rientrato a casa da neanche due ore) fui costretto a ricoverarlo. Quella data segno’ una svolta nella vita di tutti noi, una serie di anni difficili…

Doveva essere una banale influenza, ma i medici sbagliarono (un’infermiera disse la verità a mia madre dopo qualche tempo): nel tentativo di abbassargli la febbre che non decideva ad andarsene, gli iniettarono un "farmaco bomba"; pochi minuti dopo mio padre ebbe le convulsioni. Quando arrivai in ospedale sembrava in fin di vita. Il primario mi fece chiamare e, senza che io avessi il tempo di aprire bocca, allargò le braccia dicendo che mio padre era già arrivato in ospedale in condizioni disperate :-o e che loro non c’entravano nulla…

Ma quella volta mio padre si riprese insperatamente e torno’ a casa.
Nei mesi successivi pero’ ebbe un infarto, un edema polmonare e, infine, un altro attacco di cuore.

Una notte di agosto della maledetta estate bollente del 2003, proprio quando ormai sembrava che la calura stesse lasciando la città, mio padre chiamò mia madre. Lo faceva spesso: cercando di alzarsi da solo (frequentemente capita che le persone anziane non si rendano conto del loro stato di disabilita’) cadeva dal letto e così chiamava lei che poi, a sua volta, chiamava me. Ormai era una prassi.
A lungo la sua voce che chiamava mia madre e quella – preoccupata – di lei che mi svegliava, hanno popolato i miei incubi notturni.

Ma quella notte non la chiamo’ perche’ era caduto, la chiamo’ perché sentiva di nuovo che il suo cuore era in difficolta’. Mia madre voleva chiamarmi, ma lui, sapendo che avrei immediatamente chiamato l’ambulanza, le chiese di non farlo. Era stanco di ospedali e ricoveri. Voleva andarsene nella quiete della sua casa, con la persona che – a modo suo – aveva amato per oltre 40 anni della sua vita.

Le disse di sedersi vicino a lui, le prese la mano e, dopo qualche minuto, rovesciatosi sul letto, spiro’…

 
mare

113 Commenti a “Un po’ di Wolf… 2003: Era mio padre”

  • utente anonimo:

    Grazie Wolf per questa condivisione così toccante. Ti abbraccio.

  • Intense, Emozioni intense.
    Il mio vuole essere un semplicissimo GRAZIE, ma molto grande!!!

    Se te la sentirai,fanne ancora di post cosi’!!!!

    sereno fine settimana
    Ezio

  • Ciao Morge :) Come vedi poi non me la sono sentita di aggiungere una sua foto, ho raccolto qualche parere (ovviamente contrastanti! :D ) e poi ho lasciato scegliere al mio cuore :)

    Grazie, ricambio l’abbraccio.

  • Grazie Ezio per il tuo entusiasmo :)
    E’ sempre difficile raccontare qualcosa della propria storia, soprattutto se poi sfocia inevitabilmente in un finale drammatico. Non ti nascondo che mi venivano le lacrime agli occhi… :}
    Per questo il tuo ringraziamento e’ molto sentito :)

  • Caro Wolf, intenso questo tuo post e vero!!

    Ti credo che ti siano venute le lacrime agli occhi. E’ successo anche a me quando ho scritto di mio padre.
    Leggendoti ho rivisto Lui.
    Dello stesso periodo di tuo padre, lo stesso forte carattere; erano, penso, l’educazione ricevuta, i tempi, che impedivano loro di manifestare le emozioni e, forse, ne soffrivano anche loro. Vedi allla fine ha voluto morire solo con tua madre, la donna che ha amato a modo suo per tutta la vita.
    Ti sono venute le lacrime agli occhi; io piangevo (sono donna) mentre scrivevo.

    Succede quando si ha un forte legame con una persona (a prescindere che era tuo padre); quando si instaura una sorta di “odio”/amore; succede quando pensi che uomini così alla fine si riducono a “bambini”, che devono “nascondersi” ai figli perchè non hanno più la forza fisica di imporsi, E per loro, abituati nel bene e nel male a comandare, questo stato di dipendenza è stata la stituazione più umiliante anche se comprendevano che certi “atti di forza” erano fatti per il loro bene.
    Erano diventati loro figli e npoi genitori

    Grazie della condivisione

    Ti abbraccio

    dora

  • Che bel commento Dora, sono io che ti ringrazio :) Mi piacerebbe leggere il post che scrissi tu… andro’ a cercarlo, oppure, se ti capita, mettimi il link ;)

    In realta’ mio padre non si e’ mai “nascosto”, ha fatto il “duro” fino alla fine :) In fondo credo che anche per questo cercava di alzarsi perfino non riuscendo a stare in piedi. I medici trovarono diverse piccole ischemie cerebrali, dicevano che la sua irascibilita’ dipendeva da quelle, ma io sapevo che casomai era il contrario: gli erano venute perche’ urlare era il suo sport preferito! :D Oggi si sa’ quanto i continui attacchi d’ira siano dannosi per la salute.
    Solo negli ultimi anni si calmo’ un pochetto, ma – perfino trascinandosi – il padrone di casa doveva sempre essere lui ;)

  • @Wolf

    leggi da me

    il post del 3 gennaio 2007

    e quello del 18 marzo 2007

    grazie a te

    dora

  • Mi unisco ai tanti grazie, non tutti riescono a condividere una parte tanto importante della loro vita con parole così profonde.

    Leggo in un commento che non sei riuscito ad aggiungere una foto di tuo padre, e ti capisco e approvo, è giusto che tu condivida, ma è giusto anche tenersi qualche ricordo per sè…
    Un abbraccio buon fine settimana

  • Ammiro tuo padre per il suo coraggio di scegliere, non si muore mai del tutto.. qualcosa continua a vivere di lui anche dentro di te, intenso come la tua anima.
    Un abbraccio

  • …post scritto con il cuore e l’anima.
    Non aggiungo altro, temendo di rovinare con parole di troppo quanto sei riuscito a dare con il tuo scritto.

    Chapeau…:-)

    O.

  • x Miriskussnika: in realtà sono stato combattuto, un po’ mi è anche dispiaciuto di non averla messa… ma credo che un po’ mi sarebbe dispiaciuto anche se l’avessi fatto… e allora… :)
    Sono io a ringraziare voi…

  • x Evelyn: chissà se è stato coraggio o paura… Sarò sincero: non è che creda tanto al fatto che i nostri cari continuino a vivere in noi… Se c’è davvero un’aldilà allora è là che è adesso, ma il fatto che io lo ricordi non significa che continui a vivere in me…

    Ricambio l’abbraccio :)

  • Grazie O. :)

    Faro’ finta di sapere cosa vuol dire “chapeau” ;D

  • In psicologia la scrittura è spesso usata per liberarsi da quei fantasmi che rimangono rintanati dentro noi. Quindi scrittura come mettersi a nudo, spogliarsi di ogni avere, toccare le proprie ferite, accarezzarle, pulirle e medicarle…in questo caso la tua condivisione così intima mi tocca il cuore e credo non ci siano parole per commentare…
    un saluto
    katia

  • x Dora: ho letto… mi hanno colpito entrambi, quello di tuo papà particolarmente perché ho immaginato quanto debba aver patito a ritrovarsi nello stato che hai descritto. Tra l’altro il ricordo “in seconda persona”, come se parlassi a lui, lo rende ancora più emozionante.
    Invidio il vostro rapporto aperto… mio padre era molto chiuso, non avevamo in pratica alcun dialogo “serio”… certamente è stato un gran peccato…

  • sai wolf, io ho un legame particolare con la Sicilia, con le persone di una volta, con chi la vita l’ha vissuta in modo semplice ma intenso …

    io leggo di lui, di tua madre e li vedo, vedo te, allora ed ora, come non amare un uomo come tuo padre, come non volerbene ad un anima come la tua? Grazie per aver condiviso qualcosa di tuo, grazie di aver dato vita a qualcosa di mio, perchè vedi wolf, io mentre leggevo pensavo a mia nonna, a Piero, a chi ho amato molto e mai più per certi versi tornerà, ma ogni volta che li penso io li faccio rivere, nella mia mente e nel mio cuore, stasera tutto questo è stato merito tuo, ti bacio! LU

  • Ciao Katia :)
    In realtà non avevo grandi fantasmi riguardanti mio padre di cui liberarmi, credo in ciò che ho scritto di lui e dei suoi comportamenti: il percorso a “redimerlo” dalle sue debolezze si è già compiuto nel mio cuore… Pero’ riconosco che è stato bello condividerne il ricordo con voi…
    Grazie…

  • Grazie Lu, sei molto cara :)
    Diciamo che mia madre ci ha messo del suo per riuscire a stargli vicino, non era una persona facile con cui vivere, te l’assicuro :) Ma un giorno scriverò anche di lei e allora, forse, avrai il quadro completo…

  • Davvero intenso e sentito. Sono emozioni postate in parole, che altro aggiungere? Sicuramente mi ci sono ritrovata per alcuni motivi… ma soprattutto ti ringrazio per la condivisione amorevole!

    Namastè!
    SitaRam

  • .forse è cosi..è come far rivivere quel passato ormai andat via..
    è come rivederci allo specchio..e magari desiderare di essr diversi..

    Buon Fine Settimana
    Runa*

  • Sono profondamente commossa. Anch’io ho perso mio padre, di cui conservo un ricordo dolcissimo.
    Il tuo post è bello, toccante, autentico; e l’epilogo è straordinariamente intenso.
    Ti abbraccio!
    (Il paese era forse Corleone?)

  • ecco perchè sei una persona speciale! nelle tue vene scorre lo stesso mio sangue siculo! ehehehehe

    hai descritto questa storia in modo semplice, chiaro, toccante. capisco molto bene cosa intendi quandi parli di quegli uomini a cui era stato insegnato “a fare i duri”…hai ragione, era una cosa piuttosto diffusa…per fortuna mio padre non lo è mai stato, ma magari lui apparteneva ad un’epoca più giovane.

    molto toccante l’ultimo passo…anche io quando ho scritto di mia nonna e di mio zio sul mio blog, a un certo punto non son riuscita ad andarea vanti a scrivere coi lacrimoni agli occhi…però è bello anche ricordarli così.

    è molto bello questo post, molto.

  • …buon week end…

    Alice**

    Si deve avere un amico invisibile a cui parlare nelle ore silenziose della notte e durante le passeggiate nei parchi

    ~ gibran~

  • Commovente, toccante… non mi vengono altre parole… coraggioso da parte tua, non so, infatti se riuscirei a raccontare di mio padre, che adoro, che adora me e mia sorella, che non fa il duro e che è così presente nella mia vita…
    grazie per questa parte di te che ci hai regalato.
    buon we
    Viv

  • Io parlo e straparlo di me, dei miei pensieri, ma non credo di essermi mai rivelata veramente. Tu invece hai raccontato una cosa molto intima, e allora ti chiedo, funziona? è davvero utile?
    un abbraccio

  • x SitaRam: bé, ho seguito le indicazioni della Johari window, no? :D
    Grazie a voi per rendere la condivisione possibile :)

  • x Runa: io non amo ricordare sai? Forse anche per questo, quando lo faccio, provo emozioni molto intense. Ma non amo la malinconia.

    Desiderare di essere migliore… “Essere migliore” nel mio caso non è proprio un “desiderio”, è un semplice processo in divenire che avviene automaticamente quando capisci ed accetti di far parte della vita. Con tutto ciò che ne consegue… Più che desiderio è “constatazione”… capisci cosa intendo?
    C’è pero’ una cosa che in realtà “desidero”… una vita diversa. Sono un fautore del cambiamento, è vero, ma mi rendo conto che non tutto può essere cambiato…
    Buon fine settimana a te Runa! :)

  • No Anne :) Corleone è più famoso, ma il paese è Forza D’Agrò :)
    Lo so, ricordo il tuo post “outing”, mi colpì davvero molto la figura di tuo padre… Certamente due uomini molto diversi…
    Contraccambio di cuore l’abbraccio.

  • Grazie 4ever :) Bé, quella era la linea generale. Già allora c’erano uomini che erano riusciti a “svincolarsi” da quella mentalità, come adesso ce ne sono diversi che ancora ce l’hanno…

    x Ganjo: *
    Grazie :)

  • E’ morto con forza. Non saprei come altro esprimerlo. Lasciando un segno, vivendo anche gli ultimi istanti.
    I genitori lasciano impronte pesanti su di noi… con le mie devo ancora fare molti conti.
    I destini che si sono intrecciati restano indipendenti. I doni fatti invece permangono, spandendo luce quando meno ce lo aspettiamo. Credo sia così che la vita ci sorprende.
    Fino al prossimo giro di boa.

  • Ciao Alice :) Benvenuta e buon WE anche a te!

    Viv, ne hai appena parlato di tuo padre, e molto bene anche :)
    Grazie a te…

  • Ciao dalloway :) Sareste più voi a dovermelo dire… funziona? L’intento è quello di rendere “wolfghost” meno nick e più persona. I pensieri sono importanti… ma sapere di starli scambiando con una persona “reale”, forse è meglio… o no?
    Chiaro che si deve raccontare ciò che si sente, in coscienza, di poter raccontare…
    Ricambio l’abbraccio :)

  • Sì, Seilenes, certamente le impronte dei genitori sono molto più profonde di quelle degli altri. Dentro di noi c’è tutto: doni e ferite. Ma la risposta agli uni e agli altri dipende anche da noi.

  • Emozionante poter condividere con te parte della tua vita ..
    Hai ragione quando dici che serve a essere meno nick ma più persona .. Si è vero e hai trovato il modo di farlo con naturalezza e leggerti diventa parte di me di noi come essere invitati da te e chiacchierare con un amico

    Grazie per il dono di te stesso che ci fai raccontandoti :) ))
    Un abbraccio

    Giada

  • Vedo che alla fine hai deciso di pubblicare il tuo post… Hai fatto bene, è molto bello.. e la foto da te scelta è davvero romantica e bella… perfetta secondo me per l’immagine di qualcuno che se ne va, con le sue mani tra quelle di colei che ha amato tutta la vita… molto bello anche il racconto di loro due e di come si sono conosciuti…
    Mi dispiace che abbia dovuto soffrire così tanto prima di andar via, e che tu abbia dovuto correre ogni volta (anche il mio ex, negli ultimi mesi di malattia della madre, era sempre quello che si occupava di accorrere e accompagnarli all’ospedale, anche se ha sempre avuto un fratello maggiore… ma tra i fratelli c’è sempre quello responsabile e quello meno…)…
    I genitori… E’ una frase fatta ma tanto vera: figli si nasce ma genitori si diventa, e non è mai facile: nessuno ci insegna!
    Chissà quando toccherà a noi cosa faremo… :)
    Comunque, grazie ancora per aver condiviso questo racconto… e complimenti: in poche ore tantissimi commenti! :) )))
    Buon week-end!!

  • Così semplice e scorrevole il tuo racconto, vero e senza fronzoli. Mi sono commossa, in parte so come ti sei sentito, per alcune analogie di situazioni che ho vissuto, grazie.
    La figura di un padre, o di una madre, è unica, no? Con aspetti piacevoli e con altri aspetti spigolosi e controversi, ma non dobbiamo a tutti costi modificarli, sarebbe credo un lavoro inutile… ma si cerca di accettare, con amore, nonostante ciò richieda sforzi non indifferenti.

  • Assolutamente.
    ^_- altrimenti a che pro vivere?

  • Deve essere stato un uomo molto “bello” e coraggioso.

    tu l’hai raccontato con il cuore e si percepisce…
    un saluto :)

  • Che bel commento Giada! :)
    Facciamo una sala da te’ virtuale, che ne dici? ;)

    mmmm… lo sai che non è una cattiva idea? mmm…

  • Gargattina, sono d’accordo su tutto ciò che hai scritto… tranne che, per quanto mi riguarda, sul “Chissà quando toccherà a noi cosa faremo…”. Ancora un po’ ed esco fuori tempo massimo! :D
    Il tuo avatar mi fa’ sorridere ogni volta! ;D

  • Gospel, “La figura di un padre, o di una madre, è unica, no?”, già… come potrebbe essere altrimenti?
    Non so se sarebbe giusto, ma comunque nessuno può modificare chi non vuole essere modificato. Né aiutare chi non vuole essere aiutato. E’ una delle prime leggi esoteriche che mi furono insegnate.
    “Ma non pretendere, o tu che tenti di modulare l’arpa, che altri si accordino con te. Le anime devono essere lasciate libere di vibrare come vogliono, perché ogni musica è adatta all’espressione di quella coscienza.” (Raphael)

  • :) Seilenes… non lo so, possiamo chiedere a chi non lo fa… ;D

    Ciao LadySackville :) Grazie… Ho solo “deciso di raccontare”, il resto è venuto da sé…

  • Dear:

    E’ un post commovente e molto toccante. Traspare la tua anima gentile e un grande amore per la famiglia. Sei una persona molto equilibrata: molti avrebbero conservato di una persona come tuo papà, soprattutto i contrasti o la sua burberità. Tu come pochi altri sei andato oltre e hai capito che, molto probabilmente, lui ha fatto del suo meglio data l’educazione ricevuta e i tempi. Secondo me la capacità d comprendere e di mettersi nei panni altrui è quello che ha fatto di te la persona così carina che comincio a conoscere. Un bacio

  • Brava Dear :) E’ uno dei commenti più azzeccati… Conosco e conoscevo bene le pecche di mio padre e certamente conviverci (soprattutto per mia madre) non era facile. Ma una persona non deve mai essere scambiata con il suo comportamento. Mio padre era “una brava persona con tante lacune”; è stato difficile, ma non si può volergliene per questo.

  • ..il dono che facciamo agli altri raccontando di noi e della nostra vita..

    non ha paragoni,

    molto molto struggente, ma nel suo lato migliore…

    un abbraccio

    mo’

  • Bello, bellissimo quello che hai scritto. Io ho perso papà da quasi due mesi e a poco a poco sto elaborando il lutto, un’assenza che è ancora presente.
    Vedo in tuo padre qualcosa del mio, il silenzio e il coraggio di affrontare la vita, magari un’affettività non negata ma neanche visibile, eppure capire che eri al centro della sua vita. Ecco, purtroppo ci si rende conto di queste cose troppo tardi….e ci si lascia andare ai rimpianti…. :(

  • Complimenti!
    Hai avuto un grande padre.
    Non ho letto nulla di negativo in lui se non la voglia di dare sempre tanto ,tu che pensi che ti facesse poche coccole,ma ti sei chiesto se tu ne facevi a lui,se gli dimostravi quanto lo amavi.
    Si perché i padri burberi hanno il cuore di burro ma se i figli sono affettuosi pure loro lo sono.
    Insomma voglio dirti che a modo Suo Vi ha dimostrato tanto amore.
    Buon fine settimana vanessa

  • Grazie Mo’ :) In realtà forse l’ho scritto più per me stesso che per gli altri… ma immagino questo tu l’abbia già immaginato :)

  • Intenso e commovente ..

  • Ciao Foolproof :) Guarda… “rimpianti” perché? :) Come noi riconosciamo ed accettiamo i loro errori come “umanità”, così dobbiamo fare con noi stessi. Se è vero che “è troppo facile dire ‘non è colpa mia’ “, lo è ancora di più addossarsi colpe che non si hanno.
    Un abbraccio…

  • Ehi… ciao Vanessa (come mai il nome per esteso? Mi hai sorpreso! :) ).
    Io non faccio una colpa a nessuno, pensavo fosse chiaro dal post. Dovrai pero’ ammettere che in una famiglia, i responsabili del “clima” che si viene a creare sono quasi sempre i genitori: fino ad una certa età non ha infatti senso prendersela con i bambini o i ragazzi perché non mostrano affetto se non lo ricevono nemmeno dai genitori (e chi dovrebbe insegnare loro a darlo?); successivamente, pur potendo questi “redimersi” – e molti lo fanno – non è comunque facile uscire da un condizionamento durato decenni.
    Ma… la chiave è capire che così è stato, a loro volta, anche per i loro genitori… ;)

    Buon fine settimana a te…

  • Grazie Dupont ;) Io ho solo iniziato a scrivere… anzi, pensa che resomi conto che avrebbe potuto suonare troppo drammatico, ho avuto perfino il dubbio se pubblicarlo…

  • Capisco bene quello che hai scritto. Nella mia famiglia abbiamo vissuto anni senza poter dormire 3 notti di seguito..Mio nonno aveva il Parkinson associato a demenza senile..mia nonna anni dopo è morta sempre di questa terribile malattia.
    Io penso che se è possibile è sempre meglio far morire un proprio caro in casa sua. Ma ormai capita di rado..
    Buona domenica e bacioni a te..^_^

  • :D Guarda, sul “fuori tempo massimo” se aspetto un altro pò anche io, anche io resto fuori dai giochi! :D Ma mi rincuora il fatto che ormai le donne, anche quelle dello spettacolo, restano incinte persino a 42/45 anni! Il problema lì diventa un altro: che quando i figli crescono si ha l’età più per essere loro nonni che genitori! :) Ma vabé…inutile fasciarsi la testa prima di rompersela, no? :)

    Davvero il mio avatar, la mia dolce Gargattina, ti fa sorridere? Spero per tenerezza… :) ))

    Buona domenica! :)

  • utente anonimo:

    Agosto 2003… aprile 2007… non è facile..quando muore qualcuno la prima cosa che chiedono è .” quanti anni aveva?” come se l ‘ età potesse cancellare il dolore che può provocare la perdita di un caro… e poi il cercare per forza di consolarti,di dirti che non devi piangere,che devi farti coraggio che tutto passerà presto perchè il tempo cancella ogni cosa nel suo fluire perenne… ma non è sempre cosi…il dolore va aiutato nel suo percorso di elaborazione non di negazione..ho perso mia madre da poco e l ho vista morire…dal 2003 al 2007 non è stato un percorso facile..anzi tutt’altro, ma anche se lei avesse avuto 100 anni io avrei voluto e scelto di percorrere ancora il sentiero sconnesso, ma saperla qui accanto a me…non cè confronto con il sentiero che sto percorrendo….ti chiedo scusa wolf per i miei ritagli di memoria…ma mi ha commossa… e per un attimo ho rivisto il giorno della sua partenza…kiss…phasesofthemoon…

  • Grazie per la condivisione, di una parte di Te, molto intima e delicata…
    Un abbraccio commosso… di silenziosa partecipazione.
    Fly

  • … la dedico al tuo papà! Baci Lupa

  • ciao fratello lupo, io ho perso mia madre alcuni anni fa per un tumore.
    ti capisco, un abbraccio. Stefanover.

  • Ciao! Tu non mi conosci, io sono amica di lupoanziano, passavo e ho trovato il tuo blog, mi piace molto e sono interessata anch’io a ciò che ti affascina!
    Sai io ho perso mio padre che avevo 15 anni, mentre mia madre l’ho persa nello stesso anno che tu hai perso tuo padre il 1° Luglio del 2003…..e puoi pensare anch’io quanto ho sofferto!
    Ciao verrò a leggerti presto!

  • x Dolcelei: è proprio quel “se è possibile” che è determinante. Posso onestamente capire chi non riesce a sostenere situazioni come queste, mai li “giudicherei” insensibili, anche se riconosco – ed ho visto, nei periodi di ricoveri dei miei – che fuori dal contesto famigliare che conoscono, gli anziani peggiorano spesso molto rapidamente.

  • x Gargattina: Ma certo! Per tenerezza! Con quelle orecchiette poi! ;) ))

  • x phases: ma scherzi? Ma quale chiedere scusa? Anzi ti ringrazio di cuore per la tua condivisione!
    Sai, credo che sia vero che ci sia un certo “quantitativo di lutto” da vivere. Un quantitativo soggettivo naturalmente. Un quantitativo che non si può ridurre, e che non si dovrebbe allungare. Spesso infatti la società è ambigua: talvolta vorrebbe che te ne uscissi prima del dovuto, che tornassi a sorridere il prima possibile; altre volte, “pressa” perché tu soffra, anche più del dovuto, perché se non soffri, allora vuol dire che a chi è mancato non volevi poi tanto bene.
    La fine del dolore non si può anticipare ma non si dovrebbe nemmeno posticipare. E noi dovremmo essere abbastanza presenti e coraggiosi da sentire quando è il momento di “lasciare andare” quella dolorosa esperienza e poi tornare, effettivamente, pienamente alla vita.

  • x Fly: grazie, apprezzo la partecipazione e ricambio l’abbraccio…

    x Lu: grazie cara :) Certamente avrebbe apprezzato ;)

    x Stefano: mia madre se n’è andata un anno e mezzo fa’, per lo stesso male. Dedicherò, naturalmente, un post anche a lei…
    Ricambio l’abbraccio.

  • x Rontomusettina: benvenuta! :) Anche io ho incontrato molti “amici di blog”, curiosando qua e la, soprattutto proprio tra i commenti dei blog che visito :) Ora purtroppo non ho tanto tempo, ma spero di ritrovarne presto un po’ di più.
    Posso immaginare sì, la tua sofferenza in quell’estate del 2003.

  • Grazie Wolf, non importa se non avrai tanto tempo, importa a me che ho trovato un nuovo amico! Ciao e buona domenica!

  • utente anonimo:

    Caro Wolf, il tuo racconto mi riporta indietro di 20 anni. Mio padre era un uomo gentile, premuroso. Senza inutili smancerie. La sua classe, la sua eleganza erano soprattutto nei gesti più che nelle parole. Quando il tumore che da anni lo stava divorando si manifestò in modo plateale era ormai troppo tardi. Anche l’intervento chirurgico al quale fu sottoposto servì semplicemente ad esplorare l’ampiezza delle metastasi che gli avevano completamente invaso l’addome. Successivamente, non gli venne praticata alcuna terapia del caso. La decisione che noi figli prendemmo fu quella di far vivere a lui e a mia madre (troppo fragile per essere in grado di reggere quella prova) quell’ultimo suo periodo nelle condizioni di maggiore serenità possibile, tra l’affetto di parenti e amici. Gli tacemmo la verità, falsificando ogni cartella clinica. L’entourage parentale ed amicale ci fu, in questo, grandemente complice. Mio padre amava la vita e fino alla fine lottò contro il Male con tutte le sue forze. Era ben consapevole del nostro amabile raggiro: d’altronde, nonostante le precarissime condizioni, non aveva mai perso il coraggio e la lucidità mentale di sempre. Stette al gioco, lasciandoci fare. Ma non perdeva occasione per ricordare a noi figli, con il suo solito modo di essere, di perseverare negli insegnamenti e nei valori all’insegna dei quali egli credeva (e agiva). Fino all’ultimo giorno si occupò di lasciare tutto in “ordine”, piuttosto che pensare a se stesso. Senza mai un lamento. La cosa che più gli premeva era assicurare stabilità e serenità a tutti i suoi cari, anche dopo la sua dipartita. E quando si assicurò che tutte le “indicazioni” fossero state raccolte, morì in silenzio. Per non disturbare oltre. Lo ricordo sempre allegro, con il sorriso sulle labbra. Anche quando si era ridotto, nel giro di 6 mesi, da uomo fisicamente forte e possente ad una creaturina debole, gialla e rattrappita. Ancora oggi, persino in quegli uffici dove tutto il personale è stato ripetutamente rinnovato e sostituito dalle nuove generazioni, si parla di lui. Come di un uomo che, per Amore, aveva saputo vincere il Male, la Paura e persino la Morte.

  • Caro utente anonimo, peccato che non ti sia loggato e non ti sia firmato… Il tuo “Caro Wolf” mi fa pensare che ci conosciamo…

    Ciò che più mi colpisce nella storia che hai raccontato è l’immensa forza dimostrata da tuo padre: di solito la paura di sapere dove si sta’ andando, di solito annebbia la mente, talvolta la annichilisce addirittura…
    Ti ringrazio vivamente per la tua condivisione…

  • wolf, mi hai fatto piangere…
    non so se sai, se hai letto, ma sto passando un brutto momento…mio padre per la prima volta non sta bene, me lo sn visto cambiare in pochi giorni e mi è difficile somatizzare …
    mi sto scoprendo più forte di quanto pensassi e so che di forza d’ora in avanti mi ce ne vorrà ancora di più…
    spero di trovarla, per me e per lui…
    un bacio mio dolce amico

  • Cara Lievemente… la forza la troverai. La Tavola di Smeraldo inizia con le parole “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per portare testimonianza della cosa unica” (traduzione… un po’ “mia” :D ). Anche se la cosa ti stupirà, io ho letto nel tuo blog tanta forza (è anche un po’ di testardaggine ;) ), e so’ che – così come agiamo nelle cose piccole, apparentemente di scarsa importanza – saremo pronti ad agire anche messi di fronte a grandi traversie e difficoltà.
    Io so che riuscirai a non deludere te stessa.

  • Un brivido.
    Vale più di mille parole.

  • Sai Wolf,io come te ho avuto un papà molto autoritario e non è stato facile…quando poi mi è mancato mi sono sentita orfana perchè la mamma mi aveva lasciata molto prima, quando ero ancora piccolissima…Il babbo è stato per me madre e padre e sono sicura che ha fatto del suo meglio o almeno queste presumo fossero le sue intenzion…oggi piu che mai comprendo che se da una parte mi è mancata la dolcezza e la tenerezza, dall’altra ho avuto una grande forza…non ho mai percepito la precarietà delle cose e non ho mai avuto paura di nulla…ancor oggi, se guardo indietro, nonostante i miei occhi si velino di melanconia incontrando il silenzio…non ho paura…mai.
    Un abbraccio :-) paola

  • La consapevolezza che hai assunto riguardo alla fallace umanita’ di tuo padre, e’ stata essenziale nella tua crescita. Certamente hai ricevuto qualche ferita, ma anche molta forza. Riguardo alle prime, e’ giusto perdonare o addirittura capire che non c’e’ nulla da perdonare, solo da prendere atto dell’imperfezione della natura umana; riguardo alle seconde… be’, di certe lezioni si farebbe volentieri a meno, eppure anche da quelle si puo’ crescere molto… e tu l’hai fatto :)

  • utente anonimo:

    x desideria: comprendo le tue legittime umane difficoltà nel crescere in condizioni simili ma tutti in un modo o nell’altro, e chi più chi meno, abbiamo vissuto i ns drammi infantili e adolescenziali. l’unica cosa che mi auguro per te è che tu non ti trasforma in tuo padre come il protagonista del film “I vicerè”. xchè nn avrersti alcuna giustificazione! Un abbraccio, di cuore. Angela

  • Sono reduce da una esperienza simile, molto amara e faticosa! MI hai davvero colpito!

  • Gia’, purtroppo sono esperienze non rare, seppure uniche per ciascuno di noi…
    Un abbraccio!

  • mi ha incuriosita la foto del post.
    Mi ha bloccata e nn ho letto: confesso!
    Ma sono andata in sicilia quest estate, in un paesino tra enna e catania.. è lo stesso della foto?
    boh… se nn è lo stesso ci assomiglia molto!!!
    ciao wolf

  • No care… sbagliato entrambe :) Il paese e’ in provincia di Messina ed e’… da-dannn… vedete il commento #30 :D

  • è molto bello che tu abbia condiviso la tua storia con tanta gente …..
    il 2003 è stato un anno doloroso anche per me,e capisco cosa tu possa aver passato….

  • Purtroppo è stato solo il primo di una serie di anni difficili :) Anni dove per fortuna ho avuto anche bei momenti, alcuni felici perfino. Ma dove ho avuto molte sofferenze e tante amare scoperte. Il mio non è un piangermi addosso, eh! ;) Purtroppo le tragedie capitano nella vita di tante, tante, persone. Poteva andare peggio: in questi anni ho conosciuto anche persone con le quali ho fatto pezzi di strada a “buona condivisione”, ed anche se ora non sono più con me in quei termini, sono stato comunque felice che abbiano fatto parte della mia vita e che, seppure in termini diversi, ne facciano ancora parte :)

    Sono fermamente convinto che la maggior parte di noi, me compreso, “più avanti” ricorderanno i “momenti”, non l’intero percorso. Per le persone normali, gli eventi fanno la vita. E quelle persone e la condivisione avuta con loro, sono stati anch’esse pezzi di vita che mai potrei rimpiangere di aver vissuto :)

  • paesi sulle rocche quasi uguali???
    mah…

    b.

  • Boh, evidentemente… Questa foto è tratta da un sito ufficiale, non credo proprio sia errata :)

  • Ammiro come sei riuscito a esprimerti e a raccontare di tuo padre.Forse un po’ ti invidio perche’ non ho avuto un padre del quale parlare.Ti ha lasciato molto :un ‘anima sensibile ….BUON PROSEGUIMENTO….

  • Mi spiace, Ocramasil… il mio aveva certamente i suoi difetti, ma sicuramente mi ha lasciato molto.
    Grazie e… benvenuta :)

  • Dico solo che leggere questo pezzo scritto con il cuore, mi ha dato calore e mi ha fatto sentire vicina la mia famiglia..Tuo padre sara’ pure stato un “burbero”, ma alla fine, ha scelto, come quel giorno al luna park, ha voluto LEI, il suo amore unico e infinito, avevano iniziato questo viaggio soli, senza voi figli, e secondo me finirlo soli, e’ stato il gesto d’amore piu’ bello che potesse fare a lei, mi ha commossa…era un grande, senza dubbio!! Maria

  • Ciao Maria :) Le tue parole sono commoventi, e certamente vere. Avendo vissuto la storia, riesco a percepire molto meglio il regalo che lei fece a lui, ma non solo alla fine… per tutta la vita. Perché stare con lui non era affatto facile. Chissà se quell’ultimo gesto di lui l’abbia ripagata…

  • Che tenerezza questo racconto….per quanto piu’ o meno condivisibili i contorni, ma nessuno ci chiama ad esprimere giudizi, men che mai in questo luogo, men che mai dopo aver avuto da te questo regalo, una parte di te, della tua intimità….il resto è solo storia vostra…
    Grazie anchhe da parte mia..

  • x rigirandola: ammetto che mi stavo per perdere il tuo commento, l’avevo letto “da fuori” (nel senso che non potevo intervenire) e mi ero ripromesso che avrei risposto… come al solito poi mi sono dimenticato! :D
    Sì, purtroppo nei “contorni” ci possiamo riconoscere in tanti…

    x Rosalba: Grazie cara…

  • ho amato molto mio padre…se n’è andato il 31 gennaio del 1988..mentre io ero dentro la vasca da bagno…se n’è andato ho sempre detto, quando un giorno come il 15/10/1987 morì il mio unico fratello…mio padre per i 3 mesi successivi visse da vegetale…
    Amavo mio padre, perchè nonostante i ns 40 anni di differenza riusciva a comprendere la mia ribellione di quei mie 20 anni darkissimi…capiva i miei rientri alle 4.00 di notte ( più in là che in quà)…capiva la mia fragilità..bastava solo guardarmi x capire il mio stato d’animo.
    Ma in quei 3 mesi, io non gli sono stata vicina come avrei dovuto fare…mi sono allontanata dalla famglia…è stata la mia reazione al dolore della perdita di mio fratello…sono nel tempo ho capito quanto ho sbagliato.
    Sai mio padre nonostante era nato nel 25…è stato un alternativo…nel 54 dopo 4 anni di vero fidanzamento con mia madre ( lei sognava di sposarsi), ha ben pensato di andare a trovare lavoro in brasile…9 mesi dopo mia madre l’ha raggiunto sposandolo via procura…credo che in quei 8 anni in Brasile loro sono stati al massimo…le foto che ho di quel loro periodo…sono intensissime…
    La storia dei nostri genitori è unica…ed io ringrazio chi sta sopra di me per avermi donato qusti genitori….
    bacio

  • mtm:

    Poveri uomini incapaci di mostrare amore, costretti a mostrarsi forti, duri, severi. Poveri uomini che arrivano alla fine pieni di rimpianti, di gesti mancati, di carezze negate, di baci non dati. Poveri figli che devono frugare nei ricordi per trovare dimostrazioni d’amore paterno celato in piccoli, quotidiani gesti..

  • x Strega: il tuo sembrava essere un padre molto attento, capiva i tuoi stati d’animo; senz’altro avrà colto anche quanto ti stava succedendo in quei tre mesi. Ognuno fa per quel che può. Tu, evidentemente, in quel periodo non avresti potuto fare di più. Tutti, dopo, possiamo trovare qualche lacuna in noi stessi e nei nostri comportamenti, possiamo darci delle colpe. Ma questo fa parte dell’essere umani. Col senno del poi, e soprattutto a “emozioni fredde”, è troppo facile dire “avrei dovuto”… ma il noi di adesso, è diverso dal noi di allora.

  • x mtm: Rimpianti? Non credo. Non so quanto uomini così si “redimano” alla fine, di solito mantengono la coerenza delle loro convinzioni fino in fondo. Casomai rimproverano gli altri di non esserci stati abbastanza, ma non si pongono il problema di quanto ci siano stati loro. Ma ripeto quanto scrissi nel post su mio padre: in qualche modo anche loro furono vittime a loro volta degli esempi e degli insegnamenti che ricevettero.
    Personalmente non ho mai frugato nei ricordi per cercare dimostrazioni delle quali parli. In determinate condizioni non puoi aspettarti di vedere, puoi solo sapere, o non sapere.

  • mtm:

    Se non hanno rimpianti è sicuramente meglio, per loro. Per i figli, sapere o non sapere, magari sperare…

  • Hai ragione :) I rimpianti, se non c’è modo di rimediare, non servono a nulla. Di questo dovremmo ricordarcene quando diciamo “un giorno se ne renderà conto”… la giustizia non è di questa vita. E forse è meglio così. Non avrei voluto che mio padre, da anziano, avesse rimpianti; avrebbero significato che aveva capito, è vero, ma a che pro’ ormai? No, meglio così…
    Per quanto riguarda i figli, io parlavo di quando i genitori non ci sono più. Allora, a freddo, si capisce che a loro modo ci hanno voluto bene. Ma quando si è in “mezzo”, per quanto strano sia, ci sono… questioni prioritarie: la propria “preservazione”. E’ illuminante il commento #75 nel post su mia madre, di Romina. Guarda anche la mia “risposta” al #81.

  • Ciao Wolf… Ho letto i post in cui racconti dei tuoi genitori… Sono davvero molto “sentiti” e traspare l’amore, tante emozioni e ricordi…Sono consapevole e fortemente convinta che il riuscire a “scriverne” sia in qualche modo una valvola di sfogo per noi e vorrei tanto poter riuscire anche io un giorno a tirar fuori tutto quello che da due anni mi porto dentro…mio papà se n’è andato nello stesso modo, ha avuto la fortuna di non soffrire, ma ha lasciato mille domande in me, che non troveranno mai risposte…Non posso fare a meno di parlargli e di rivolgermi a lui per ogni cosa, ( anche semplicemente per raccontargli qualcosa accaduta nella giornata trascorsa !)A volte mi sembro pazza, altre mi ripeto che solo lasciandolo vivere in me e nelle cose che faccio riuscirò a “tenerlo ” per sempre al mio fianco…
    Emozioni troppo grandi da gestire a volte…
    Leggere le tue parole è stato di conforto in un certo senso… Grazie!!!

  • Ciao maysmile, benvenuta! :)
    Intanto, mi dispiace molto per tuo padre e che tu abbia dovuto perderlo precocemente…
    Ti suggerirei di prenderti tutto il tempo che ti serve, senza troppe riflessioni su cosa è giusto e cosa no, ma solo su ciò che ti viene spontaneo. Non avere fretta di elaborare il lutto, queste sono cose delicate. Forse la sensazione che tuo papà è lì al tuo fianco resterà con te per sempre, ti accompagnerà ovunque. O forse no. Ma l’importante è che tutto avvenga naturalmente. C’è un tempo per ogni cosa: per ricordare, per trattenere, e per lasciare andare. Non forzarti né a procedere oltre, né a “tenerlo lì”: lascia agire il tuo intuito e la tua istintività.
    Mettila così: se c’è davvero, o se comunque avesse potuto suggerirti cosa fare, certamente ti avrebbe detto di seguire la tua strada, la tua vita, e che non c’è bisogno che sia tu a tenerlo lì: quando servirà, lui ci sarà comunque.
    Un abbraccio!

  • Grazie, davvero…di cuore…… Forse avevo bisogno di sentirmelo dire….. ma adesso non trovo le parole giuste per esprimermi… vorrei solo ringraziarti!
    Un bacio…e spero di leggerti presto nel mio blog…

  • Ti sei già espressa, maysmile… Questo basta :)

  • Mi è venuta la pelle d’oca… bella l’immagine che dai di lui, “cogliendo” i difetti… ma senza alcun rancore…
    … la fine del post è qualcosa di così toccante….
    Ci vuole coraggio a raccontare cose così intime…
    Bacio.

  • Si… pensa che volevo mettere una foto di lui qui, ed una di mia madre nel post a lei dedicato. Sono rimasto indeciso a lungo, ma poi ho deciso di non metterle.
    Grazie :)

  • Hai fatto bene se ti sembrava giusto così.

  • Mio padre se ne è andato nel marzo 2004, dopo un’agonia durata pochi mesi, dal dicembre precedente, quando fu diagnosticato un tumore al polmone, che già aveva spaccato l’osso della scapola e per il quale niente c’era da fare. Aveva 77 anni, ma sembrava molto più giovane. E’ sempre stato tutto per me, non si può far distinzione fra madre e padre, ma senza dubbio la mia bilancia pendeva per lui, nel senso che è sempre stato il mio unico punto di riferimento e che era per me importante ogni suo giudizio e consiglio, perché il suo valore era immane. Era burbero e schivo di sentimentalismi, ma era la persona più buona e più dolce che abbia mai conosciuto, pronta sempre a riprendermi e a stimolarmi con i suoi modi diretti e a volte bruschi che tanto mi facevano soffrire sul momento, ma che poi si rivelavano atti positivi per me ed il mio bene. Semplice ed essenziale, attento e scrupoloso. Intelligente e persona che usava tanto il ragionare. Preparato su ogni argomento, appassionato. Litigavamo spesso, eravamo uguali e quindi cozzavamo sempre, mi criticava sempre eppure era l’unica persona che quando sprofondavo nel buio sapeva prendermi e darmi forza e coraggio. Lo temevo tanto perché lui per me era tutto. Ho impresse nella mente tante cose che mi ha insegnato e tanti pensieri che mi aiutano nel cammino…le cose che mi ripeto sempre…”arriva sempre il momento che in una stanza buia si apre una finestra”…”in fondo ad un tunnel c’è sempre un’uscita”…”si può passare attraverso il fuoco senza bruciarsi”!!! Aveva una grande stima di me, anche se era restio a dimostrarlo, io e mia mamma siamo state tutto per lui, una famiglia, un nocciolo. Non era credente. Forse perché la sorte gli rubò sulla soglia dei suoi 30 anni padre, madre e fratello nel giro di neanche due anni:in ordine, tumore al polmone, ictus cerebrale, infarto. Come poteva credere??? Il padre morì quando avevano appena cambiato casa della sua stessa futura malattia (ironia della sorte anche mio padre è morto quando nell’estate precedente era venuto ad abitare insieme a mia madre accanto casa della mia famiglia), e il fratello morì nell’appartamento che loro due si erano comprati quando rimasero soli dopo appena due mesi e nei giorni in cui mio zio doveva avere una grossa promozione in banca (all’epoca era un grosso successo fare carriera in banca). A mio padre, semplice perito elettrotecnico, fu offerto un posto nella stessa banca, ma di spirito ribelle, sopravvisse tre giorni e poi lasciò. Gestiva un cinema, e lì è rimasto fino alla pensione. Nel dicembre ’64 conobbe la vigilia di Natale da amici, mia mamma di 13 anni più giovane. Era bellissima, una bambolina che nella nostra città faceva girare la testa a tanti. Già ad aprile del 65 si sposarono ed andarono ad abitare nell’appartamento dove lui era rimasto solo da poco tempo. Per lui fu tutto. L’anno dopo nacqui io. E completai il suo tutto. Fatto sta che io sono figlia unica. Si sono amati tanto, e sempre. Un bell’esempio di coppia e di amore. Quello che sono oggi con pregi e difetti lo devo a lui. Io sono lui. Mi manca certo, e anche se sin da sempre ho sognato nella notte la sua morte perché ho sempre avuto la paura di perderlo, e non sapevo come avrei potuto fare quel giorno quando sarebbe capitato; quando è successo ho affrontato il tutto con una forza inspiegabile, sapendo che comunque tutto di lui me lo portavo nel cuore. E poi forse perché gli ultimi giorni della sua vita furono davvero tremendi e dolorosi, carico di morfina, di allucinazioni, di notti insonni, di pianti e disperazioni. Odiava gli ospedali, diceva che quando ci entri dentro ci esci con i piedi in avanti. Non posso dire che aveva tutti i torti. Chiamammo all’alba il 118, quella notte io dormì da loro, aveva il 100 pct di anidride carbonica e niente più ossigenazione alla testa. Gli misero la maschera per la respirazione forzata e la camicia di forza perché scalciava. In quel letto sembrava un uccellino ingabbiato…iniziò a chiamare mamma, papà e Fulvio (il fratello)…per un attimo anche mio figlio che allora aveva 5 anni. Cercavo di calmarlo, di parlargli ma non ce la facevo. Andai nel corridoio e picchiai i pugni sul muro rompendomi quasi le nocche e gridai a Dio di prenderselo con lui perché tutto questo era insopportabile. E non c’era una via di ritorno indietro ormai. Chi era lì mi fece sfogare, e la sera spirò. Che bello che rimase, il volto non più contrito e scuro, ma sereno e rilassato. Non so quanto sia giusto ma fui contenta per lui, non soffriva più, ed io ringraziai il Signore che conobbi solo quel giorno. Un solo rammarico adesso: un nonno meraviglioso per quelli che adesso sono due nipoti. Il piccolo di appena 5 mesi ed il grande che avuto l’immensa fortuna di conoscerlo anche se per poco.

    Lo so che può non interessare…ma leggere questo tuo post così personale mi ha portato a ricordare pure a me…ho sofferto nello scrivere ma fa anche bene…perchè si ricorda una parte di noi che comunque abbiamo dentro…grazie per questo!
    Alessia

  • Accidenti… grazie Alessia… questo tuo scritto mi ha davvero commosso. Non necessariamente le persone burbere sono negative. Tuo padre ne è senz’altro stato un esempio.
    Mia madre ebbe un male simile, al seno, con metastasi alle ossa. E’ mia opinione (non gli fu fatta autopsia, a che sarebbe servita?) che fu un ictus a portarsela via, la sua agonia fu breve e “pacifica”, era quasi sempre addormentata.
    Tu forse mi capirai quando dico che era la fine che esattamente speravo per lei, proprio perché il dolore lancinante che descrivi a proposito di tuo papà, è una fine alla quale volevo mia madre scampasse.
    Ti abbraccio forte, Alessia. Io non so se credo o meno, alterno momenti di fede a momenti di completo ateismo :) ma in ogni caso, sono sicuro che, in qualche modo, tuo papà ti è ancora vicino.

  • utente anonimo:

    Ciao, ho letto dei tuoi genitori…e come mi hai consigliato, degli animali che hanno fatto parte della tua vita.
    Non me la sento molto di commentare sui primi, perchè potrei sapere cosa significa perdere una persona cara, ma penso sia molto diverso quando riguarda un padre e una madre e fortunatamente, malanni dell’età a parte, i miei stanno bene.
    Per ciò che interessa gli animali invece, è molto bello il rapporto che hai con i tuoi micetti…povero Julius che è dovuto rimanere in isolamento e povera Sissi che si deve tenere il soprannome di cornamusa con le zampe :-) ))).Son molto tenere anche le loro foto, quelle dei compleanni e quella di Julius che dorme sulle tue gambe:deve averle trovate davvero comode!
    Mi è dispiaciuto per la storia di Kit….ma ho sorriso molto per quella degli sociattoli giapponesi: davvero esilarante!

    Forse l’unica cosa che sento di dire sui genitori e che so cosa significa vederli in un rapporto conflittuale: mio padre ha davvero un carattere intrattabile e c’è stato un episodio della loro vita nel quale io ero presente, che mi fa capire quanto sia grande la forza di mia madre…e probabilmente anche il suo amore per papà, tanto da averle fatto accettare di continuare ad averlo con sè, nonostante quel che le fece.
    Ma sono i miei genitori e li amo entrambi! Con mamma ho un rapporto bellissimo…con mio padre…beh siamo testardi entrambi (c’entra qualcosa il fatto ch’io sia dell’ariete?) ed ogni giorno è uno scontro; a parte questo so che è immenso il bene che mi vuole!
    Nelle nostre frequenti discussioni mi viene da desiderare che abbia un altro carattere…sono cosciente però, che si tratta solo di una rabbia temporanea e l’unica cosa che devo fare è ringraziare ogni giorno di avere con me i miei genitori!

    Genny.

  • Grazie Genny, il tuo è davvero un bel commento :)
    Non minimizzo le difficoltà tra le persone, anche se sono tra marito e mogli o tra genitore e figlio. Sono convinto che non sia giusto “chiudere sempre un occhio”, anzi alla lunga è probabile che sia peggio che mettere “i puntini sulle i”.
    Personalmente, come scrivevo in questi post, non sono tutt’ora convinto che la vita, per tutti noi, sarebbe stata peggiore se i miei si fossero separati, anche se naturalmente rispettai – e dentro di me rispetto ancora – la scelta di mia madre.
    Sui figli ho la mia teoria: a 18 anni… fuori dalle scatole! eheheheh Ma per il loro bene eh!
    Devo ammettere però di non sapere se la penserei ancora così se di figli ne avessi io stesso :) Sono abbastanza convinto che avrei la medesima idea… ma chissà! :D

  • è difficile commentare qualcosa quando si tratta del personale, perché non si conosce l’autore del testo, ma se hai postato significa che hai scelto di condividere con noi un pezzo della tua storia. Il padre. Figura che ritengo importantissima.

    Quando racconti di tuo padre come una persona un po’ burba (se non ho capito male) e forte, complessa nell’insieme, lo giustifichi  perché rispecchiava appunto l’epoca in cui visse.
    Ed è vero. Il maschio era maschio e doveva essere forte e tosto, non poteva certo mostrarsi debolezze, le debolezze erano prerogative femminili, eppure le donne di allora, erano molto più forti di noi di oggi. L’unione e la pace della famiglia a quei tempo, credo sia stato molto dovuto alla donna. Ala sua sopportazine e infinita pazienza. Parlo ovviamente in generale.

    Però, nel tuo racconto vedo anche in tuo padre una persona vulnerabile:  alla fine ha chiesto di tenere la mano di tua madre, onde dargli la forza che ormai non possedeva. E chi ce l’ha, quando sente che è alla soglia della vita? Nessuno.

    Le lacrime,  caro Wolghost, sono segni d’amore e tu questo testo lo hai scritto con amore.

    Dev’essere stato bello, comunque sia stato , aver avuto un padre vicino.

    Con affetto.

    Carmen

  • Leggo questo tuo commento con… quasi sei mesi di ritardo! Purtroppo a volte mi perdo i commenti sui post vecchi ed è un peccato perché talora sono davvero ricchi di significato… come questo tuo: hai azzeccato tutto devo dire Ricambio l'affetto!

  • commovente.. per me che sto provando le stesse cose forse ancora di più.stanotte mi ha chiamato la RSA per dirmi che avevano portato papà in pronto soccorso.. senza spiegare..ero molto preoccupata ma ho dovuto aspettare la mattina che arrivasse mia zia 88enne a darmi il cambio perchè mia madre non si può lasciarla sola nemmeno per poco con la sua demenza.all'ospedale mi hanno detto che trattasi di broncopolmonite..quante volte ho trovato la finestra aperta andandolo a trovare in RSA.. lì arieggiano senza farsi problemi.. e papà che tremava dal freddo..alla fine ce l'hanno fatta a fargli prendere la broncopolmonite.. e a farlo tornare in quell'ospedale che dopo due mesi di degenza post ictus pensava di poter lasciare 

  • Sì, anche io avrei qualche (presunto) caso di mala-sanità da raccontare… a riguardo di una mia zia, poi di mio padre, di mia madre, per finire del trattamento generale che spesso parla di malati trattati come numeri, piuttosto che come persone. Però ci sono certamente anche tanti medici, infermieri, assistenti, che sono invece brave e coscienzose persone. Anche se ogni tanto pure loro possono purtroppo sbagliare.Spero comunque che per tuo papà tutto possa risolversi ancora una volta per il meglio!

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