Il disagio esistenziale
Riporto come nuovo post un mio commento, dato che mi pare possa essere di interesse generale…
Il “disagio esistenziale” è una sensazione che purtroppo capita frequentemente nella vita di molte persone. Di solito è un “periodo”, un “passaggio” tra due fasi di vita, come quella che porta alla maturità attraverso la dolorosa presa di coscienza che certi sogni e desideri dell’adolescenza non sono stati realizzati, forse perché oggettivamente sproporzionati, forse per circostanze avverse. Non puo’ percio’ che essere un passaggio doloroso.
Il “disagio” non è affatto cosa semplice, soprattutto fino a quando non se ne comprendono le cause. Spesso lo si esprime con parole e frasi “più dense”, come “disperazione”, “angoscia”, “depressione”. Queste parole danno l’idea della profondità che quel disagio puo’ assumere.
Preferisco comunque usare la parola “disagio” perché essa è una parola più costruttiva, indicando uno stato nel quale non ci si trova a proprio agio, uno stato dal quale percio’ si vorrebbe uscire. Invece, molta gente – per quanto assurdo possa sembrare – sta’ bene nella sua disperazione perché, anche se fa’ male, la conosce bene, ne viene “confortata” dall’abitudinarietà al punto di rifiutare qualunque aiuto, seppure “fingendo”, talvolta, di richiederlo. Inoltre per molte persone essa è confortante perché fa’ sentire “importanti”, da’ diritto a potersi lamentare, seppure nella sofferenza che essa comporta.
Il disagio di cui parlo è un disagio esistenziale che nasce dal fatto di non aver avere avuto quella vita soddisfacente che si pensava di meritare, se non altro come diritto acquisito per il fatto di essere vivi. L’aspirazione alla felicità, i propri sogni, hanno fatto i conti con una realtà che li ha frustrati, e cio’ ha determinato il disagio di vivere in una vita che non si sente “propria”. Questo, unito alla consapevolezza di avere solo la vita che sta’ scorrendo via, rende il passo verso la disperazione breve.
Vorrei che chi è in crisi, analizzasse la propria vita, dicendo poi se avverte un senso di “stagnazione”, di “inutilità”, di “incompiutezza”… Se è così, allora ho buone probabilità che cio’ che sostengo valga anche per lui. E, se è così, vorrei che riflettesse sul significato della parola “stagnazione”.
La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita essendosi fissata sul raggiungimento di un obiettivo ormai morto da tempo.
Il passo da fare è più semplice di quel che si crede: smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione – tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti senza mai arrivare ad una via di uscita – e… vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa si fa’ all’inizio, basta… “fare”. Poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona.
Rompi quello schema, sorprenditi, non darti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque novità, attività o corso, non pensare subito “non mi interessa”, “non fa’ per me”: senti semplicemente se ti “piace”, e se è così… buttati! 
Decidi che entro una settimana farai qualcosa, qualunque cosa, e… falla! Non essere preoccupato dal pensiero che magari dopo un po’ non ti piacerà più; vuol dire che cambierai.
Il cambiamento, spesso, è il sale della vita più dell’ottimismo 
Movimento = fine della stagnazione. Ma è necessario agire!
“Per cambiare la propria vita:
1. Iniziare immediatamente.
2. Farlo vistosamente.
3. Nessun cedimento.”
William James (1842-1910) – psicologo e filosofo americano



... ma non dimentico le 398.200 visite raccolte sull'ormai defunta piattaforma Splinder da settembre 2007 a gennaio 2011! Un grazie a tutti i visitatori! :-)
un bacio dalla LUPA
capitata qui per caso, il tuo post sembra scritto x me. incredibili certe coincidenze. in un certo senso…GRAZIE.
Accidenti Lupa…
Ho appena risposto ad un post con la foto di un angelo (maschio) con le ali nere e… guarda cosa mi metti tu! E sotto il tuo trovo il commento di Honeygirl che parla delle coincidenze!! Incredibile come talvolta…
Comunque che dire… simpatica la ragazza della foto… ha un’aria così… intelligente!
Benvenuta Honey!
E benvenuta anche su Splinder! Auguroni per il tuo nascente blog 

A proposito delle coincidenze, leggi cosa ho scritto nel commento precedente
Certo, avrei preferito ti “ritrovassi” in un post carico di gioia e felicità… ma chissà, un giorno forse mi dirai di esserci
intanto sto ridendo..e questo non è poco. (rido per il tuo commento sulla ragazza…sia chiaro).
Non starò a dire quale sia la mia situazione ma… sono anni che ho voglio di imparare a suonare il piano…e… c’è una scuola di musica non molto distante…
E’ una situazione che alimenta se stessa quella dell’immobilità, del corpo e dell’anima. Ci si sente sospesi o, come mi disse un caro amico “sdraiati, come dopo un incidente”.
E hai ragione quando dici che basta cominciare. Poi le cose si susseguono, si incrementano, si rischia anche di tornare a ridere, guarda un po’.
Ci vuole determinazione e perseveranza, come in tutte le cose… e passione! E amore.
Grazie
non trovi che questo disagio sia tipico della nostra generazione quella nata negli anni ’60? Ne parlavo in questi termini nel mio blog, l’altro giorno.
Sì giusto mettersi in movimento, l’importante è svegliarsi dal torpore per iniziare…
Sai che qui non ho proprio niente da dire nè tantomeno da aggiungere? Questo tuo post è straordinario ^_^ e lo sottoscrivo in toto, bravo amico mio, un abbraccio
Ele
Tornerò a leggere i tuoi ultimi due post con calma. Hai toccato due argomenti profondi. Per il momento ti auguro un buon inizio dicembre! Kiss!!
….profondi come sempre del resto. Ri-kiss
torno dopo
in effetti c’è molta gente che “vive” (quanto poi si possa parlare di vita non lo so…) nelle condizioni che hai descritto tu, rassegnandosi che quella è e quella deve restare.
io l’unico “disagio” vero e proprio nella mia vita l’ho vissuto durante l’adolescenza, non accettavo il passaggio, non accettavo i cambiamenti del mio corpo, nella testa era ancora una bambina ma il corpo aveva “improvvisamente” le sembianze di quello di una donna…quante liti con mia madre per quel maledetto reggiseno, quanti pugni mi sono data, maledicendo quella natura…non è stato facile superarlo, per diversi anni…ma poi ho capito che lo sbaglio era tutto nella mia testa, era normale così d’altra parte…ho fatto un esempio che poco c’entra coi disagi di cui parli tu, ma era l’unico mio e mi è venuto spontaneo parlarne…mi perdoni?
vita
Certo… solo che a volte non è facile vivere quando ci si sta letteralmente *crogiolando nella disperazione*!
Però la teoria è giusta… la gioia chiama altra gioia… mentre più si sta chiusi e più si finisce in un circolo vizioso di *disagio* (come lo chiami tu^^).
In questi momenti ho sempre trovato utile fare dei cambiamenti, iniziare qualcosa di nuovo… altre volte, invece, erano più le vecchie *certezze* a darmi sicurezza e a risollevarmi!
Per Capodanno… purtroppo non ce la farò a vedere i miei due spasimanti insieme… anche se mi sarebbe proprio piaciuto, eheh! Ho dovuto scegliere se stare con l’uno o con l’altro… devo dire però che questa volta non ho fatto poi una gran fatica a decidere!^^
Un bacino wolf!
Nuvola*
x Farfalladiluce: Louise Hay fece un bel parallelo con le pulizie nella propria casa: “non importa da dove inizi, basta che lo fai: a poco a poco avrai pulito comunque dappertutto”.
All’inizio è importante davvero solo “darsi una mossa”, uscire dall’inerzia. Che ti importa se poi non dovesse piacerti? Vuol dire che passerai a qualcos’altro fino a trovare la cosa che davvero saprà appassionarti… Ma devi necessariamente “uscire di casa”.
La passione e l’amore subentrano ma, come l’amore tra le persone può sbocciare solo se ci si da’ modo di conoscerle, anche le cose e le situazioni ci si deve dare il modo di poterle conoscere!
Prendi la decisione di andare a quella scuola domani stesso e… metti il “pilota automatico”, ovvero, dopo aver preso la decisione, non pensarci più e agisci in automatico, in modo da non darti modo di boicottarti con pensieri “dell’ultimo minuto”, quali “ma che sto’ facendo? Non è per me… non ne ho voglia”.
x affabile: Non lo so, lo vedo anche tra molti giovani in verità. Certo, forse oggi si hanno così tante opportunità di muoversi e socializzare, che è più difficile trovarsi isolati. Ma bisogna anche vedere la “qualità” della socializzazione, spesso succede che un gruppo o un’attività, li si frequenti ancora solo per “inerzia”… e allora siamo punto e a capo: che tu sia sola in casa, oppure ad annoiarti in una piazza piena di gente ma con amici con i quali non hai più nulla da scambiare, sempre di inerzia dalla quale bisogna uscire si tratta.
x Ele: grazie, Elena
Ricambio l’abbraccio!
x Psicosomatica: grazie, buon inizio dicembre anche a te
x Dora: grazie, buon fine settimana anche a te
Ma… la ragazza è vestita solo del cappello, vero? ;D
No, 4ever4me, non è vero, non sei fuori tema. Nel mio post ho fatto solo un esempio di “disagio”, ma anche il tuo lo era, anche il tuo poteva essere usato come esempio. Avevo già sentito di difficoltà come quella che tu hai affrontato e superato… ci sarebbe da parlarne, ma ormai per te è, per fortuna, acqua passata da lungo tempo
Già, Manola, vita che genera voglia di vivere…
Ciao Nuvola
Niente rapporto a tre, quindi? eheheh scherzo!
Le vecchie certezze sollevano se non sono esse stesse quelle foriere del disagio… altrimenti la vedo dura…
Ricambio il bacino
della serie il passato non ci appartiene più il futuro non è ancora arrivato,ciò che conta ora è solo il presente…
bacio
*
buon fine settimana
Già, Phabia, per quella serie
Perché il futuro “buono”, arriva solo se ci si applica al presente…
Buon fine settimana, e buon bacio, a te!
A volte il disagio arriva proprio dalla presa di coscienza che non vi è comprensione con l’altro.
E nessun cedimento quindi nel non voler cambiare marcia, nel non voler esprimere i propri desideri, le proprie esigenze. Per ora.
Cristina
Ciao Cristina, benvenuta
Il voler cambiare marcia, il voler esprimere i propri desideri ed esigenze, è qualcosa che si fa’ in primis per sé stessi e verso sé stessi, piuttosto che verso gli altri. E con noi stessi che “ci si deve mettere d’accordo”, lo “uscire di casa” può perfino prescindere dalla conoscenza di altri, se di questa non si sente il bisogno.
A meno ché, ovviamente, “in casa” non si stia bene; ma bisogna essere sinceri con sé stessi però! Se si avverte il senso di disagio del quale parlavo, allora è evidente che così bene in fondo non si sta’…
Ciao Wolf, grazie a te per la risposta e complimenti per il blog.
Io in casa sto bene, anzi benissimo. Il disagio che avverto è dato dalla consapevolezza che a 46 anni non era la vita che volevo questa, no. Per il cambiamento radicale bisognerebbe chiudere con il passato e andarsene, forse.
Caterina
Wolf, esattamente per quello! Alle volte ho letto di persone “normali” che sono davvero riuscite a fare cose “superlative”, eppure partivano meno che svantaggiati!!! Grandissimi esempi di come, volendolo davvero, sia possibile cambiare la propria vita e la propria visione della stessa!
Aspetto il tuo “squillo”! Grazie!
Namastè!
SitaRam
PS: per cambiare la propria vita, mi permetto di aggiungere:
non pensare assolutamente più a ciò che è stato e smettere immediatamente anche di raccontare a chiunque (oltre che a sè stessi) di tutte le terribili “avventure/disavventure” che si sono passate, cominciando invece a creare nella propria mente un futuro diverso e migliore (è scientificamente provato che tutto quello che noi immaginiamo vividamente produce gli stessi effetti fisici nel nostro organismo di un qualsiasi evento davvero vissuto… quindi…)!!! ;D
E’ così confortante e vitale. foto compresa un volo ristoratore …. ma talvolta per qualcuno ci vorrebbe un ciclone per smuoverlo dal profonfo vortice del suo dolore, da cui non esce e in cui talvolta trascina anche chi ha accanto…lo conosci un ciclone così ?
V@le
un blog interessante.
ciao
Ma… la ragazza è vestita solo del cappello, vero? ;D
bella , vero??
Non ti crea “disagio”, spero, ah ah
dora
Bellissimo post, come si dice in questi casi, da “copiaeincolla”.
Hai fatto luce sul vero nodo della questione.
Hai inchiodato perfino me.
Nonostante la mia presunta saggezza-conoscenza, evito di dirmi delle verità che credo a livello inconscio reputo “scomode”.
E questa è indubbiamente una di quelle.
Piacer averti incrociato in splinder.
Continuerò a leggerti.
Passa dalle mie parti.
Ti renderai subito conto che la nostra ricerca procede su binari paralleli.
Un caro saluto,
Rosario Tedesco
Cerco ogni giorno sia nella mia vita, sia nel lavoro che svolgo di portare una luce e una speranza nelle vite delle persone, e spesso credimi e’ difficile, perche’ quando una malattia si annida nel corpo e toglie le forze di fare qualunque cosa, la morte sembra l’unica attivita’ a cui si aspira…ma grazie a persone come te e alle tue parole si trova anche il coraggio di continuare a fare cio’ che si e’ iniziato o si iniziera’…quindi grazie…Maria
Tutto è uno, tutto è diverso. Quante nature nella natura dell’uomo!
Contraddizioni. L’uomo è naturalmente credulo, incredulo, timido, temerario.
Descrizione dell’uomo: dipendenza, desiderio di indipendenza, bisogno.
Condizione dell’uomo: incostanza, noia, inquietudine.
BLAISE PASCAL.
Pensieri
Ma da dove nasce il disagio??
Disagio è’ una parola composta da un prefisso dis + la parola agio che deriva dal latino addiacens e vuol dire vicino, quindi disagio vuol dire LONTANO.
Indica quindi un “allontanamento” da qualcosa che è un intero, indica che ci sono delle forze che ci fanno allontanare dalla vita, dalla nostra salute e armonia.
“il dott. Mario Papadia nel suo libro “Il counseling come riprogrammazione”, mostra come il disagio trovi fondamento nell’affermazione “Ciò che mi accade è quel che io sono”, mentre il processo di cambiamento è esaltato dalla considerazione:- “Non c’è evoluzione senza cambiamento strategico” ovvero l’allontanamento del disagio esistenziale passa per “Trascendi il tuo potenziale”. Ed è proprio questo il punto focale, se il problema origine del disagio passa per un limite strategico-comportamentale, dobbiamo superare e trascendere questo nostro contingente così che la nostra involuzione possa invertire di direzione. Con le nostre forze, con le nostre capacità esaltando le nostre potenzialità assopite ce la faremo.”
Bella analisi la tua..questo disagio esiste e lo vedo attorno a me tra gli amici.
Tutti nelle vita attraversiamo certi periodi neri..di solito se ne esce da soli, senza accorgercene facciamo i gesti giusti. Altri hanno bisogno di esser guidati..a volte curati. Spesso però non se ne rendono nemmeno conto di stare in una spirale da cui non vogliono uscire.
Un abbraccio e buona domenica a te ^_^
x Caterina (e/o Cristina?): “uscire di casa” era inteso nel senso di “uscire dalle proprie abitudini”, “dal proprio modo di vivere”; certo, spesso esso può identificarsi anche con l’uscire effettivamente di casa, ma questo è in genere solo una parte dell’aspetto.
Di fatto tu sei “bloccata lì dentro”, in una vita che non senti tua. Dici che forse dovresti chiudere col passato e andartene… chissà, forse è così, forse no. Forse ti basterebbe trovare una “evasione” dalla vita che stai conducendo, qualcosa che ti permetta di trovare espressione ad una curiosità e una voglia di vivere troppo a lungo represse. Non hai necessariamente bisogno di andartene, prova prima a procurarti un po’ di spazio e tempo personali, dove trovare una tua dimensione che possa coesistere con la tua vita di adesso. Forse non è necessario che butti via tutto, forse basta costruire nella vecchia città della tua vita, un nuovo edificio
x SitaRam: concordo
Abbiamo già affrontato l’argomento da te, postai quell’aneddoto di Goethe, ricordi?
“Si narra che un giorno Goethe (mi pare fosse lui…) fosse stato tradito dal suo commercialista che scappo’ con una grossa somma di denaro. Questo tizio era anche un suo grande amico, o almeno cosi’ il bravo Wolfgang credeva.
Per lui il tradimento fu’ fortissimo al punto di divenire una vera ossessione. Arrivo’ al punto di tappezzare la sua casa di bigliettini con scritto “Non devo pensare a xxx”. Inutile dire che ogni volta che ne vedeva uno… pensava a lui e al suo tradimento.
Si libero’ della sua ossessione solo quando… si libero’ di tutti quei bigliettini.”
Meglio pensare all’ottenimento del positivo, piuttosto che all’allontanamento del negativo
Si, V@le, hai ragione: talvolta è molto difficile smuoversi dalle proprie abitudini, perfino se dolorose. La cosa essenziale, forse l’unica davvero importante, è… volerlo davvero! Volerlo nell’intimo, non solo in superficie. Chi non lo vuole ma lo chiede… diventa effettivamente un pericolo per chi gli capita vicino e tenta davvero di aiutarlo. Egli rischia infatti realmente di essere prima o poi trascinato nel vortice di cui parli.
Una delle prime regole, che mi fu’ insegnata ormai tanti anni fa’, è che “non si può aiutare chi non vuole essere aiutato”. E’ inutile e dannoso. Per questo i grandi maestri hanno la grande capacità di non lasciarsi “coinvolgere emotivamente”; solo così infatti, si può davvero riuscire a stare vicino senza pericolo per noi stessi a persone che sono in quel vortice, al di là del risultato che poi si riuscirà a ottenere con esse.
In definitiva, certo che conosco quel ciclone: esso è nell’anima di ciascuno di noi. Basta lasciarlo agire
Grazie Amaranta69
e benvenuta!
x Rosario: capita a tutti quelli che non hanno paura di mettersi in discussione, di scoprire cose di sé che non si pensava di avere usando il potere della condivisione. Ci sono persone che non ascoltano veramente, che non vedono veramente, che non leggono veramente. Queste persone non desiderano mettersi in discussione ma solo esporre sé stessi. In questo modo pero’, non cresceranno più. Ha molta più saggezza chi si mette in dubbio di fronte ad una critica (ad esempio) di chi tira ostinatamente avanti per la sua strada senza nemmeno provare ad ascoltare niente e nessuno.
Certo, verro’ a trovarti.
Ciao e benvenuto sul mio blog.
Maria, le tue parole mi rendono un grande onore, spero di meritarlo
Spero di non essere ritenuto banale, ma credo davvero che “La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.” (Seneca) Tutti aspiriamo ad una lunga vita, lontana dalle malattie, e la malattia e la morte ci atterriscono e perseguitano, eppure esse sono lì, non potremo sfuggire per sempre. Un tempo gli uomini cercavano di più la gloria e di meno la lunga vita, perché in fondo sapevano che è più importante come si vive, che quanto si vive. Ecco, io credo che questo non andrebbe mai dimenticato, perché ogni ora di chi vive davvero, vale 10 giorni di chi si trascina stancamente per sua stessa scelta.
Grazie, Dora! Molto azzeccato il tuo intervento e l’estratto dall’articolo che hai riportato
Mi trova completamente d’accordo.
“Abbraccia il cambiamento. E’ destinato ad accadere, che ti piaccia o no.”
Odette Pollar – conferenziera e scrittrice
Tutto vero quello che dici.
Un saluto
Solo che, il passo da fare non è semplice e lo sappiamo bene.
E’ come se si nuotasse in acque troppo alte e si hanno braccia troppo deboli per tornare in riva.
Buona Volontà. Quella non dovrebbe mancare mai.
x Dolcelei: due cose da aggiungere al tuo intervento.
La prima è che spesso non si ha nemmeno il “desiderio” di accorgersene: si sente insoddisfazione, disagio profondo, e basterebbe poco per capire che c’è qualcosa che va’ cambiato, ma non si affronta nemmeno quel poco perché vorrebbe dire mettersi in discussione, forse doversi ricredere su tante scelte fatte, su uno stile di vita e idee ormai consolidate, dover accettare di dover “buttare a mare” molte cose di sé stessi, cose forse non “sbagliate in assoluto”, ma che adesso non funzionano. E non tutti hanno il coraggio di affrontare questa presa di coscienza.
La seconda cosa è che si dovrebbe sempre tendere al meglio anziché accontentarsi di ciò’ che si ha e aspettare di sentire disagio (non intendo in senso strettamente materiale, naturalmente). E’ come la differenza tra curarsi solo se si cade malati o prendersi cura di sé sempre, mirando ad un benessere olistico, psicofisico, sempre migliore. Questo non vuol dire condannarsi ad una vita di fatiche senza potersi mai riposare un attimo…
Guardati attorno: ci sono persone che sono perennemente in crescita, che si buttano e affrontano mille cose, eppure non sono mai stanche o insoddisfatte; non le sentirai mai dire – se non come battuta o per il desiderio di fare ancora di più – “mi ci vorrebbe una giornata di 48 ore” o “che vita di m… sempre a tirare la carretta… e per cosa poi?”. Al contrario frasi come queste le senti da chi già si trascina stancamente, chi fa’ già poco e vorrebbe fare ancora meno.
Un mio vecchio capo una volta mi disse “Ricordati che spesso è proprio quando si vorrebbe schiacciare il freno, che bisogna premere sull’acceleratore”.
Ciao Cauta
Sì, ma qui nessuno chiede di diventare campioni olimpionici di nuoto, semplicemente di iniziare a muoversi in una direzione
A nuotare si può sempre imparare se si vuole davvero.
Leggi anche cosa ho risposto a Dolcelei (commento #39).
oserei dire che siamo sulle stesse frequenze
ho letto il tuo post e ci medito su … ma cosa penso, credo che lo immagini
besos
condivido. nam alla prossima
Credo sia una cosa molto comune oggi questo disagio.Si è sempre alla ricerca di qualcosa,qualcuno che riempi i vuoti che abbiamo.é difficile volersi bene davvero,cambiare la propria vita sopratutto quando la nostra è legata a quella di altri.A piccoli passi forse amarsi un po di più per amare meglio anche gli altri.Iniziare certo e cammin facendo si vedrà.Bello il tuo blog.Buona domenica Wolf
daphnee
l’uomo è chiamato ad essere combattente della sua stessa vita.
Tutti noi abbiamo delle insicurezze, dei disagi,ecc.però dobbiamo innanzitutto riconoscerli,ammettere che è così;poi dire io non voglio essere schiavo di me stesso,lottare per migliorarsi,per vincere; vi dico si è vincitori,anche se ci siamo migliorati di un millimetro.
Per me questa è la libertà,capire se l’altro per una sua insicurezza ti vuole mettere alle strette,vietandoti di amarti e di amare la tua esistenza.
La forza dell’uomo è nella mente, poi nell’azione per raggiungere la felicità,di sia di qualsiasi genere. perseverare nel bene
vita: scrivete questa parola su di un foglio,leggetela,ma non solo con gli occhi.Provate a sentire le sensazioni che nascono in voi.Poi decidete;siamo scrittori della nostra storia.
Io ho portato il “disagio” all’esame di maturità e insomma, certe letture deprimono. Si sorridente e ascolta Manola23 che dispensa sempre buoni consigli e mi pare una persona solare!
Ciao tuaCyrano
Sì, penso di poter indovinare il tuo pensiero…
Grazie Nameerf, alla prossima.
Daphnee, volersi bene è un atto che non si ferma “al pensiero”, al desiderio di farlo. Volersi davvero bene passa dalle azioni, passa dalla dimostrazione a noi stessi che ci teniamo davvero a noi stessi. Il successo genera successo, convinzione di potercela fare davvero. Se ci limitiamo a dirci “devo volermi più bene” ma non facciamo nulla per dimostrarlo, passato un momento iniziale di euforia, ci spegneremo, perché sentiremo che quello era solamente un altro dei tanti buoni propositi che si sciolgono così in fretta quanto sono sorti.
L’importante è agire. E’ l’azione che ci da la sensazione di potercela fare, di avere davvero intrapreso il cammino verso una vita diversa.
Manola, il tuo è un messaggio positivo, mi piace. Certo, la possibilità di combattere veramente, e non solo sulla carta, dipende in gran parte dallo spirito di reazione, dalla sensazione di non essere vittima di un ineluttabile destino, che una persona ha. E’ inevitabile che più “storia” negativa una persona ha sulle spalle, più forza e convinzione gli servirà per crederci e riuscire. Eppure ci sono persone che si sono tirate fuori da situazioni tremende a dispetto del loro passato, della loro età, della difficilissima condizione contingente che stavano vivendo. Queste persone hanno dimostrato che si può riuscire. Che forse la certezza di riuscirci non è data, ma senz’altro vale la pena provarci.
Sul tuo concetto di “vita” come parola autoesplicativa, leggi l’aforisma che ho scelto per la frase scorrevole nella colonna di sinistra del blog
ahahah Fallen… hai ragione: certe letture certamente deprimono, a meno che non siano preparazione propedeutica alla rinascita
Se io voglio raccontare la storia di qualcuno che “ce l’ha fatta”, allo scopo di dimostrare che è riuscita ad uscire da un periodo estremamente difficile, così da spronare le persone in difficoltà alla speranza ed a tentare la stessa cosa, non potrò esimermi dal dare, almeno inizialmente, la visione di tale stato terribile di cose. Altrimenti ognuno potrà pensare “Sì, ma questa persona non sa’ in cosa sono invischiato io!” e liquidare il tutto con un’alzata di spalle. Dico spesso che c’è molto eroismo in una vita “normale”, ma è dalle storie straordinarie che lo stimolo a scuotersi arriva più forte
wolf io ho una tenera età (23 anni),quando ne avevo 15-16 ho avuto uno scontro fortissimo con una brutta emozione. è durato diverso tempo, ed oggi sento, anche se ho reagito,che ho ancora da lottare.ne avrò cmq fino alla fine della mia vita.voglio lottare per essere ciò che in realtà sono,senza farmi deviare dalla paura o da persone che non credono
La tua è una aspirazione giusta e ammirevole. Mi pare che tu abbia la determinazione giusta per riuscire…
Wolfino!! Non sai quante foto ho io di Nervi… Mia nonna era di Sant Ilario e così è da quando sono piccola che, almeno una volta all’anno, vado lì per qualche giorno… e me ne sono letteralmente innamorata!!! Hai tutta la mia invidia per abitare lì vicino… ma adesso parliamo seriamente… quanto ti posso venire a trovare??? ^^
Nuvola*
ahahah il potere di un posto, eh?
Pensa che avevo un collega romano che mi raccontava di essersi letteralmente innamorato della passeggiata Anita Garibaldi, avrebbe voluto trasferirsi a Genova solo per andare spesso lì 
Ma io abito dall’altro lato della città… sorry!
ho letto quanto mi hai suggerito……….significato parola vita;concordo con: trovare ed avere un proprio centro di gravità. Essere padroni della propria mente,quindi delle proprie azioni.
E’ sempre un piacere ed un sollievo leggere i tuoi post… =)
E’ quello che sto facendo anche io da un mese… e credo che non sia ancora abbastanza, quindi domani aguzzerò davvero le antenne…
A presto.
x Manola: esatto… si può essere sempre padroni della propria mente, spesso padroni delle proprie azioni, mentre per esserlo della propria vita è più difficile, perché dipende non solo da noi. Ma provarci è già un successo, perché “la strada è la ricompensa”.
Brava Celine
Sono proprio contento di leggere la tua determinazione… spero duri il più a lungo possibile
E dipende proprio da te!
Penso che molti disagi siano legati ad un’errata interpretazione della parola speranza, ad un errato “rapporto” con la parola felicità. Proiettiamo molta parte di noi stessi nel futuro, che quasi puntualmente disattende ciò che noi ci aspettiamo. Mi piace molto questo post, nel senso chemi sembra essere un po’ lo specchio delle persone, della nostra società. Per quanto riguarda il tuo commento: quella canzone mi piace moltissimo sotto tutti i punti di vista e ben si addice a questo tuo post! Un abbraccio
Si’, sono completamente d’accordo con te: la speranza deve aiutare a perseguire i sogni, non a coltivare illusioni, e la felicita’ e’ qualcosa a cui non ha senso pensare, non e’ un oggetto da conquistare, bensi’ un processo in essere nel quale “ci si trova”. Grazie per il tuo bel commento
grazie per la dritta riguardo Sensidra.
un bacio.
Ho letto con molto interesse questo tuo post.
Credo che a tutti prima o poi capiti una situazione di “disagio”….e le reazioni sono diverse.
C’è chi si lascia sopraffare e ne subisce completamente le conseguenze, senza neppure provare a reagire e chi invece proprio attraverso cambiamenti, riesce a venire fuori dal “tunnel”.
La mia idea è REAGIRE sempre…
costi quel che costi.
un abbraccio, buona settimana*
un bacio, caro amico… bel post… davvero
:-*
Pinky, bel messaggio… Spesso chi si lascia sopraffare e’ cosi’ abituato ad esserlo da darlo per scontato. Credo che il 90% delle “reazioni” agli eventi sia patrimonio di un 10% di persone…
Ricambio l’abbraccio…
x Fragolina: restituisco il bacio
…condivido in tutto…
bisogna muoversi, fare, magari sbagliare ma…non rimanere alla finestra a guardare la vita che scorre temendo di uscire in strada…
P.S.stò cercando di fare del mio meglio…
Ne sono davvero contento
Mantieni questa determinazione, certamente riuscirai
si va bé… a parole siamo tutti bravi! poi bisogna vedere i fatti…
e leva quelle zampette unite!
Lands
L’idea viene prima dell’azione, Lands
Certo, poi devono assolutamente seguire i fatti
… e tu smettila di fare le linguacce!
E’ la terza volta che leggo questo post e ancora non so come commentarlo.
E’ molto bello e profondo, e in larga parte da me condiviso.
Tuttavia esistono anche delle patologie che hanno come una funzione inibitoria sull’”agire”.
Buona serata!
Certamente i miei scritti non vogliono in alcun modo essere sostitutivi di una cura per disturbi patologici. In effetti volevo anche mettere, in calce allo scritto, l’avviso che in caso di grave disagio e’ bene rivolgersi ad uno specialista autorizzato.
Tuttavia anche la decisione di fare un passo del genere passa necessariamente per la presa di consapevolezza di averlo tale problema. Anche questo in effetti puo’ essere il primo passo, la decisione a muoversi, del quale parlo nel testo. Quindi, in quest’ottica, credo che lo scritto possa ancora essere ritenuto valido, e se spingera’ qualcuno a tentare di uscire dal suo empasse, anche decidendo di rivolgersi ad uno specialista, ne saro’ certamente contento
Grazie per il tuo commento che mi ha dato modo di aggiungere questa precisazione
E’ davvero straordinario ritrovare in un post, il tuo, molte delle sensazioni che hanno accompagnato e accompagnano la mia vita. Io mi concedo ben poco, presa come sono dai miei tanti, troppi doveri, eppure … sento forte l’esigenza di liberarmi da questa stagnazione e di mettere me al primo posto. Mi dico che, quando i figli saranno andati via, lo potrò fare, ma mi chiedo: ne avrò voglia??? La vita passa davvero velocemente e la mia è una di quelle fasi, in cui occorre davvero farsi forza per accettare una nuova dimensione, quella dell’età matura. Mi capita, a volte, di avvertire forti i miei desideri, come in gioventù, altre volte, invece, mi lascio prendere dall’apatia e dalla rassegnazione. Ho voglia di “darmi” una mossa, ma sento che mi manca la forza e mi lascio, talvolta, sopraffare dai sensi di colpa, se mi concedo qualche innocente diversivo.
Grazie.
Silvana
Silvana, mia cara amica:))
L’età non deve essere intesa come un limite quantitativo, ma qualitativo, ossia di
atteggiamento, evitando definiti confini…(l’età delle donne si divide in quattro periodi:
meno di venti, meno di trenta, meno di quaranta, più di quaranta, dice Shakespeare)
Molta di quella che si chiama o che si descrive come età matura resta da scoprire, resta da
mettere in una luce più appropriata, resta in certo qual modo da inventare. Essa resta
anche da valorizzare proprio come una terra finora abbandonata e incolta che potrebbe
rivelarsi di una pienezza insospettata…e potrebbe assumere il ruolo dell’età
più importante della vita (G. Abraham, Psiconeurologia del piacere).
Non aspettare che i figli lascino casa (se la lasciano, con i tempi che corrono), vivi adesso! I figli te ne saranno garti, credi a me…
un bacione
dora
PS scusa Wolf se mi sono permessa ma Silvana è mia amica nel reale
dora
garti= grati, of course:))
Il post è interessante… avrei tanto voluto leggerlo un po’ di anni fa…
quando la stagnazione la respiravo ogni mattina… e non trovavo la soluzione… e la soluzione è stata proprio quella che proponi tu…. Il movimento…
Sono felice che questo blog lo possano leggere in molti e soprattutto chi ne ha bisogno…
Quest’estate sono andata a Oslo a vedere i quadri di Munch… ti assicuro quanto sia palpabile questo disagio esistenziale… mi ha emozionato fino alle lacrime… anche perchè non lo sentivo arreso… lo sentivo vivo…in ricerca…
Un continuo dialogo con un’anima tormentata…. un continuo farsi domande ed attendere lacerato improbabili risposte…
Quel bisogno forte di trovare risposte in quelle onde accese… come i pensieri
truci, l’ira soffocata di tormenti ingiusti….in contrapposizione con le linee dritte obbligate del destino soprastante, i neri incombenti ed i beige-verdi cerei morti fermi… quei
corpi svuotati dell’umanità, della volontà sembrano spettri in balia della potenza dell’angoscia…
Stare davanti ad un suo quadro diventi partecipe di questa spasmodica ricerca… ne senti tutta l’ansia ed il dolore sconcertante…
Il movimento che ti porta fuori…. deve essere un movimento che crea
una nuova direzione e che non riporti ad una ricorsione… Deve esserci innanzitutto una ferma volontà non solo di cercare, ma di saper trovare… la soluzione non arriva tutta insieme… bisogna saper accettare le piccole conquiste quotidiane viste nell’ottica di un percorso nuovo che ogni giorno riserva una piccola, ma meritata conquista…
Il disagio convive con te, si nutre delle tue fibre, respira la tua essenza… poi scatta quel meccanismo che ti fa uscire da tutto questo e torni a vivere….. Meccanismo misterioso che ancora non sono riuscita ad identificare.
x Silvana (e Dora): Bé, sono certamente d’accordo con Dora, almeno nella misura in cui i tuoi desideri sono oggettivamente realizzabili compatibilmente con la tua situazione attuale. Cosa voglio dire? Che se il tuo sogno è mollare tutto e fare il giro del mondo in… 800 giorni, allora i tuoi figli potrebbero effettivamente avere un problema
Ma se i tuoi desideri sono oggettivamente realizzabili, se puoi iniziare già adesso il cammino verso i tuoi sogni… bé, allora perché rimandare?
Dora ha ragione: non credo proprio che i tuoi figli te ne vorrebbero se ti concedessi qualche “diversivo”! Ma se anche lo facessero… bé, sarebbero in torto, e il fatto di non sottostare alle loro sbagliate richieste, oltreché liberare te rendendoti più serena e dunque migliore anche in famiglia, farebbe crescere loro.
Perché nella vita occorre anche imparare ad accettare i “no”. A volte fa’ crescere più un “no” che cento “sì”.
Fly… sono rimasto affascinato dalla tua descrizione dei quadri di Munch… Davvero senza parole
Anche il commento del tuo ultimo paragrafo mi trova totalmente d’accordo.
“Un viaggio di mille miglia comincia con un passo.” (Lao Tze).
L’unica cosa con cui non concordo è la tua affermazione iniziale: anche se avessi letto questo post anni fa’, non sarebbe cambiato nulla, perché se allora non avevi il forte stimolo, la convinzione e la determinazione a cambiare, probabilmente non ti avrebbe fatto lo stesso effetto che ti ha fatto adesso, forse sarebbe addirittura passato inosservato.
Ho imparato che questi messaggi sono utili soprattutto a chi “già quasi c’è”, a chi basta solo una piccola spinta. Per tutti gli altri sono solo semini che si sommano ad altri semini e ancora altri ne verranno, finché, un giorno, tutti quei semini cresceranno rendendo il terreno di quella persona un bellissimo pascolo verde dal quale ricominciare.
Un singolo seme è come un singolo stelo d’erba: non serve a nulla.
Evangeline (bel nick, mi piace molto
), dai un’occhiata a cosa ho risposto a DarumaFly poco fa’… potrebbe essere utile anche a te.
Allo spartiacque del cambiamento si arriva per approssimazioni successive.
Ciao Wolf..
grazie mille per il tuo sempre carino pensiero..mi fa solo piacere..lo sai..
Ciao..a presto
Buona Giornata
Runa*
Non è facile uscirne….
ma è sempre un’ottimo antidoto buttarsi a pieno nella vita!
passo dopo passo….senza correre…
ciao!
Ciao cara Daphne… Lo so che non è facile uscirne, ed è vero che non si deve “correre”, però, se si capisce che si è in una situazione di stallo nella quale solo lo stimolo della mente non basta, è necessario… forzarsi un pochetto: bisogna decidere cosa si vuol fare e poi… mettere il “pilota automatico” non ripensandoci più fino a quando quella cosa è fatta. Non bisogna darsi modo di ripensarci, di farsi boicottare dai propri blocchi e paure…
Forza!
Ho avvertito questo taedium vitae proprio quest’estate,per un po’….di certo arriva accompagnato da desideri irrealizzabili…sempre implica uno scontro tra realtà esteriore e interiore.La vita è un paio di pantaloni scuciti sulle ginocchia:ognuno rimedia alla mancanza di certezze con le toppe che vuole,alcuni usano la fede,altri i soldi,altri ancora l’ironia o la solidarietà….
Ma oggi non vanno di moda i jeans scuciti?
Complimenti per il blog…
buone feste x te e gli altri commentatori…
Ciao Arcamenziano (curioso nick
) e benvenuto sul mio blog 


Sai… ci sono delle mode che sono fatte dalla… convenienza; hai presente ad esempio il taglio-capelli rasi? Chi l’avrebbe detto qualche decina d’anni fa’ che sarebbe stato di moda? Ma a coloro che soffrono di calvizie… fa’ tanto piacere!
Ecco… temo che per i “jeans scuciti” (nel senso della metafora che usi tu) sia un po’ la stessa cosa!
Grazie, buone feste anche a te!
Sono senza un quattrino e senza quelli non si va da nessuna parte….niente corsi – niente amici – niente vacanze – niente rinascite dalla vita di merda che si conduce – inoltre sono pure bella ” grande” stagionata…eheheheheh un pò la salute che cede…..MA DOVE VUOI CHE VADA?????????? il volantino delle sagre ….per guardare gli altri che sembrano ZOMBI che si trascinano???????? oppure il TORNEO di tombola?????? ahahahahahahahhahah la mia risata si ferma qui….. ma tornerò per spiegarti quante cose potrei fare …….BASTA VOLERLOOOOOOO ciao e cmq ……grazie…tu ci hai provato…..!!!! lo direi anche io al primo disperato che incontro….ehhheheh ciaooooo
Sai, anni fa non me la passavo bene. Ero senza soldi e, per motivi che non sto a scrivere, molto isolato. Semplicemente chiedendo in una erboristeria, mi imbattei in un gruppo che faceva meditazione dinamica e altre cose, perfino qualche viaggio. Era un bel gruppo e non si pagava nulla, semplicemente alla fine ognuno tirava fuori qualcosa che aveva cucinato, ma anche se non si aveva portato nulla non era un problema, e si finiva cenando e chiacchierando tutti assieme.
Ci andai a lungo, feci anche una breve vacanza assieme a loro; poi, dopo un po’, non sentii più l’esigenza, e smisi.
Credere che ci vogliano soldi per smuovere la situazione è uno degli inganni più subdoli e difficili da sradicare. Prova semplicemente a… bussare
Ma non ad una o a due, bussa finché non troverai le persone e la strada giusta e ti verrà aperto.
Devi provare! Cos’hai da perdere?
sei speciale…
Grazie
Ma siamo tutti speciali, sicuramente anche tu. E non lo dico per falsa modestia, lo credo davvero.