Il perdono
Da sempre si dibatte sull’utilità del perdono. C’è chi sostiene di perdonare quasi istantaneamente, e chi invece dice – quasi con vanto – che mai perdona e mai perdonerebbe.
Io sono convinto che il perdono serva, sempre. Nel migliore dei casi esso ha il potere di liberare due persone da una prigione, ma anche quando non è possibile una riconciliazione (la persona che ci ha fatto del male non c’è più, ad esempio) e perfino se l’altro non ammette di dover essere perdonato o se ne infischia del nostro perdono, esso ne libera sempre almeno una: chi il perdono lo concede. Perché da quel momento sara’ libero da quel sentimento che divora l’anima giorno dopo giorno e che va’ sotto il nome di rancore.
Sì, io credo che si possa perdonare, sempre. Lo hanno fatto i prigionieri dei campi di concentramento, non dite "No, come è possibile perdonare questo? Mai!": il perdono non è "assoluzione", non confondetelo con l’annullamento della colpa; se c’è una pena da scontare, essa va’ scontata. Se qualcuno ci danneggia, è giusto prendere contromisure e, se è il caso, allontanarsi od allontanare.
Il perdono non è "subire" e nemmeno necessariamente "tornare indietro".
Semplicemente… non c’è bisogno di covare risentimento per staccare, quando è necessario farlo.
Pensate ad una tigre: se la vedete scappate, vi mettete in salvo, la rinchiudete dove non possa far male o nuocere ancora. Ma non pensereste che la tigre è "cattiva" o "crudele", non è vero? Pensereste solo che è pericolosa. Si potrebbe ribattere che la tigre agisce per istinto. Eppure anche l’uomo, nelle sue azioni piu’ immediate, e’ spinto molto piu’ dai suoi moti inconsci e irrazionali - che solitamente affondano le radici in un passato distante - piuttosto che sulla base della fredda logica.
Sì, si puo’ perdonare chiunque. Ma c’è un tempo per il perdono, un tempo che non puo’ essere affrettato, o sarà un perdono a parole, ma falso nei fatti e nel proprio sentire, che è poi cio’ che davvero conta. Non si deve soffocare il motto di ribellione quando si subisce un sopruso, questo non è "perdonare". Anche l’ira e la rabbia, se ci sono state date, hanno una loro funzione: esse servono a staccare più facilmente da situazioni o da persone dalle quali altrimenti non riusciremmo – a freddo – ad allontanarci, fisicamente o mentalmente che sia. Talvolta la forza della rabbia ha letteralmente salvato vite.
Tuttavia anche l’ira e la rabbia, come il perdono, hanno un loro giusto tempo. Molto tempo fa’ lessi su un libro di Yoga che esistono tre tipi di ira: c’è l’ira d’acqua che, come arriva, subito sparisce; l’ira di sabbia, quella più comune, che arriva e perdura finché il vento non ha compiuto il suo lavoro; e c’è l’ira di pietra, che mai passa, che sarà un eterno macigno nel nostro cuore e nella nostra anima…
Ci vuole solo tempo e comprensione. Non si è "cattivi" o "incapaci" perché ancora non si è riusciti a perdonare. Peggio sarebbe, aver concesso un falso perdono: il risentimento che cova sotto la superficie della coscienza, farebbe presto o tardi capolino, rovinando tutto.
Come perdonare? Il perdono passa da una solo cosa: la comprensione. Comprensione che l’essere umano è fallace, che quasi sempre chi si comporta male con qualcuno, è la prima persona ad avere dei problemi, ad aver avuto insegnanti di vita incapaci che l’hanno portato ad essere così. Esso va’ allontanato, punito, rinchiuso per sempre affinché altre persone non debbano soffrire per colpa sua, forse. Ma puo’ essere perdonato. Quasi sempre non c’è vera "cattiveria d’animo", ma solo povera ignoranza.
Ricordatevi della tigre…

foto mia: Sissi in "gabbia" 


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caro wolf,
da quando sei apparso nel mio percorso passo spesso da te, perchè mi pare di stare in un posto tranquillo dove la mente può spaziare e posso capire tante cose.
mi chiedevo se hai mai scritto qualcosa sull’ascolto…
io temo di saper ascoltare poco..
spesso l’ansia mi gioca questo brutto scherzo, parlo molto di me, metto avanti le mie esigenze…e ascolto poco. In questo modo non accolgo l’altro, e lo riempio di me.
Non lo faccio per cattiveria ma per insicurezza. Però, visto che sto un po’ meglio, vorrei imparare ad ascoltare. Non so se tu hai qualche storia a riguardo, tra le tante che conosci…
un abbraccio
Domanda: ci possono essere degli argomenti o dei comportamenti che sono, COMUNQUE, imperdonabili?
Oppure, si riesce a perdonare anche l’imperdonabile dimostrando che, in fin dei conti, si è più forti di chi ci ha arrecato sofferenza e dolore?
Da rifletterci sopra…
Ciao
O.
Grazie Pallyna, e’ un bel riconoscimento
Non mi sembri il tipo da “non ascolto”, gia’ l’attenzione che poni nella lettura di scritti anche lunghi lo dimostra. Direi piuttosto che stai attraversando una fase di… confusione, una fase nella quale i tuoi pensieri corrono a mille e non appena ti viene dato il la’ ne approfitti per esteriorizzarli raccontandoli. Ma non credo sia una tua caratteristica abituale…
Non so’ se ho mai scritto qualcosa sull’ascolto, certamente non qua’, ma si puo’ sempre fare…
Un flash riportato da una raccolta di concetti per l’uomo moderno…io mi pregio di essere nominato antico, ecco quà:
La natura dell’uomo è cattiva; la sua bontà è soltanto un fattore acquisito. (Hsun Tzu) da taoista
x O.: No, io credo che con la comprensione della natura umana si possa sempre arrivare a perdonare chiunque, pur, riscrivo, avendo l’accortezza di rendendolo inoffensivo. Come ho scritto, il perdono serve soprattutto a chi perdona, in particolare quando – come mi pare di capire si delinei nel caso che fai – a chi il perdono dovrebbe riceverlo, non gli importa proprio nulla di ottenrlo o pensa perfino di non avere niente da farsi perdonare.
Non e’ un discorso di “essere piu’ forti” di chi si perdona, questa sarebbe arroganza. Qualcuno ha detto “chi e’ senza peccato scagli la prima pietra”, ed io credo che valga anche per il perdono: chi non ha mai avuto nulla da farsi perdonare? E allora perche’ dovrebbe sentirsi piu’ forte di chi perdona per il fatto di perdonarlo? E non e’ nemmeno un discorso di “dovere spirituale”, cosa che porterebbe facilmente ad un falso perdono, un perdono di facciata.
E’ piuttosto una questione di “convenienza”: se perdona, sara’ esso stesso il primo a trarne giovamento.
Ciao Wolf,
sotto l’aspetto squisitamente filosofico posso essere d’accordo con te. Soprattutto per la valenza liberatoria che ha il perdono per chi perdona, come giustamente fai notare.
Sull’esempio della tigre non sono d’accordo. La tigre non ha mai avuto altre scelte. Non possiede un intelletto raziocinante ma solo un istinto promordiale che forse “Qualcuno” ha voluto così. La tigre non è né buona né cattiva. E’ semplicemente pericolosa per sua stessa natura come dici anche tu.
L’uomo però può scegliere. Non ci sono scuse. Le aberrazioni della mente forse. Ma quante volte ci sono veramente o vengono invocate alla ricerca di attenuanti?
Concludendo. Sono d’accordo con il perdono ma gli uomini, con la loro cosciente consapevolezza, non sono mai innocenti, anzi, sono quasi sempre tutti colpevoli…
x Nuovo: e’ la “natura umana” che cito nella risposta a Camosciobianco (commento #5) ad esempio. Hsun Tzu parla di “natura cattiva” e bonta’, ma lui sa’ benissimo che la natura dell’uomo e’ natura e basta. Non esiste “buono” o “cattivo” in natura; condanneresti un leone perche’ sbrana una gazzella, o un gatto che – apparentemente per puro divertimento – finisce un animaletto indifeso tormentandolo fino alla morte? Sono cose “terribili”, no? Eppure sono cose naturali. Sono terribili per noi perche’ abbiamo via via stabilito cos’e’ “buono” e cosa non lo e’. Hsun Tzu “misura” la bonta’ con questo metro, non con un metro assoluto che non esiste.
Ecco, e’ proprio conoscendo la natura dell’uomo che possiamo comprenderne la fallacita’. E, comprendendola, perdonarla.
Ciao Dubert
Come ho scritto nel post originale “Si potrebbe ribattere che la tigre agisce per istinto. Eppure anche l’uomo, nelle sue azioni piu’ immediate, e’ spinto molto piu’ dai suoi moti inconsci e irrazionali – che solitamente affondano le radici in un passato distante – piuttosto che sulla base della fredda logica.”.
Cosa voglio dire con cio’? Che certamente noi abbiamo via via appreso ad essere in qualche misura “consapevoli” delle nostre azioni, cosa che forse un animale non fa’. Eppure… non e’ forse la consapevolezza il fine ultimo di ogni ricerca spirituale e, infine, dell’evoluzione stessa? E se e’ cosi’… evidentemente non e’ cosi’ banale ne’ facile da ottenere, non e’ vero? Pensa alla meditazione, che e’ esercizio principe di consapevolezza. Quanto tempo una persona “media”, che non abbia particolare pratica, riesce a rimanere in stato meditativo? Qualche minuto? mmmm… Forse una manciata di secondi e’ corretta.
Ecco, io non ho detto che l’uomo deve lasciarsi andare ad ogni aberrazione che gli passa per l’anticamera del cervello, bensi’ che si puo’ ben capire come esso, spinto dai quei moti irrazionali che ne animano l’inconscio, possa essere fallace, possa sbagliare. Ed e’ proprio nella comprensione di tale fallacita’, che risiede il perdono.
Se fossimo macchine, automi perfetti, allora certamente non avremmo nulla da farci perdonare.
Ma si può imparare a perdonare..? penso di si… imparando anche dagli altri, lavorando su se stessi.
Tema interessante, come sempre. Complimenti! Sono proprio contenta di averti incrociato:-)
L’uomo non è un essere perfetto,per cui è portato a sbagliare.
Sbagliando può ferire di più o di meno con volontà o incoscientemente.
Se è un carattere mite ed ha ricevuto una giusta educazione,e se il suo animo è gentile è disposto anche a perdonare perchè sa che tutti si può sbagliare.
Poi a volte ci dobbiamo mettere nei panni degli altri e dobbiamo cercare di capirli.
Io sono x il perdono.
Baci vany
interessante questa riflessione… parlando del perdono ad un’amica, che era passata a trovarmi in seguito all’incidente, lei mi disse che quando proprio è incapace di perdonare, si concede un distacco (fisico) dalla persona o dall’evento che l’ha ferita. Il tempo del distacco fa nascere il perdono..
non so se è l’approccio giusto, io ce la metto tutta, ma certe cose faccio fatica a comprenderle e quindi a perdonarle…
La mia opinione é : l’uomo essendo cattivo di suo, a differenza degli animale , che non cacciano per sport ma per la sopravvivenza,facendo molta attenzione a fare una saggia selezione, uccidendo l’anello debole del branco predato; l’uomo si comporta emotivamente e quindi uccide per sua natura… per il gusto e la prepotenza di marcare la sua supremazia su tutti gli esseri viventi
si evince che Hsun-Tzu, abbia visto giusto dicendo che la bontà é un prodotto dell’educazione sociale in cui vive…basta riflettere sulla povertà degli altri, sulla richiesta di ospitalità di masse sempre più crescenti in stato di disagnio…in definitive la condizione umana oggi viene misurata con l’egoismo, l’individualismo, ecc.e sopratutto con la ricchezza accumulata…un saluto da taoista
Ciao Sonoluce
Credo che imparare a perdonare faccia parte integrante di un processo di risveglio alla consapevolezza ed alla comprensione. Quando si giunge a percepire la natura umana per quello che e’, fallace e debole, diviene piu’ facile perdonare ed anzi, talvolta, si arriva perfino a capire che in realta’ non c’e’ nulla che deve essere perdonato, ma solo compreso e lasciato andare.
Ho scritto “talvolta’ ” pero’…
Ciao Vany
Non posso che sottoscrivere le tue parole
Ciao Tyn
Diciamo che quello suggerito dalla tua amica e’ un metodo applicabile ad un sottoinsieme di casi. Infatti non sempre il distacco fisico e’ possibile (pensa ad una situazione lavorativa, ad esempio), ne’ talvolta necessario (la persona da perdonare potrebbe non far parte della nostra vita).
Guarda, se hanno procurato ferite profonde, le persone non sono mai facile da perdonare… talvolta occorre davvero tanto tempo.
Si dovrebbe perdonare sempre..Però posso comprendere che in certi casi ci vuole tempo.
Perdonare fa bene a noi. Io ho provato questa sensazione bellissima, ho riconquistato la mia serenità e recuperato un’amicizia che sembrava perduta.
Bellissimo post. ^_^
Un abbraccio.
x Nuovo: grazie per la tua opinione. Io non ho detto che Hsun-Tzu sbaglia, semplicemente che va’ interpretato, capito nell’insieme del contesto – anche storico – nel quale scriveva.
Non e’ corretto dire che l’uomo e’ “cattivo” mentre l’animale non lo e’, la massima di Hsun-Tzu non fa’ alcun riferimento agli animali infatti. Che differenza c’e’ tra un bimbo che insegue un piccione e un micio che tortura – per apparente divertimento, non per caccia a scopo di cibo! – un povero animaletto indifeso? E il gatto e’ solo un esempio, la natura non e’ affatto benevola con le sue creature. La natura ha un suo disegno, che e’ quello della evoluzione delle specie, ma non si cura piu’ di tanto del singolo. Tutti sappiamo cosa succede ai maschi che si accoppiano con la mantide religiosa. Tutti abbiamo visto gatti, cani e tanti altri animali azzuffarsi o perfino uccidersi tra di loro, e non per cibo, ma per la supremazia nel gruppo o contro altri gruppi rivali. O perfino – apparentemente – per puro divertimento (di nuovo: pensa al gatto). Esattamente come fanno gli uomini.
L’uomo non e’ cattivo mentre gli animali non lo sono, Nuovo; la differenza e’ che l’uomo – a differenza dell’animale – ha, grazie alla sua consapevolezza, l’opportunita’ di non esserlo, ha l’opportunita’ di distaccarsi da quest’ottica diventando “bonario”, e lo puo’ fare per educazione acquisita. Questo e’ per me il significato della frase di Hsun-Tzu.
Non demonizziamo l’uomo piu’ di quanto esso gia’ non sia.
Perfetto Dolcelei… grazie per la tua testimonianza
credo sia un discorso molto ampio che tocca molte sfere emotive. Spesso non siamo in grado di perdonare perché accecati dall’ira e dalla rabbia e questi sentimenti ci danno una visione distorta delle cose, ci vela gli occhi come ho amato sempre definire questo momento particolare.
Perdonare è la cosa più semplice del mondo se si sta bene con se stessi e se si ha la capacità di perdonarsi in primis, ma spesso è con noi stessi che non stiamo bene e riflettiamo questo nostro malessere sugli altri o sulle azioni altrui. Giudichiamo e puntiamo il dito, facciamo azioni indegne di noi e ci comportiamo o vestiamo di una maschera per mostrarci come non siamo pur di dimostrare le nostre ragioni.
“Conosci te stesso!”, esortava Socrate. E, conoscendo te stesso, conoscerai il mondo.
Sembra semplice, ma non lo è per noi che siamo abituati ogni mattina, quasi senza accorgercene, ad indossare la nostra “maschera” e usciamo. Abitudini, lavoro quotidiano, ruoli da svolgere, aspettative degli altri, autoconvinzioni, ci portano gradualmente a consolidare, sul nucleo centrale del nostro Io cosciente. E’ come se, all’interno della nostra psiche, ci fosse un piccolo teatro con tanti attori con ruoli diversi. Uno di loro sarà il primo attore, la nostra “maschera” consapevole, l’identità che accettiamo, le altre saranno in secondo piano, ma pur sempre vive e desiderose di attirare l’attenzione.
Tornando a ciò che dice Socrate basterebbe provare a togliercele, a guardarci così come siamo veramente, per riscoprire il piacere di parlare, muoverci, giocare e amare spontaneamente, senza censure e dissimulazioni. Eppure non è così difficile…basta volerlo
Le due bestie affamate
Un eremita viene interrogato da un giovane neofita sul perché l’umanità riesca in alcuni casi ad essere tanto malvagia e in altri, invece, estremamente buona e generosa.
— Abitano in noi — risponde l’eremita — due bestie affamate: una feroce e l’altra mansueta.
— E quale delle due prevarrà in me Maestro?, domanda allora l’alunno incuriosito.
— Quella che da te verrà nutrita.
Beh questa storiella la dice lunga: Dentro di noi due dualità che convivono e vivono le stesse identiche cose, noi tiriamo fuori la bestia o l’angelo secondo i momenti e da ciò che stentiamo.
Lavoriamo in noi dentro noi, poi saremmo capaci di perdonare e come tu stesso ammetti saper perdonare è una liberazione e fa bene in primis a noi che abbiamo raggiunto un altro gradino di illuminazione di consapevolezza.
Perdona la lunghezza ma è una riflessione questa tua che merita attenzine.
Grazie Katherjne per il tuo bello ed esaustivo intervento. Esaustivo per modo di dire, perche’, come te stessa fai notare, ci sarebbe da scrivere un trattato sull’argomento (e infatti interi libri sul perdono sono stati pubblicati in passato).
Andiamo con ordine…
Certamente non si puo’ perdonare quando si e’ ancora in stato d’ira; non solo sarebbe un’impresa improba ma sarebbe anche innaturale, forzato, falso e – in definitiva – sbagliato, perche’, come ho scritto nel post originale, se c’e’ ira una ragione ci deve essere e l’ira, spesso, serve ad affrontare tale ragione: non e’ giusto soffocarla dicendosi “no… devi essere “buono!”, darebbe luogo a frustrazione, divenendo sul lungo periodo controproducente.
Molto bella la storiella delle due bestie affamate, mi trova pienamente d’accordo: e’ nostro dovere scegliere accuratamente cio’ di cui cibiamo la nostra mente. Come succede per il nostro corpo quando ingurgitiamo schifezze, non possiamo aspettarci di essere equilibrati e sereni se diamo in pasto alla nostra mente fonti piene di negativita’.
La massima di Socrate l’ho sempre trovata interessante nella sua semplicita’. Certamente e’ basilare conoscere se’ stessi e tuttavia… spesso la conoscenza di se’ stessi arriva anche per confronto con gli altri e, in generale, con l’esterno.
E’ illuminante da questo punto di vista il pensiero di Hermann Hesse “Niente e’ fuori, niente e’ dentro, perche’ cio’ che e’ fuori e’ dentro” che, se vogliamo, ricorda un po’ l’inizio della famosa tavola smeraldina di Ermete Trismegisto. Conosci un atomo, direbbe la fisica quantistica, e conoscerai l’universo intero…
,,,,,,,,,,,,,,,,,, non sono pronta….Maria
io con il tempo perdono…ma le ferite non si rimarginano mai….
9 mesi fà ho litigato con una mia ex amica….io non riesco a perdonarla….provo molto rancore nei suoi confronti e non sò se in questo caso la perdonerò….
Però ogni tuo post che leggo mi fà sempre riflettere….ed è per questo che passo sempre da queste parti…
ciao
buona notte…
Ciao, wolf, sempre interessanti i tuoi post e i dialoghi che ne seguono… Non vorrei ripetermi… mi ritrovo in molti commenti… Mi piace l’intervento sulla dualità, e sul prevalere della parte che più nutriamo…
Un’osservazione forse non è ancora stata detta… è l’importanza di perdonare innanzittutto se stessi…
a volte anche noi stessi abbiamo bisogno del nostro perdono… la nostra parte buona si deve riconciliare con l’altra parte… e solo con la consapevolazza di questo conflitto interiore… a cui sappiamo guardare con un occhio più indulgente che ritroviamo equilibrio e serenità… e capacità di perdonare gli altri…
Spesso quello che più facciamo fatica a perdonare agli altri è la parte di noi che neghiamo e non accettiamo.
Non sapevo delle tre Ire e sono felice di leggerle perchè a volte non capisco come posso avere vari comportamenti, ultimamente c’è qualcuno che mi ha chiesto pedrdono, ed io in cuor mio l’ho già perdonato, anche se è stato molto cattivo con me, ma forse hai ragione è ignorante, cmq perdonato, ma cacciato, per la mia felicità…..
saluto
Maria… Grazie per l’umanità che hai appena dimostrato…
L’ho scritto: per il perdono c’è un giusto tempo, non affrettarlo…
Dafne… non avere fretta… Com’è questa tua amica? Perché ha agito così? Cosa si nasconde nel suo animo per arrivare a tradire la tua fiducia? Cerca di comprendere cosa la fa’ essere ed agire così. Sono certo che troverai abbastanza per comprendere le sue debolezze e perdonare il male che ti ha fatto, seppure, se è il caso, prendendo il largo da lei…
DarumaFly… giusta la tua osservazione, è proprio così. Perdonare e comprendere sé stessi, è importante forse più che perdonare e comprendere gli altri.
Grazie per il tuo saggio intervento
Non ho commenti da lasciare.
Semplicemente eccezionale!
SensiSidra, se il tuo è vero perdono (e non ho motivi di dubitarne), siì contenta di te stessa: hai fatto un bel gesto… verso di lui, ma ancora prima, verso te stessa
….ho difficoltà a perdonare, mi rendo conto che la rabbia il dolore per essere stata ferita da persone che ritenevo amiche mi fa male e non riesco…ad andare al di là con il perdono…ci vuole tempo’ sì… naturalmente dipende anche dalla gravità del fatto…le piccole cose lasciano un graffio che guarisce in fretta, la pugnalata alla schiena è più difficile da sanare pur tuttavia penso che il tempo aiuta se non a dimenticare, almeno a diventare indifferente…
Caspita Anne… Così arrossisco! eheheh Grazie
In realtà pero’ ha ragione DarumaFly: ho dimenticato il perdono forse più importante, quello verso sé stessi!
Pdesideria… Hai riconosciuto parte del testo vero?
Te l’avevo scritto in pvt 
Non avere fretta: se lo vuoi, perdonerai. Un giorno ti sveglierai e scoprirai di aver compreso la debolezza di chi ti ha tradito. Ma adesso è evidentemente troppo presto…
Dimenticare è il passo successivo al perdono, non si puo’ dimenticare senza aver perdonato. Sì puo’ rimuovere, questo sì. Ma la rimozione è un mostro che cresce nel subconscio…
Tu perdonerai, e uscirai dalla gabbia del rancore.
Scommettiamo?
…perdonare: dipende dalla situazione
ho sentito persone che hanno subito danni veri….come l’omicidio di un figlio…e hanno scoperto la pace, ed allontanato la rabbia e la vendetta, guardando con pena l’omicida, come vittima di sé stesso e del male che prima di tutto faceva soffrire lui stesso…..è un’impresa eroica, ma ho visto che gente c’è riuscita: uno lo fa prima di tutto per sé, per trovare pace, perché il rancore ed il sentimento di vendetta rende la vita un inferno.
per quanto riguarda le nostre piccole esperienze di relazione con gli altri, io penso che non bisogna mai puntare l’attenzione sull’altro: per buddha non c’è mai un motivo per arrabbiarsi….dobbiamo capire qual’è il nostro punto debole che l’altro è andato a colpire anche inconsapevolmente magari:
di solito la nostra sofferenza è sempre un problema nostro, l’altro di solito non agisce mai con volontà di fare il male, è spesso un suo modo di essere….che su di noi provoca sofferenza…..perché noi siamo fatti così, magari su un altro terreno non farebbe danno
non so se mi sono spiegata, parlo pensando ad esperienze mie, ma è difficile senza esempi……
Ti sei spiegata benissimo
A parte sull’essere sicuri che nessuno faccia mai “male apposta”, mi trovi completamente d’accordo con la tua analisi. Nelle relazioni che finiscono, in genere, è automatico cercare le colpe nell’ormai ex partner. E’ normale che funzioni così: provando rabbia, si riesce a staccare prima. E’ molto più difficile staccare essendo “buonisti”, provare per credere
Ma successivamente, a poco a poco la verità riemerge: quasi mai c’è una vera colpa e un colpevole, c’è solo una coppia che non funziona.
In un film che cito spesso (Il Genio ribelle) Robin Williams dice al suo studente in crisi sentimentale: “Ricordati che non importa quanto tu sei perfetto o quanto lei sia perfetta, conta solo quanto siete perfetti assieme”.
Io non riesco a perdonare, anzi non voglio perdonare, chi mi ferisce nel profondo dei miei sentimenti, soprattutto se questa persona ha avuto da me considerazione ed amicizia. (Ritorno al discorso del male fatto coscientemente)
La cancello dalla mia vita. Non esiste più. Punto!
Intransigente? Molto.
buona giornata
dora
Buongiorno!!:))
Caro Wolfghost,
sono del tutto d’accordo con te, così non mi resta che aggiungere un solo commento: cos’è per me il perdono (concetto su cui si basa più o meno tutta la mia vita…)
Perdonare per me significa lasciare andare, come il vento e l’acqua vanno. Lasciar scorrere via. Abbandonarsi a qualcosa di più forte del rancore, dell’ira e della vendetta (che erodono o sfibrano solo noi che le proviamo): l’accettazione che tutto passa, e che è giusto così.
In altre parole: perdonare per me equivale a riconoscere un ordine superiore, obbedire ad una legge che come risultato vuole la quiete.
Il perdono è abbandonare la sciocca vanità umana che si crede onnipotente. E’ un sorriso misurato che si perde tra le folate di vento di una giornata assolata – ad occhi chiusi.
V
P.S.: Quasi dimenticavo! Ghost, credi davvero che la massima socratica “Conosci te stesso” sia “semplice” – come l’hai definita tu qualche risposta fa?
Dai, ammettilo che ti è scivolato dai polpastrelli, ma non lo pensi affatto!
Il conosci te stesso credo sia l’imperativo, la legge, il consiglio o il dogma (chiamalo come vuoi) più difficile, lungo, estenuante e complicato che l’uomo abbia mai cercato di realizzare…
Il conosci te stesso è il punto di fuga a cui dovrebbe tendere tutta la vita… ma, come sai, i punti di fuga hanno la brutta abitudine di non farsi mai catturare…
Un abbraccio
V
La differenza? sono gli animali…
x Dora: non perdonare e’ un tuo diritto
Comunque perdonare non significa “annullare la pena”, non vuol dire “riprendere in casa chi ne e’ voluto uscire”, soprattutto se si teme possa rifarlo. Ammesso che non fosse una mossa propagandistica, Giovanni Paolo II perdono’ Ali Agca, ma non e’ che questo usci’ di prigione bellamente
Buongiorno a te, Romanticaperla!
Accidente come vi svegliate presto te e Dora! %-)
x Valentina: mi piace quanto hai scritto, anche se a parole come “accettazione” preferisco quelle che parlano di “comprensione”… anzi, a ben vedere, l’accettazione e’ il passo successivo, la conseguenza, della comprensione.
Riguardo la massima socratica, diciamo che e’ “semplice” il concetto, non il suo perseguimento ;D
“Ricordati che non importa quanto tu sei perfetto o quanto lei sia perfetta, conta solo quanto siete perfetti assieme”.
E luogo comune dire che si è in cerca dell’anima gemella ma, da tempo, ritengo che sia più appropriato parlare di anime complementari.
A me non interessa trovare un clone mio, che abbia i miei difetti e pregi o che pensi allo stesso modo. Il confronto costruttivo nasce dalla diversità e non dall’identità.
Ciao
O.
Certo, la perfezione di cui parla la frase non si riferisce all’identita’ di vedute, quanto piuttosto alla globalita’ della coppia… mi viene in mente il simbolo del Tao: perfetto Tao nella sua globalita’, ma costituito da due parti complementari che sono si’ opposte, ma con una nota di… comprensione dell’altro, celata dentro di loro. Perche’ non c’e’ vera opposizione se c’e’ comprensione, perfino nella diversita’…
Esatto!
Mentre ponevo per iscritto le mie idee pensavo proprio al simbolo del Tao…
O.
Il perdonare mi ha certamente liberata dal rancore ma ci sono voluti tempi anche lunghissimi. La voglia soprattutto di fare piccole vendette o ripicche ci ha messo molto a passarmi. Si perdona tutto certo però non permetterei mai a chi mi ha offesa o lesa di ripetere la cosa.
Perdonare è anche accettare un torto subito….
ma si perdoniamo.. ma dopo un po eh..sorrido Mia
eccomi… arrivo di corsa… di urgenza! provvedi subito a liberare la povera Sissi? ma che ti salta in mente!!!!!!!
oh non ti si può lasciare solo un istante!!! Che c’entra Sissi in quelle condizioni con tutti i discorsi che fai sul perdono?
Comunque hai ragione non bisogna coltivare dentro di se per lungo tempo sentimenti negativi… chi lo fa è schiavo/a di se stesso. Certo ci sono persone che ci hanno veramente fatto del male…tanto che alla fine sono diventati nostri nemici!
ma ecco qui alcune massime:
• Non saremo abbastanza santi da amare i nostri nemici ma, per amore della nostra stessa salute e della nostra felicità, facciamo almeno in modo di perdonarli e dimenticarli.
• Essere ingannati e derubati non è nulla se non insistiamo a ricordarcene.
(Confucio)
• Una delle vie più sicure per perdonare e dimenticare i nostri nemici è quella di concentrarsi su qualche causa infinitamente più grande di loro.
(D. Carnagie)
Odiando i nostri nemici, mettiamo un’arma nelle loro mani: un’arma che si rivolge contro il nostro stesso sonno, il nostro appetito, la nostra pressione arteriosa, la nostra salute e la nostra felicità.
(Dale Carnagie)
• Per i nemici non riscaldate tanto la fornace da bruciare voi stessi.
(W. Shakespeare)
In quanto al perdono da accordare a chi si ama…certo quello è sacrosanto! Non siamo esseri perfetti e a volte ci capita di comportarci sconsideratamente ma in buona fede.
Comunque fammi la cortesia di levare Sissi da quella situazione, con le sbarre davanti e quel serpente…mah!
muoviti, please! Lands
ahahah Mia e Dear… siete in sintoni, mi pare!
caro wolfi..
condivo molto ciò che hai scritto.
Vero il fatto che non sempre perdonare è facile, come non lo è perdonarsi…
ma comprendere è avvicinarsi e abbracciare…
ci sono cose che si fa fatica a perdonare e ovviamente non mi riferisco alle scaramucce..
ma c’è un tempo e anche quello ha il “diritto” di essere preso…
affrettarlo non è bene, ogni cosa deve maturare..l’acerbo a lungo andare crea problemi di fegato…
un sorriso grande
m.
Lands… che bella serie di aforismi! E perfettamente in linea con l’argomento! Sono d’accordo con ognuno di loro
Ecco Sissi libera ed in stile “anni ’50″
m., “comprendere è avvicinarsi e abbracciare”… anche solo col pensiero, quando l’altro non vuole saperne o non puo’ piu’ farlo…
Grazie
rieccomi…puff! grazie! che bella Sissi, così va molto meglio e poi in questa cornice un po’ retrò…
gli aforismi li ho tratti da “meditate gente… meditate”:)
a presto Lands
Quello che dici, ci renderebbe troppo vicino a DIO, tutto il mio rispetto per chi ci riesce e ammirazione. Al massimo per alcune cose terribili posso provare, pietà. Ma perdonare no, non ci riesco e ovviamente non mi riferisco a sciocchezze.
Ricordati, Zuli, che e’ cio’ che crediamo possibile a diventare possibile. Se tu pensi che perdonare una persona sara’ impossibile, allora non la perdonerai. Non credo di avere “sospesi” io… ho perdonato tutto cio’ che mi e’ stato fatto e le persone che l’hanno fatto. Sai come ci sono riuscito? Comprendendo che essendo fatte cosi’, non avevano una vera colpa. Lontane da me, dunque, perche’ non possano ripeterlo, ma nessun rancore verso di loro. Sono acqua passata, perche’ rovinarmi la vita presente e futura?
Il perdono non può esistere in una ferita che non si rimarginerà mai…come posso porgerti la mia mano se tu hai incatenato per sempre la mia anima!!!…. non è facile comprendere chi volutamente e gratuitamente ti ha fatto del male.. penso non sia umano… grazie per i tuoi passaggi…phasesofthemoon…
Phase… da come scrivi, credo di capire che tu parli essendo coinvolta in prima persona da un problema del genere. Vorrei porti questa domanda: come stai tu ogni qualvolta ti viene in mente la persona che ti ha ferito cosi’ profondamente? E come sta’ invece quella persona? …
Se davvero quella persona e’ capace di danneggiare gratuitamente e volutamente, certamente del tuo odio, del tuo non-perdono, se ne infischiera’ altamente, continuando indisturbata a fare la sua vita. Cambia qualcosa se lo perdoni? Non per lui, ovviamente… ma cambia per te. Non sarebbe bello poter “lasciar andare” quel pezzo di storia personale cosi’ doloroso? Quella sua immagine tanto devastante che custodisci dentro di te? E’ proprio il rancore che incatena quel doloroso ricordo dentro di te. Ecco perche’ e’ fondamentale per la qualita’ della tua vita lasciare andare via tutto quel periodo. Solo col perdono, quella ferita potra’ rimaginarsi, anche se la conseguente cicatrice rimarra’ probabilmente per sempre.
Mi sembra di sentire la tua obiezione: “ma non e’ che non voglio, e’ che non posso!”… Guarda cosa ho risposto qua sopra a ZuZuli: “Ricordati, Zuli, che e’ cio’ che crediamo possibile a diventare possibile. Se tu pensi che perdonare una persona sara’ impossibile, allora non la perdonerai. Non credo di avere “sospesi” io… ho perdonato tutto cio’ che mi e’ stato fatto e le persone che l’hanno fatto. Sai come ci sono riuscito? Comprendendo che essendo fatte cosi’, non avevano una vera colpa. Lontane da me, dunque, perche’ non possano ripeterlo, ma nessun rancore verso di loro. Sono acqua passata, perche’ rovinarmi la vita presente e futura?”
sono d’accordo… il perdono deve esserci per l’altro, ma soprattutto per noi stessi.
e ci vuole del tempo, per maturare noi ciò che l’altro ha “sbagliato” e poterlo perdonare…nel frattempo l’altro sarà maturato anche ed avrà capito?
speriamo, a noi non riguarda più ma a lui sempre..!
un bacino.
Gia’, sono d’accordo non solo col tuo essere d’accordo
ma anche con le tue precisazioni sul perdonare se’ stessi (cosa che mi avevano gia’ fatto notare e che avevo gia’ ampiamente accolto, me ne ero completamente dimenticato) e sul fatto di sperare che qualcosa sia maturato anche nell’altro, speranza che pero’ e’ fine a se’ stessa e che nasce solo dal bene che si vuole, o si e’ voluto, a quella persona
Mi aggrego e ribadisco le tue considerazioni!!! Ciao mitico!
Ben… aggregato, FallenAngel!
Ho visto la presentazione del tuo profilo, davvero simpatica!
E dai… non prendertela con la tua ragazza per la scelta del nick: non ho pensato nemmeno per un attimo che fossi gay!
io non credo assolutamente nel perdono.
Non credo si possano perdonare certe cose.A parole, forse.
Si dice infatti “errare è umano, perdonare è divino”.
No.
Non credo si possa perdonare chi, perchè ubriaco un sabato sera, uccide i tuoi figli; penso non si possa perdonare un padre che spara alla propria madre; penso non si possa perdonare un gruppo di bastardi che fa un agguato ad un ragazzo, pestandolo a sangue, solo perchè è gay; penso non si possa perdonare chi ti ha violentato.
Mi spiace, ho vissuto alcune di queste cose, altre le ho viste da molto vicino.E no, non si può perdonare.
Nemmeno col tempo.
Ciao Shivaru
Grazie anche per la tua voce, che non posso nemmeno definire “fuori dal coro” perché, sebbene con parole differenti, altre persone sono sulla tua linea.
Comunque perdonare non significa “annullare la pena”, non vuol dire “riprendere in casa chi ne e’ voluto uscire”, soprattutto se si teme possa rifarlo. Ammesso che non fosse una mossa propagandistica, Giovanni Paolo II perdono’ Ali Agca, ma non e’ che questo usci’ di prigione bellamente
”
Potrai vedere da sola cosa ho risposto a molti di loro, qui ti copio solo una delle mie risposte: “non perdonare e’ un tuo diritto
Aggiungo che c’è chi ha perdonato, non già il crimine, ma gli autori di crimini quali quelli che tu hai elencato. In aggiunta al concetto che “perdonare” non vuol dire “eliminare la pena”, ti dico che – pur credendo profondamente nel perdono – sono per pene molto più severe per diversi reati, tra cui quelli che tu hai elencato.
Mi è piaciuto il tuo ragionamento, sarà perché ho lo stesso sentimento verso il perdono. Non ho vissuto situazioni talmente forti da dover perdonare qualcosa di enorme o doloroso, ma sicuramente “piccoli perdoni” qualche volta li ho vissuti. E’ proprio vero che c’è un tempo per tutto, anche per l’ira, il giusto sfogo insomma, mi è più comune l’ra d’acqua, non ricordo un’ira di sabbia o forse, se c’è stata, è già passata !
Complimenti per le immagini del tuo blog.
Grazie Gospel
Sono sempre stato convinto che le reazioni ai grandi avvenimenti si possano gia’ vedere in come si reagisce a quelli piccoli, sono percio’ ragionevolmente sicuro che saresti in grado di perdonare anche in circostanze grevi… nelle quali peraltro spero vivamente tu non ti debba mai trovare
Mi fa piacere sapere che tu che leggi riesci a sentirla questa …serenità!
Che poi sappiamo bene che non sarà per sempre, non può esserlo, ma è bello averlo dentro!
Un bacio Wolfghost
E soprattutto è bello aver voglia di sentirselo dentro…
Ecchissa’!
Magari non per sempre… ma a lungo sarebbe gia’ buona cosa
Arrivo in ritardo in questo tuo bellissimo post ^_^. Non essendo arrivata a leggere tutti i commenti e perciò non sapendo se mi ripeto mi viene da dire solo una cosa. Non ho nulla da perdonare se non a me stessa, gli altri hanno il loro percorso e non sta a me giudicarlo
. Non c’è nulla da perdonare fuori di me per ciò che sento amico mio, proprio nulla di nulla. Qualunque male io pensi mi sia stato fatto ha origine da me, dall’averlo permesso in un certo senso. Perciò cosa mai dovrei perdonare che non abbia origine da me? Nulla. Ti abbraccio,
Ele
Sono d’accordo Elena
Non mi stupisce certo leggere queste parole da te
Io mi sono fermato al perdono nel post originale ma, in qualche commento, ho poi scritto che attraverso la compresione si puo’ addirittura arrivare a capire che non c’e’ proprio nulla da perdonare, ma soltanto – appunto – da comprendere.
Ma si puo’ fare ancora un passo, allora ;D Ovvero capire che se si e’ agito in un certo modo, e’ perche’ in quel momento cosi’ si era e cosi’, percio’, si “doveva” fare. Il pentimento poi serve a cercare proprio di cambiare, in modo che quello che successivamente si bolla come “errore” non si ripeta, ma in realta’ non abbiamo niente da perdonare nemmeno a noi stessi. Niente da perdonare, bensi’ qualcosa da cambiare o aggiustare
Per questo si dice che i sensi di colpa, divengono inutili e addirittura dannosi.
Ricambio l’abbraccio
a volte è molto più difficile perdonare se stessi…
A proposito della foto, nessuno dei due animali mi sembra in gabbia!
gattu de Zena?
che bel micione!
bacino
Si’, Giusy, gattu di casa mia!
E’ la stessa che trovi nei commenti, nella foto in b/n 
Leggi anche la risposta che ho dato qua sopra a NinfeaE…
E di nuovo, si’: per molte persone e’ piu’ difficile perdonare se’ stessi piuttosto che gli altri. Perche’? Be’… probabilmente perche’ sotto sotto abbiamo la presunzione di pensare di poter essere infallibili!
D’accordissimo con la tua perfetta integrazione, la mia latitanza è imperdonabile!!! Ma personalmente mi perdono uguale
PP
Un bacione stavolta
Ele
mi ritrovo nel tuo pensiero #55;quando qualcuno inizia a farti del male però è stupido lui,perchè più mi fai del male e più tendo ad allontanarmi da te.anche se ti voglio bene,ma se poi ti riguardo,inizio ad avere paura.così non ti porto rancore,ma per la mia felicità,preferisco,(ed è l’altra persona che spinge a questo) ad allontanarmi da te.
alcune persone sono “portate”a fare del male;intendo dire che le loro azioni sono dettate da paure,traumi,educazioni….che stesso loro hanno vissuto in prima persona o diventando protagonisti nel vedere soffrire gli altri.
per fortuna siamo dotati anche di intelligenza,e quindi nella vita alla fine ti accorgi che tu diventi educatore di te stesso;questo può essere un rimedio per migliorarti.
Eh, Manola… lo so, pero’ chi fa’ del male non fa’ queste considerazioni logiche, egli agisce per lo piu’ spinto da motivi irrazionali, c’e’ chi lo fa’ addirittura proprio perche’ cerca inconsciamente di creare una frattura nel rapporto, forse perche’ in fondo non ne e’ convinto ma ha timore ad ammetterlo (magari anche a se’ stesso), forse perche’ sta’ cercando inconsapevolmente di rimettersi in una situazione di difficolta’ gia’ vissuta in passato allo scopo di superarla (quella che in psicologia si chiama “coazione (coercizione) a ripetere”, ovvero tendenza irresistibile a rimettersi nelle stesse condizioni e relazioni gia’ avute in passato).
Hai presente quanto scritto in “Dipendenze Affettive”? Li’ hai scritto che anche tu, almeno in passato, ti sei trovata in situazioni simili…
precisamente!
per quanto riguarda il disegno, no
ma simpatico!
ehehehehe… trattasi di uno sguardo… che vuole dire qualcosa… ma forse, non sono riuscita a dargli la giusta intensità!
uhm… riproverò!
Riuscire a perdonare, mi fa stare bene.
Quando ci riesco è un bel traguardo, ne sono davvero felice.
Credo di esserci riuscita sempre.
Intimamente sì…sempre.
……………………………………………………………………………………..
Vivere di attimi, attimi d’amore.
Piccoli spostamenti del cuore.
Giorgio Gaber
Buon week end
Le tue considerazioni sul perdono sono da me condivisibili e sono belle le tre definizioni dell’ ira.
un sorriso
A pensarci, l’ira d’acqua la conosco bene , con le altre fin’ora, ho avuto molto meno a che fare fortunatamente .. speriamo di non ricredermi!
no, non credo nella teoria del “disagio”. non è così semplice. credo sia una specie di cupa disperazione.
è la sensazione che svanisco. come se la mia impotenza di fare alcun cosa fosse forzata da qualcosa che non so dire, non so trovare.
bottone per il catapult dove???
Io non mi perdono mai…
x Fragolina: ma dai! Scherzavo!!
x Pinky: sì, anche io
Certamente gli altri. Me stesso forse non del tutto, ma col tempo…
x Morgelyn: Ma parli di te stessa quando dici che non ci hai avuto a che fare o ti riferisci alle persone che hai frequentato?
No, onestamente, per quanto mi riguarda, l’ira di acqua è anche la mia, ma quella di sabbia non mi è sconosciuta…
Uhhhhhhhhhhh
come mi sento cattiva!!!:)))
Tutti perdonano….
solo io NO…sono proprio senza cuore a non voler perdonare chi mi ha fatto piangere solo per la cattiveria di farlo!!! Eh si sono proprio cattiva cattiva a non voler perdonare chi ha sporcato i miei sentimenti più veri per ripicca e per vendetta, chi ha giocato con i miei sentimenti e si mostra ora buona, limpida e tenera:))) e va pure a messa la domenica…
No, grazie…preferisco non perdonare e non essere ipocrita Campa lo stesso la tizia?? Sono contenta per lei…Io campo 100 volte meglio a non averla più tra i piedi
buonanotte
dora
Anne
Sei in buona compagnia
Anche per me è più facile perdonare gli altri che me stesso
Ma col tempo ci riesco anche lì, e con gli stessi, identici, mezzi: la consapevolezza della mia umana debolezza. Sarei presuntuoso ed arrogante, se pensassi di essere infallibile… E allora, perché non perdonarsi se “sbagliare è umano”?
No, Dora! Leggi bene gli interventi: seppure con parole diverse, parecchie persone hanno detto di non credere nel perdono. E certamente è un vostro diritto non farlo
io sostengo solo che – generalmente – il perdono ci permette di “non pensare più” a quella persona ed al male che ci ha fatto eliminando il rancore dal nostro cuore. Ma se tu non ne hai bisogno, se davvero il tuo cuore e i tuoi pensiero non provano rancore… bé, che dirti, squadra che vince non si cambia
Pero’… insisto su un punto: scrivi “Io campo 100 volte meglio a non averla più tra i piedi”… Questo mi lascia pensare che forse non hai afferrato che il perdono non significa necessariamente tornare ad avere rapporti con quella persona. Se essa davvero ti ha fatto male volutamente, è probabile che lo rifarà ed è percio’, non più tuo diritto prendere le distanze da essa, ma diventa tuo dovere verso te stessa, allo scopo di cautelarti. Non ricordo se ho fatto con te l’esempio del delinquente carcerato, perdonarlo non significa “concedergli la grazia”! Quella persona è in prigione per espiare la colpa, per punizione, è vero, ma principalmente c’è perché si è dimostrato pericoloso e deve essere messo in condizione di non poterlo più fare.
Quindi, mi guardo bene dal dirti “no, dai Dora… fai la pace, stringile la mano e invitala a casa tua!”
E’ così, mio caro, non provo rancore perchè mi è diventata completamente indifferente…cioè non esiste. Vedi anche in questo momento che ne parlo non provo assolutamente niente,
E’ come se questa persona non fosse mai esistita. L’ho cancellata
buonanotte
dora
Forgiven, il “disagio” non è affatto cosa semplice, soprattutto fino a quando non ne conosci la causa. Parli di “cupa disperazione”… queste parole danno solo l’idea di maggiore profondità di quel disagio, ma sempre disagio resta. Ti assicuro che so’ di cosa sto’ parlando essendoci passato molti anni fa’ (una quindicina) anche se, ovviamente, non posso dare per scontato che sia la stessa cosa, dato che ti conosco così poco.
Il disagio di cui parlo, puo’ certamente arrivare a portare una persona alla “disperazione”, ma “disagio” è una parola più costruttiva perché indica uno stato nel quale non ti trovi bene, uno stato dal quale percio’ vuoi uscire. Invece molta gente – per quanto assurdo possa sembrare – sta’ bene nella sua disperazione, perché anche se fa’ male, la conosce bene, ne viene “confortata” dall’abitudinarietà, al punto di rifiutare aiuto esterno. Inoltre per molte persone essa è “confortante” perché le fa’ sentire “importanti”, seppure nella sofferenza che comporta.
Ma torniamo a bomba, come direbbe Bush
Il disagio di cui parlo, è un disagio esistenziale che secondo me nasce dal fatto di non aver avere avuto quella vita soddisfacente che si pensava di meritare ampiamente. L’aspirazione alla felicità, i propri sogni, hanno fatto i conti con una realtà che li ha frustrati e cio’ ha determinato il disagio di vivere in una vita che non si sente “propria”; unita alla consapevolezza di avere solo la vita che sta’ scorrendo via, il passo verso la disperazione è breve.
Io vorrei che tu analizzassi la tua vita, e mi dicessi se non avverti un senso di “stagnazione”, di “inutilità”, di “incompiutezza”… Se è così, allora ho buone probabilità di essere sulla strada buona.
Se è così, vorrei che riflettessi sul significato della parola “stagnazione”. La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita.
E allora il passo da fare è più semplice di quel che si creda: smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione, tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti, e… vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa fai all’inizio, basta… “fare”, poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona. Rompi quello schema, sorprenditi, non datti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque attività o corso, non pensare subito “non mi interessa”, “non fa’ per me”: senti semplicemente se ti “piace”, e se è così… iscriviti!

Decidi che entro una settimana farai qualcosa, qualunque cosa… e falla. Non essere preoccupata dal pensiero che magari dopo un po’ non ti piacerà più; vuol dire che cambierai. Il cambiamento spesso è il sale della vita più dell’ottimismo
Movimento = fine della stagnazione. Ma… devi agire!
“Per cambiare la propria vita:
1. Iniziare immediatamente.
2. Farlo vistosamente.
3. Nessun cedimento.”
William James (1842-1910) – psicologo e filosofo americano
Dora, in buona sostanza… l’hai rimossa

C’è chi sostiene che anche questa è una forma di perdono, perché eviti di riservare a quella persona emozioni negative. A me sembra un po’ tirato per i capelli, non mi calza
Comunque, al di là delle parole usate… se il suo fantasma non torna a farti visita (come spesso succede quando si rimuove una cosa anziché elaborarla), allora… semplicemente continua così
Non importa cosa sia, basta che funzioni
No Wolf…non è così
“anche questa è una forma di perdono, perché eviti di riservare a quella persona emozioni negative”
è diverso…evito di riservare a me emozioni negative:))) tipo rabbia…
ribuonanotte, mio caro:))
dora
Ma in fondo è la stessa cosa, è l’immagine nello specchio: se non c’è una, non c’è nemmeno l’altra
)))
Buonanotte, mia cara!
)
Sì…c’è stato un punto in cui io ho pensato “il perdono per darlo bisogna che l’altro lo chieda o almeno sia disposto a riceverlo”…e non era il caso (non gliene fregava niente…) mi sentivo ancora rancorosa.
Poi come dici tu tempo e consapevolezza mi hanno fatto guardare la cosa da un altro punto di vista. Che m’importa che lui non lo sappia accogliere? Problemi suoi non miei. Per quel che riguarda me i miei conti sono saldati, non ci sono sospesi da regolare.
Buona giornata
Parlavo di me Wolf. Ma non ho detto che non ci ho avuto a che fare completamente..
ciao!
Esatto, Affabile… Proprio così
Morge, allora siamo in sintonia
Wolf ho letto alcuni degli altri commenti e lì ho capito che per te perdono è anche qualunque assenza di sentimenti sia negativi che positivi e allontanamento sia fisico che mentale.
A questo proposito mi è tornato in mente la fine del libro “testimone inconsapevole” di Carofiglio, non so se lo hai letto. Il protagonista era stato lasciato dalla moglie stufata dai tradimenti e dalla sua superificialità.
Passa il tempo, lui realizza i suoi errori, un’altra donna entra nella sua vita. Ma prima di iniziare la nuova storia fa una cosa. Chiede alla ex (che nel frattempo ha anche lei una nuova storia felice) un incontro. Vanno a cena parlano del più e del meno infine lui dice “ho voluto incontrarti per darti questo”. Era un orologio dello stesso modello che anni prima la moglie adorava e poi aveva perso. Lei si commuove e dice “Per molto tempo ho creduto che avevo perso solo tempo con te. Oggi mi rendo conto che non è così”. I due si separano e il tizio chiama la sua nuova donna…
Ti chiedo questo…non sarebbe bello se tutte le storie finissero così? Cioè con una chiusura davvero definitiva? Con assenza di rancore sì ma anche desiderio di recuperare almeno nei ricordi quanto di bello avvenuto? E’ troppo vero? E’ solo un romanzo…..
In realtà il racconto che sintetizzi esprime perfettamente quella che è l’idea della fine “perfetta” di una storia. Questa “fine perfetta” può perfino prescindere dal perdono; se infatti entrambi hanno compreso la natura dell’altro e che tale natura era con loro incompatibile, allora non c’è nemmeno più bisogno di perdono: basta la comprensione che ciò che è avvenuto non è una “colpa”, ma la logica conseguenza di un rapporto tra persone che non erano evidentemente fatte per stare assieme, non più almeno.
In realtà certi commenti che ho messo si fermano al perdono per questione di “semplicità”, ma davvero io credo che la comprensione faccia vedere che nella maggior parte dei casi non c’è nemmeno bisogno di perdono, perché non si può “perdonare” la natura di una persona, ma solo prenderne atto e capire che evidentemente non era, sul lungo periodo, adatta a noi.
Non è solo un romanzo, una storia si può e si dovrebbe davvero chiudere così, ma serve la partecipazione di entrambi, la volontà e il desiderio reale – non forzato come cosa che si “deve” fare – di farlo. Se non c’è, allora è necessario agire da soli, perdonando, e comprendendo, nel proprio cuore, anche se l’altro non ne vuol sapere nulla.
Bella la tua sissi, pigramente distesa nella sua gabbia.. talvolta siamo noi a chiuderci in gabbie di infelicità non sapendo bene dove sta la nostra vera felicità, non credi ?
eh, certo! Ma hai notato che “occhio da serpente” le ha fatto la macchina digitale?
)) Sembra averlo rubato al serpente della figura! ;D
Qualche volta in gabbia ci mettiamo da soli, in altre è qualcun altro o qualcos’altro ad averci rinchiuso. Ma siamo quasi sempre solo noi ad avere il potere di restarci o uscirne.
“Conosco una sola libertà ed è la libertà della mente.” – Antoine de St.Exupery
“La mente è il suo posto.
Da sola può fare del paradiso un inferno e dell’inferno un paradiso.” – John Milton
Ce l’ho anche io questa massima di John Milton! E’ incredibilmente vera!!!!!!!!!
Ciao grande Wolf!
Lands
Gia’, gia’… incredibilmente vera
Mi ero creato anche uno sfondo per il PC recante questa frase, qualche hanno fa’. L’immagine associata era una bellissima spiaggia tropicale e il viso di una modella molto famosa. Cosa c’entrava? Non lo so… mi piaceva e basta! eheheh
Hai ragione, ma poi c’è un certo “super io” o coscienza che dir si voglia, che rende tutto molto difficile…
Il Super-Io è ciò che ti è stato insegnato da genitori e società in generale, e che ancora (e sempre) ti condiziona. Sebbene al di là della morale cristiana, che siamo supposti avere, viga lo “occhio per occhio, dente per dente”, non credo sia questo l’ostacolo primario.
In quanto alla coscienza… io credo che la coscienza suggerisca di perdonare piuttosto, non pensi? Anzi, casomai il problema è proprio l’opposto: preferiamo non ascoltarla, perché odiare quella persona ci permette di tenerla a distanza ma in realtà… non ce ne libera.
Di solito non è il Super-Io, anche se una parte certamente la ha, e nemmeno la coscienza, ad ostacolarci nel perdono, Anne. Ciò che davvero ci ostacola sono il cieco orgoglio e l’ignoranza, la non-capacità di vedere che “a lungo termine”, l’unica vittima del nostro rancore saremo noi stessi.
ho perdonato
ma ho anche capito
che perdoni ma non dimentichi..
esiste un vero perdono??
Hai centrato un punto importante: perdonare non significa dimenticare. Dimenticare è un passo ancora successivo, ma non è detto che ci debba essere affinché il perdono sia reale. Se qualcuno ti fa del male e sai che se gliene darai modo te ne rifarà… non è bene che lo dimentichi, perché così ti rimetteresti in situazione di pericolo, lo capisci?
Sarà bene che te ricordi cosa ti ha fatto, eccome, così da tenerlo a distanza. Ma questo non vuol dire non poter capire che se ti ha fatto del male, è probabilmente perché è questa persona stessa a stare male per prima o comunque ad avere dei grossi limiti. Con la comprensione della sua debolezza umana, puoi arrivare al perdono e liberare così il tuo cuore dal fardello pesante dell’astio, se non dell’odio.
Questo però, voglio sottolinearlo, non vuol dire permettere di rifarti del male.
Inevitabilmente accade che se entro in Internet mi incuriosisce
passare qui da te. Trovo questo post..perchè in Bettarm hai tu stesso citato l’atto del perdono..
nella storia da lei raccontata.
C’è una complessità di cose che mi rendono perplessa in merito, credimi
E..nn x cattiveria, nè x ignoranza.
Non riesco + ad essere magnanima con quanti mi hanno ferita.
E’ gente che ho allontanato.
In silenzio.
C0n il mio stile che mi contraddistingue..perchè nn mi piace
finire dei rapporti cn inutili discussioni.
Quel che è fatto ..è fatto.
Per me nn c’è neppure rancore..
perchè piuttosto che pensare ad un risentimento per qualcuno che reputo negativo, quindi impegnare
una mia energia …ecco piuttosto
preferisco IGNORARE.Caso chiuso..
come dico io:archiviato e nelle peggiore delle ipotesi, lasciato
nella melma di chi ho scremato.
Il perdono è un atto d’amore che ritrovo ad affrontare solo cn chi davvero lo possa meritare.
Ma non e mai x chi ha sbagliato
VOLUTAMENTE .
Questa la mia umile opinione.
Ti chiedo se ..dovvessi rispondermi…
fallo nel mio blog, sn + certa di leggerti… e te ne sarei grata.
Noi intanto facciamo il conto alla rovescia…xchè si avvicina la mini vacanza in Liguria.
Domani decideremo..x prenotare….
Siami propensi ad andare dalle parti di Imperia, zone limitrofi, x rivisitare Cervo. Tu..hai qualche consiglio..che ci possa far meglio orientare x posti belli da vedere.
Un abbraccio Wolf.
Violet
Ma infatti, mia cara, ho ben scritto che chi davvero viene liberato con l’atto del perdono non e’ chi viene perdonato, ma chi perdona, perche’ si libera da un fardello di rancore pesante. E, sempre come ho scritto, perdonare non significa “rimettere i peccati”, estinguere la colpa e nemmeno la condanna. Se qualcuno ti ha danneggiato, e’ un tuo diritto scegliere di tutelarti allontanandolo, questo non vuol dire che tu non possa comunque perdonarlo.
Anche io ho persone che non sento volutamente piu’, alcune di loro mi erano anche vicine. Troppe balle, troppe falsita’, non mi fido piu’ di loro e delle loro promesse. Ma… non ce l’ho con loro, so semplicemente che e’ meglio se stanno distanti
Be’, io ti consiglierei la parte di Sanremo e il suo entroterra
Ci sono tanti bei paesi medievali da quelle parti. Potreste prendere base a Dolceacqua (cercalo su internet) che, oltre a essere uno di questi paesi, ha anche una posizione invidiabile: a pochi chilometri dalle spiagge di sanremo e ventimiglia, ma anche sulla via per i paesi dell’entroterra, a cui davvero non puo’ mancare Triora, il paese delle streghe!
Dedicai anche un post a quel posto, cercalo nella lista “categorie” e dagli un’occhiata
Pensa che ci sono diversi siti, tra cui quello ufficiale, che parlano di questo paesino, persino negli Stati Uniti!
Wolf, ho letto e mi piace ciò che hai scritto:)
si, credo anch’io che il perdono sia possibile praticamente sempre; ci potrà volere più o meno tempo, a seconda delle situazioni ed a seconda del carattere della persona stessa; ma perdonare si può:)
e d’altronde io sono una che non riesce comunque a portare rancore; ossia finisce che trovo sempre giustificazioni per tutti…:)
ora, il fatto su cui sto riflettendo al momento é uan situazione, diciamo, limite; fortunatamente non capita tutti i giorni e non capita a tutti, e ne sono ben contenta… di sicuro un’attenuante é cmq la giovane età, all’epoca, di tutti i “protagonisti”, compresa io, ovviamente; forse più avanti con gli anni non sarebbe mai successo…
cmq, io so ora di voler perdonare; forse , é venuto il momento in cui sono pronta a farlo:)
Secondo me e’ probabile che stia arrivando: non credo sia un caso che tu senta proprio adesso il bisogno di capire e chiarire; credo che tu sia pronta per toglierti una grossa zavorra che ancora grava sulla tua vita. E credo che lo farai con o senza l’aiuto delle altre persone coinvolte
infatti; é proprio ciò che sto pensando…e probabilmente non è un caso che abbia questi ricordi proprio ora…nulla avviene per caso, evidentemente; e c’é qualcosa – o qualcuno – che mi ha spinta a ricordare…e sono praticamente sicura che sia giusto:)
Quel qualcosa e’ il tuo inconscio che sta finendo di elaborare quanto era accaduto e ti avvisa che e’ pronto per lasciarlo andare via definitivamente; quel qualcuno… sei te stessa
Concordo pienamente con il tuo testo sul perdono.
“Quando guardo al futuro attraverso il presente e accetto il passato come tale, e senza rancore, io ho già perdonato”.
E dopo che la furia ha dominato sul campo, una furia forse anche necessaria, decido di porre fine al conflitto, che c’è dentro di me, per arrivare alla pace.
Il conflitto c’è dentro di me e non nella persona da perdonare, che si crede nel giusto, ed è di quel conflitto da cui mi devo liberare.
Mi voglio bene, dunque, desidero perdonare l’altro ma soprattutto me stessa. Difficilmente, il torto sta da una sola parte, a meno che non è stato un tradimento, ma anche in quel caso ho la mia responsabilità:
di non essere stata abbastanza "custode" di me stessa e aver permesso all’altro di farmi del male.
Solo il perdono porta alla pace ed è giusto arrivare alla pace.
Non è necesario che l’altro sappia o non sappia del mio perdono, se abbiamo tagliato il ponte che riuniva le nostre isole.E’ necessario che io non porti più rancore.
Questi sono stralci di un mio testo sul perdono scritto l’anno scorso, in cui avevo bisogno di perdonare una persona.
Ho faticato molto per arrivarci, ma infine onestamente ci sono riuscita e, come tu stesso dici, non ho dimenticato, ma il ricordare non significa che debba turbare la mia pace.
Se l’altra persona che è stata perdonata vuole avere un’altra possibilità è giusto dargliela, senza rancore. Credo che questo significhi perdonare.
Ma io ho perdonato pure la notte….con il mio giorno.
Grazie Wolfghost, questa volta mi sono esposta, anche perché l’argomento mi tocca da vicino.
A presto e buon proseguimento di giornata!
Rondine
Si’, pare in effetti essere un percorso simile a quello descritto nel post
E’ giusto dare una seconda possibilita’? … be’, se lo si vuole e siamo ragionevolmente certi che quella persona non tornera’ a ferirci…
Ciao cara, buona serata a te
Credo che sia giusto dare all’altra persona un’altra possibilità, perché se lo chiede, dovrebbe significare che il perdono c’è stato.
Negando un’altra possibilità, a mio modesto avviso, non c’è stato perdono. Resta ancora uno strascico, poi certo dipende a quanto ammonta il male fatto. Ma anche qui ho i miei seri dubbi sul chiudere definitivamente con chi mi ha offesa.
Ma certo poi si tratta di capire se l’altra persona arriva in buona fede, stare all’erta non significa essere in contraddizione con il perdono.
Quanti popoli hanno fatto guerra tra loro, poi c’è stata la pace e la serena convivenza, pur tuttavia i due popoli conservano nella loro storia (e memoria) le guerre passate tra loro.
Perché, nel nostro piccolo non si potrebbe fare lo stesso?
Buona serata Wolfghost e a rileggerti con piacere.
Rondine
Io faccio l’esempio estremo dell’assassino: possiamo anche perdonarlo e ritenere sincero il suo pentimento, ma… non gli restituiremmo comunque la liberta’ tanto presto, e non per la "condanna che deve scontare", ma perche’ se e’ stato pericoloso lo puo’ essere di nuovo.
Il "reintegro" puo’ avere tempi anche molto diversi da quello del "perdono"; in altre parole – come ben dice Louise L. Hay – perdono e condono non sono sinonimi.
Buona serata anche a te
caro wolfghost, rispondo qui al tuo bellissimo pvt, per ringraziarti innanzitutto per avermi fatto ricordare il perdono. Come dici tu, c'è un tempo per tutto, anche per dimenticare soprusi e ricominciare. Conosco bene la meravigliosa sensazione che deriva da un perdono sincero, l'ho provata in passato nei confronti di un uomo che ha fatto di tutto per rovinare la pace della famiglia che avevo appena creato. Me ne ha fatte passare di terribili, sembrava in grado di tirare fuori il peggio di me e di chiunque gli stesse accanto, un incubo, una maledizione. Quest'uomo ha pagato tutti i suoi sbagli, non ne volevo sapere di lui però, essendo un famigliare del mio uomo, qualche volta ero costretta a subire la sua presenza. Quando l'ho incontrato dopo anni, ho visto nei suoi occhi la paura di affrontarmi, e allora ho compreso e l'ho abbracciato, perdonandogli tutto.
Lui non ha cambiato del tutto la sua indole, ma ora ci confrontiamo e non ci scontriamo, ora so che nonostante tutto, ha stima per me, che gli ho tenuto testa, ho sopportato i suoi soprusi, i suoi egoismi, la sua cattiveria, ma ho saputo anche voltare pagina.
A lui avrà fatto bene il mio perdono, ma a me ha fatto tre volte tanto, perchè ho conosciuto l'essenza dell'amore.
Caro amico Lupo, vuoi che non sia in grado di perdonare la paura altrui? Ti abbraccio forte e spero che nel frattempo da te abbia smesso di piovere
Sì, ha piovuto poco
Hai avuto una dimostrazione del potere del perdono, per fortuna hai potuto verificarlo anche negli occhi della persona perdonata ma, per te, avrebbe funzionato anche se lui non avesse accettato il tuo perdono o se, semplicemente, non fosse stato possibile incontrarvi.
E' questione di tempo, un giorno, se l'hai già fatto una volta, lo farai di nuovo
Un caro saluto!
…perdonare è difficile, se non c’è limite all’odio deve essercene al perdono…è grazie ad esso se la cultura dell’amore, ancora oggi…anche se in limitate fiammelle, fa breccia nei cuori.
Io ho perdonato con il tempo, che piano ha lavato e reso meno sgargianti i colori delle passioni…del resto le offese a 20 anni sono differenti da quelle dei 40 e la filosofia dei 40 è più elastica di quella dei 20.
Bel gattone!!!
Benvenuto Jorkele, anche se in realtà anche questa è un po’ casa tua, non è vero?
L’età e l’esperienza aiutano sicuramente a perdonare più facilmente, proprio perché – in teoria – si ha più comprensione degli eventi e delle persone. Ma… non è scontato, tante persone non migliorano, almeno da questo punto di vista, con il passare degli anni. Bisogna voler vivere con “gli occhi aperti”
Esattamente, faccio parte dello staff,
Non sono la mente, ma partecipo alla vita di questa community, mi occupo principalmente di pr.
Ero con il mio sitino, dopo 10 mesi circa dall’apertura……hehehe, prima che arrivaste voi…al secondo posto su logga per quantità di post,…mi avete schiacciato!!!
http://www.lartemista.com
prima era logga.me/guglielmomariakley ma volevo il sito, ho trovato il nome e ho acquistato il dominio!!!!!!
A presto.
Gu.