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"L'uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere" - Boris Pasternak
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... ma non dimentico le 398.200 visite raccolte sull'ormai defunta piattaforma Splinder da settembre 2007 a gennaio 2011! Un grazie a tutti i visitatori! :-)

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postheadericon Consapevolezza

Ecco un nuovo ripescaggio dai miei “antichi” post. Questo è nato nell’ottobre del 2007, il link all’articolo relativo con tutti i commenti dell’epoca è questo: Consapevolezza

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panorama dalla Madonna della Guardia (GE)Nella tua subcoscienza dimorano note inconciliabili che ti costringono alla dissonanza. Ma perché volgi lo sguardo a ciò che è morto? Perché ti occupi di defunti?
<< Lascia che i morti sotterrino i loro morti >>, e volgiti, o Magnifico, al Bello del presente che cerca svelamento.
Se resisti a quel sibilo di cembalo discorde che affonda nella macina del tempo, hai vinto la discrepanza, per cui ti riuscira’ facile intonarti sulla nota cristallina del grande Musico.
Raphael, da “La Triplice Via del Fuoco”

 

altare Belvedere - Madonna della GuardiaLa consapevolezza di se’ stessi nel momento presente e’ in pratica la chiave di ogni percorso misterico in ogni tempo e in ogni luogo. Che si parli di Buddhismo, Zen, alchimia occidentale, Cristianesimo (pensiamo a Meister Eckart ad esempio), Sciamanesimo, Sufismo, Tao, Tantra o ai Sapienti dell’antica grecia, il risvegliarsi nel “qui e ora”, l’essere presenti a se’ stessi e nelle proprie azioni, e’ l’arte fondamentale.

Panorama dalla Madonna della Guardia3Al di la’ delle diverse terminologie e riti, il “Risveglio” non e’ altro che questo: essere presenti a se’ stessi. Da qui iniziano tutte le Vie, da qui inizia la propria trascendenza. Siamo abituati a pensare che questo Risveglio, questa Trascendenza, siano qualcosa di irraggiungibile, di inarrivabile, qualcosa insomma a cui solo pochi “eletti” possono aspirare. E questo ce ne spinge distanti.

Bosco - Madonna della GuardiaMa quando siete completamente assorbiti da un bel brano, quando siete un tutt’uno con esso, dimentichi del vostro passato, delle vostre tribolazioni, di ogni cosa, quando esistete voi e cio’ che state facendo (ascoltare musica in questo caso), be’, forse voi non lo sapete, ma siete in piena meditazione, state trascendendo voi stessi (il vostro ego). “Perdersi in cosa si sta’ facendo”, senza attenzione ai risultati, alle aspettative, e senza il disturbo del passato, e’ in realta’ un ritrovare se’ stessi.

Panorama dalla Madonna della GuardiaAl posto della musica potete mettere qualunque cosa. Anche le cose piu’ inaspettate. Il lavoro riesce meglio se non siete in ansia per il risultato; problemi col sesso? Molto probabilmente non riuscite a lasciarvi andare, per condizionamenti o brutte esperienze del passato o – di nuovo – perche’ troppo concentrati sul risultato (da dove pensate arrivi la famosa ansia da prestazione?).

Santuario - Madonna della Guardia (GE)Non vi sto’ parlando di diventare “Eletti”, “Risvegliati”, non mi interessa. Sto’ parlando di vivere un presente che e’ li’, a vostra disposizione, che aspetta solamente che qualcuno lo sveli… e lo viva. Il piu’ grosso inganno, e’ credere che sia una cosa difficile.

Volete che accadano miracoli? Guardatevi attorno, probabilmente sono alla vostra portata e nemmeno ve ne rendete conto.

“Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità.” – Charles Spurgeon

foto mie: Madonna della Guardia (GE)

postheadericon Ispirazione

Il seguente post è stato pubblicato da me la prima volta il 27 ottobre 2007, trovate il link originale con le risposte date allora qua: Ispirazione

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“Qcorpiuando sei ispirato da alcuni grandi propositi, da qualche progetto straordinario, tutti i tuoi pensieri rompono le loro catene. La tua mente trascende le limitazioni, la tua consapevolezza si espande in ogni direzione, e scopri te stesso in un nuovo, grande e magnifico mondo. Forze sopite, facolta’ e talenti prendono vita, e scopri te stesso essere una persona di gran lunga piu’ grande di quanto tu abbia mai sognato essere.” – Patanjali, Filosofo indiano – Yoga-Sutras

Chi non ha mai provato, almeno una volta nel corso della sua vita, l’esaltante stato d’animo descritto da Patanjali? Solitamente e’ stato un evento, un incontro, qualcosa che si e’ parato fortuitamente sul nostro cammino a donarcelo. O almeno cosi’ pensiamo. Di solito ci danniamo per qualcosa che non abbiamo o che che abbiamo perso. Qualcosa che abbiamo desiderato cosi’ tanto da pensare che senza di esso la nostra vita non e’, o non sarebbe piu’ stata, degna di essere vissuta.

Eppure, se ci riflettiamo, la magia accade nella nostra mente. E’ la nostra mente. Perfino quando quel qualcosa che funge da ispirazione non e’ attorno a noi, o non e’ stata raggiunta, la nostra mente la ricrea dentro di noi; puo’ essere immagine, suono, sensazione… Il gatto e la lunapuo’ essere qualcosa che non si riesce a definire, ma quel qualcosa e’ come se fosse sempre li’, presente, a spronarci. Siamo noi, nel momento in cui abbiamo deciso di farci coinvolgere da quel sogno, da quella musa ispiratrice, chiunque o qualunque cosa essa fosse, che abbiamo acceso la forza incontenibile della ispirazione. Noi in quel momento abbiamo visto qualcosa che di solito non notiamo e raccogliamo. Noi non ne siamo di solito coscienti, ma il nostro stato d’animo, la nostra determinazione, la nostra voglia di sognare, il coraggio di affrontare le nostre paure, lo spirito di reazione nelle avversita’ e nel rompere gli schemi negativi che ci affliggono, contribuiscono enormemente al fatto che quel qualcosa di straordinario avvenga.

Ogni sogno che tramuta in realta’, parte sempre da noi e dalla nostra mente. Ogni ispirazione nasce prima di tutto dall’anima che la esperisce.

Coltivate i vostri sogni, lottate contro la vostra inerzia, i vostri blocchi, la paura di risultare forse ridicoli. Agite perche’ quei sogni possano divenire realta’. Forse non avverra’, e rimarranno solo bellissimi sogni, ma se non lo fate, la possibilita’ che si realizzino sara’ davvero minima.

Voi siete la vostra prima ispirazione…

Warming Up for the Night“Aspettiamo tutti questi anni per trovare qualcuno che ci comprenda, pensai tra me, qualcuno che ci accetti come siamo, qualcuno con un potere magico che sappia trasformare le pietre in luce solare, che ci porti felicità nonostante le controversie, che possa far fronte ai nostri draghi notturni, che ci possa mutare nelle anime che scegliamo di essere.
Soltanto ieri ho scoperto che quel magico Qualcuno è la faccia che vediamo nello specchio: siamo noi, e le nostre maschere casalinghe.
Dopo tutti questi anni, c’incontriamo finalmente…
Pensate un po’.”
Richard Bach, “Via dal Nido.”

postheadericon La mente vede cio’ che si aspetta di vedere – Il ventilatore

Qualche settimana, in previsione dell’ondata di caldo (a proposito, avete notato che secondo i mass media ogni anno abbiamo l’estate piu’ calda degli ultimi 50 anni? :-P ) , mi sono deciso ad acquistare un ventilatore a torre semovente e l’ho piazzato tra la camera e il salottino in modo che potesse coprire entrambe le stanze.

Stamattina, appena sveglio, l’ho visto in movimento ed ho pensato che mia moglie l’avesse acceso per il caldo che aveva percepito in nottata e appena sveglia (lei si sveglia una mezz’oretta prima di me). In effetti stanotte faceva piu’ caldo della giornata precedente.

Cosa c’e’ di strano? Be’, che il ventilatore in realta’ era spento :-| Ho dato una seconda piu’ attenta occhiata e… non si muoveva! :-D Evidentemente, proprio grazie al caldo della nottata, ho immaginato che mia moglie l’avesse acceso e… cosi’ l’ho visto, anche se in realta’ era spento! :-)

Quante volte vediamo qualcosa che nella realta’ non esiste o e’ diversa? Ad esempio un atteggiamento non gradito nei nostri confronti, o una conversazione che crediamo coinvolgerci mentre invece il soggetto e’ qualcun altro?

Ricordo un breve racconto tratto dal folclore tedesco e ripreso tempo fa da Coelho (pubblicato precedentemente qua: http://www.wolfghost.com/2007/12/04/pregiudizio/):

Un uomo, svegliandosi, notò che la sua ascia era scomparsa. Infuriato, credendo che il suo vicino gliel’avesse rubata, passò il resto della giornata a osservarlo.

Notò che l’uomo aveva un comportamento da ladro, camminava furtivamente come un ladro, sussurrava come un ladro che desidera nascondere il proprio furto. Era talmente sicuro del suo sospetto che decise di entrare in casa, cambiarsi d’abito e andare dalla polizia a sporgere denuncia.

Non appena rincasato, però, ritrovò l’ascia: sua moglie, infatti, l’aveva messa in un altro posto. L’uomo uscì di nuovo, osservò ancora una volta il vicino, e vide che camminava, parlava e si comportava come qualunque persona onesta.

La nostra mente crea veramente una sua visione dell’universo, una visione che, se non stiamo attenti, rischia di farci prendere molti pali, rovinare amicizie, perdere occasioni.

I meccanismi automatici sono essenziali nella vita moderna, pensate ad esempio alla guida di un mezzo, che spesso compiamo in maniera automatica, in effetti se dovessimo pensare ad ogni movimento da fare diventerebbe impossibile muoversi. Pero’ conviene “supervisionare” le nostre percezioni il piu’ spesso possibile, almeno in occasioni di particolare importanza. Pesarle ricordandoci che i filtri della nostra mente spesso distorcono la realta’ e possono causarci problemi assolutamente evitabili con un minimo di presenza mentale.

postheadericon Che cosa cerchi?

Il tempo di Splinder è ormai agli sgoccioli, poco più della metà dei miei contatti lì sopra si sono sistemati altrove, altri non se la sono sentita e hanno colto l’occasione per abbandonare il mondo dei blog, oppure lo avevano già fatto prima. Pezzi di vita, scritti vari e testimonianze che andranno persi per sempre. Un valido esempio è il breve scritto che riporto, tratto dal blog di Tata Sissi La bottega dei pensieri. Tata Sissi (nome a me particolarmente simpatico, visto che la gattona di casa si chiama Sissi :-D ) ha scritto solo quattro post, poi ha abbandonato il suo neonato blog, per cui non penso che lo trasferirà altrove. Peccato perché era partita bene. Chissà quanti altri blog verranno fagocitati nel nulla… :-| Comunque ho mandato un pvt a Tata Sissi, chissà che non riesca a leggerlo in tempo e a passare di qua! :-)

Ed ora ecco lo scritto…

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Che cosa cerchi?

da “Vivere, Amare, Capirsi” di L. Buscaglia

Un giorno, un amico vede il Mullah inginocchiato per la via e intento a cercare qualcosa.
Si avvicina e gli chiede: “Mullah, che cosa cerchi?”
E il Mullah risponde: “Ho perduto la chiave”
“Oh, che peccato. Ti aiuterò a cercarla”. L’amico s’inginocchia e domanda: “Mullah, dove l’hai persa?”
E il Mullah risponde: “L’ho persa in casa”
“Allora perchè la cerchi qui fuori?”
E il Mullah: “Perchè qui c’è più luce”

E’ esattamente cio’ che facciamo noi con la nostra vita!
Crediamo che tutto ciò che si può trovare sia là fuori, alla luce, dove è più facile cercarlo.
Invece le uniche soluzioni per noi sono in noi!
Cercate, cercate pure, ma non le troverete là fuori. Nessuno ha le risposte che vi servono… le avete voi soltanto.

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Commento di Wolfghost: Nessuno qua ce l’ha con i viaggi, sia chiaro :-) Sono ben cosciente che a volte le rinascite passano per un viaggio di particolare importanza. Tuttavia, pure in questi casi, tali viaggi assumono importanza solo perché trovano terreno fertile all’interno di noi stessi. In altre parole il viaggio esterno innesca e accompagna un viaggio interiore che eravamo preparati, e solitamene desiderosi, di fare. Senza questo terreno fertile, ogni viaggio esteriore è inutile. Medesimo discorso vale per le nostre ricerche. Certo, le letture, i discorsi e gli esempi altrui possono essere di straordinaria importanza, ma… credo che ognuno di noi sappia che in fondo ciò succede perché c’è già una nostra ricerca interiore in atto, un desiderio di crescita, di avere risposte, che ci spinge ad una sincera ricerca globale che puo’ includere mezzi esterni a noi.

I viaggi e le ricerche esteriori insomma, sono solo mezzi, sbaglieremmo se ci affidassimo completamente ad essi come fossero la panacea di tutti i mali. Senza un nostro sincero desiderio di crescita, senza un atto di consapevolezza, di presenza mentale, di applicazione reale nella nostra vita, questi mezzi non servono a nulla, salvo forse a “farci belli” della nostra ricerca, delle nostre conoscenze puramente fisiche, mnemoniche o intellettuali.

postheadericon Non siamo indistruttibili

La mia vita, come quella della maggior parte di noi, ha avuto alti e bassi. Anzi in questi ultimi anni non posso lamentarmi, grazie in particolare ad una importante decisione che ebbi il coraggio di prendere ed all’incontro con quella che oggi e’ la mia amatissima moglie  :-) Tuttavia la percezione della caducita’ della vita, di noi tutti, di ogni cosa che c’e’ al mondo, e’ sempre piu’ presente in me.
Impermanenza la chiamano i buddisti.
E’ una percezione che piu’ o meno ho avuto da sempre, fin da bambino, ma certo quando fai un po’ di strada e inizi a imbatterti nei tuoi lutti – alcuni forse inaspettati e imprevedibili, e per questo ancora piu’ dolorosi – o quando fai caso a quante persone sono cadute e stanno cadendo attorno a te anche in eta’ nelle quali si dovrebbe solo essere spensierati… diventa piu’ difficile eludere.
C’e’ chi riesce – almeno apparentemente – a non pensarci, rifuggendo da ogni discorso sull’argomento, arroccandosi nella propria torre fatta di voluta inconsapevolezza… E se funziona, be’… ben venga per loro, e non lo dico con ironia. Personalmente pero’ e’ una strada che non riesco piu’ a seguire, sempre che l’abbia mai fatto. Al massimo riesco ad avere brevi periodi di “ingenuo ottimismo”, dove mi capita di pensare ad una lunga e serena vita per me, i miei cari, i miei animalotti tutti; poi basta una nuova notizia (e come sfuggire alle notizie nell’era della comunicazione?), un nuovo malanno proprio o altrui, perche’ spettri fin troppo reali tornino a manifestarsi in tutta la loro concretezza.

Non siamo indistruttibili, non esiste cosa o persona al mondo che non ce lo ricordi. Ed allora l’unica strada appare quella di una accettazione il piu’ serena possibile. Non una accettazione di facciata, ma reale, fatta di sana consapevolezza del proprio ineluttabile destino. Per questo, in particolare in questi ultimi anni, come ben sapete voi (ormai pochi :-P ) lettori del mio blog, mi sono avvicinato al buddhismo tibetano: per trovare in esso conforto ma, soprattutto, la forza per operare il miracolo (perche’ lo e’ di fatto) della serena accettazione.
A dirla tutta, non sono affatto convinto della storia della reincarnazione, del Nirvana e cosi’ via, anche se forse sono un poco piu’ possibilista, ma ho una piccola apertura, una sensazione, che per arrivare alla serena accettazione la credenza in esse non sia indispensabile. Lo stesso Dalai Lama una volta disse, a proposito della necessita’ di non fuggire dalla realta', che se un domani la scienza dimostrasse scientificamente che la reincarnazione non esiste, non avrebbe senso rimanere arroccati su posizioni che sarebbero a quel punto anacronistiche, eppure cio’ non decreterebbe la fine del Buddhismo, essendo il suo fine la liberazione dalla sofferenza, piu’ che la rinascita in un supposto eden.
Al momento una cosa mi pare ragionevolmente verosimile: ogni dolore, ogni sofferenza, e’ enormemente acuita dalla sua componente psichica. Mentre per i dolori fisici la scienza ha fatto grandi progressi, per preoccupazione, paura e angoscia, poco ha potuto e puo’ fare. Per molte persone sapere di dover morire significa morire due volte. Tuttavia, a chi ha avuto modo di sondare i propri stati d’animo osservandoli attentamente, appare indubbio che essi siano di natura esclusivamente mentale e, dunque, potenzialmente controllabili.
Dopo aver avuto un approccio – ancora troppo superficiale, sia chiaro – con il buddhismo e le tecniche di meditazione, e’ mia sensazione che tutti questi disagi psichici possano essere eliminati. Anzi piu’ che una sensazione la mia e’ una convinzione. Certamente non e’ affatto facile. Certamente non e’ una cosa che si possa inventare sul momento, anche se la reazione a eventi inaspettati e devastanti e’ sempre individuale e a volte sorprendente, permettendo di trovare una forza e una tranquillita’ che non si immaginava di possedere. Per questo i buddhisti dicono che bene sarebbe prendere confidenza per tempo con i metodi di controllo della propria mente, metodi che passano con la presa di coscienza di come essa funziona. Perche’ altrimenti certi passaggi potranno difficilmente essere tenuti sotto controllo. E se morire si deve tutti, morire due volte sarebbe un peccato.
 
Come chiusura del post ho scelto una vecchia canzone di tal Robert Tepper, “No easy way out” (non e’ facile uscirne fuori), che in uno dei film della saga di “Rocky” cantava appunto “Non siamo indistruttibili, e’ bene che lo capisci bene; penso sia incredibile come si lasci tutto nelle mani del caso”. Incidentalmente, le immagini sono una dedica a Sylvester Stallone, mito degli anni ’80, ma anche quelle in fondo servono perche’ segno del tempo e della condizione umana che inesorabilmente passa: oggi anche uno che, a chi e’ cresciuto con i suoi film, sembrava allora intramontabile, fa un po’ di tenerezza…

Un altro monito in fondo della caducita’ della vita e di ogni cosa.


postheadericon Essere consapevoli per lasciare andare

atlanteAnsie e preoccupazioni ci stanno aggrappate, e vorremmo lasciarle andare. Come? Fate dei passi calmi, fermi. Passi coraggiosi. Siate attenti e determinati: attenti al carico delle ansie e delle preoccupazioni, determinati a volerlo deporre. Chiedetevi: “ Perché continuo a caricarmi questo peso sulle spalle?”.
Rendetevi conto che state davvero portando il carico estenuante di tutte le vostre ansie e preoccupazioni, e generate compassione per voi stessi. Solo se abbiamo compassione per noi, avremo compassione per gli altri. Questa comprensione sorge scoprendovi imprigionati nella gabbia dell’ansia e della preoccupazione. Capirete che ansia e preoccupazione non servono per risolvere i problemi, ma che, al contrario, impediscono la pace e la gioia.
Con questa consapevolezza, lasciatele cadere giù. Se volete potete farlo. E’ come togliersi l’impermeabile e scuotere via le gocce di pioggia che sono rimaste.

In un centro Zen, all’ingresso del sentiero per la meditazione camminata, c’era un masso. Sul masso erano incise queste parole: “Bo bo thanh phong khoi”, che significano: “Ogni passo fa nascere una brezza”. Che frase stupenda! La brezza rinfrescante è l’esperienza della pace e della liberazione che soffiano via l’opprimente afa delle preoccupazioni dal vostro ciclo di nascita e morte, portando gioia e libertà nelle nostre vite.
Amico caro, perché non provi a camminare anche tu in questo modo? Fallo per il nostro mondo.

Thich Nhat Hanh



Commento di Wolfghost: la meditazione camminata è una pratica centrale negli insegnamenti di Thich Nhat Hanh. Sostanzialmente si tratta di una lenta passeggiata dove tutta la nostra attenzione è sui passi, sul respiro, sul sorriso che dobbiamo far sorgere con amore. Lo scopo è ottenere una concentrazione che col tempo diviene spontanea, senza sforzo, uno stato di consapevolezza che ci permetterà di vedere con chiarezza aspetti della nostra mente e della nostra vita che al momento sono confusi. Ansia e preoccupazioni sono tra questi aspetti. Certo, ognuno ha problemi, e in certe fasi della vita tali problemi divengono gravi e rilevanti. Tuttavia è davvero inutile preoccuparsene tutto il tempo: non serve, e, creandoci ansia, è controproducente.
Ovviamente suona facile scriverlo a parole, difficile applicarlo. Ma… è se fosse come dice il buon Thich? Se davvero bastasse provare con un poco di determinazione per scoprire che davvero possiamo allentare i morsi di ansie e preoccupazioni?
Si puo’ fare, se vogliamo davvero.

Questo è il penultimo post sugli insegnamenti di Thich Nhat Hanh contenuti nel libro “Essere Pace”. Nel prossimo metterò la parte forse di più difficile comprensione ma anche quella secondo me più importante.

arcobaleno

postheadericon Il vedovo e il figlioletto scomparso

Il Buddhismo considera le nozioni come un ostacolo alla comprensione.

father and sonIl Buddha ha raccontato una storia. Un giovane vedovo aveva un figlioletto di cinque anni che amava moltissimo. Un giorno deve partire per un viaggio d’affari. Arrivano i banditi, bruciano il villaggio e rapiscono il bambino. L’uomo tornò a casa, vide le rovine e cadde in uno stato di grande angoscia. Scambiò il cadavere carbonizzato di un altro bambino per quello del figlio, si strappò i capelli e scoppiò in un pianto dirotto battendosi il petto. Fece cremare il corpicino, ne raccolse le ceneri e le mise in un cofanetto di velluto che portava con sé in ogni momento della giornata: lavorando, mangiando, dormendo.
Un giorno il figlio riuscì a scappare dai rapitori e tornò al villaggio. Arrivò alla nuova casa del padre a mezzanotte. Bussò alla porta. Il giovane padre passava ancora tutto il tempo vicino al cofanetto delle ceneri, in lacrime. “Chi è?”, chiese. “Sono io, papà. Aprimi, sono tuo figlio”. Con la mente in stato perturbato, il padre pensa che qualche ragazzaccio si voglia prendere gioco di lui: gli urla di andarsene e ricomincia a piangere. Il bambino batte e batte alla porta, ma il padre non apre. Alla fine, è costretto ad andarsene. Padre e figlio non si videro mai più.
Commentando la storia, il Buddha disse: “Alle volte qualcuno stabilisce che qualcosa sia la verità. Ma se vi afferrate alla vostra opinione, quando la verità in persona busserà alla vostra porta, voi non le aprirete”. Aggrapparsi a una certezza non è un buon modo per comprendere. Comprendere significa gettare via le nostre nozioni.

Thich Nhat Hanh



Commento di Wolfghost: ecco un secondo post basato sul libro Essere Pace di Thich Nhat Hanh
Non solo il Buddhismo ritiene che la conoscenza nozionistica, ben diversa dalla conoscenza che arriva dalla consapevolezza, possa essere di ostacolo alla comprensione. Il fatto e' che quando riteniamo di sapere qualcosa non lasciamo spazio ad altre possibili interpretazioni che potrebbero ad un esame piu' attento risultare piu' aderenti alla realta'.
Qualche anno fa segui' un corso di recitazione (cliccate sul tag "teatro" per ritrovare i relativi post dove ne parlai). Li' imparai che il primo passo (almeno per quella scuola) era la "destrutturizzazione" della persona. Che voleva dire? Che per essere "plastilina" nelle mani del regista e della parte che si intendeva recitare, era bene togliere tutte quelle strutture mentali che, per abitudine o convinzione, ci portavano ad eseguire quella parte non come doveva essere eseguita, ma come noi, piu' o meno inconsciamente, pensavamo fosse meglio eseguire. E questo lavoro di destrutturizzazione era davvero difficile quanto affascinante, eh! Ti portava a capire quanti condizionamenti ti portavi dietro
Allo stesso modo anche i maestri spirituali preferiscono avere allievi "vergini" piuttosto che con un percorso formativo gia' alle spalle. Il punto non e' che il maestro "non vuole problemi" o essere messo in dubbio, come si potrebbe erroneamente pensare, ma proprio che, se siamo certi delle nostre convinzioni, non lasciamo spazio ad altre possibilita', rifiutando a priori l'insegnamento di quelle persone alle quali noi stessi abbiamo deciso di rivolgerci. Notate, ho scritto "a priori", perche' sono il primo a non accettare le cose per dogma, solo perche' qualcuno me le dice. Qui non si tratta di mettere il paraocchi, ma di evitare il "rifiuto per chiusura mentale", perche' – forse senza nemmeno rendercene conto – crediamo di saperne gia' abbastanza. Di fatto molte persone vanno in questa o quella scuola non per apprendere veramente, ma per avere la possibilita' di fare i saputelli. Non e' cosi'? Pensateci un attimo
Amo dire "meglio mille dubbi che una sola, pericolosa, certezza". Sono i dubbi infatti quelli che ti fanno muovere alla ricerca della verita', del miglioramento di te stesso. Le persone con carisma sono quelle che sono "sicure di se' ", non delle proprie assunzioni: a chi e' sicuro di se' non importa infatti difendere ad oltranza le proprie posizioni perfino quando queste sono evidentemente sbagliate; accetta l'idea di poter essere in errore. E l'accetta, perche' solo in questo modo puo' migliorare se' stesso e cosa gli sta a cuore. Solo chi e' insicuro di se' si aggrappa ostinatamente alle proprie idee senza permettere che vengano messe in dubbio.
Per dirla con Thich Nhat Hanh, le certezze sono come massi che impediscono all'acqua di scorrere.

fiume

postheadericon Il tempo della resa – Perseveranza ed accettazione

PERSEVERARE NON SIGNIFICA INSISTERE
di Paulo Coelho

i-chingDice l’I Ching, il libro cinese delle mutazioni umane: “La perseveranza è favorevole”. Ma la perseveranza non ha niente a che vedere con l’insistenza.
Ci sono epoche nelle nostre vite in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l’entusiasmo. In questi momenti, vale la pena di riflettere: una guerra prolungata finisce per distruggere anche il paese vittorioso. Niente di meglio, allora, che una tregua, prima che la nostra energia si esaurisca al punto da non consentirci più di recuperarla. Perseveriamo nella nostra volontà, ma aspettiamo un’occasione più favorevole per riprendere la lotta.
Perché un uomo d’onore riprende sempre la lotta, ma mai per ostinazione, bensì perché ha percepito il cambiamento nel tempo.



Commento di Wolfghost: potra' sembrare strano quello che mi appresto a dire, ma perfino uno come me, che ha sempre esortato a non arrendersi, a lottare anche quando il risultato e' incerto nonostante i nostri sforzi, crede che esista anche un giusto tempo per la resa.
A volte e', come dice Coelho, solo un temporaneo periodo di recupero in attesa di ripartire, o un cambiamento di strada che pero' porta, sul lungo termine, allo stesso fine. Vogliamo arrivare da qualche parte, ma troviamo che la strada che stiamo percorrendo e' piena di ostacoli che si rivelano, per quanto facciamo, insormontabili. Non ha piu' senso continuare a sbatterci contro. Meglio fare una bella inversione e tornare, almeno per un tratto, indietro. Non e' una vera resa, si torna indietro solo fin dove un bivio puo' permetterci di provare un'altra strada, e se anche quella si rivela interrotta, un'altra ancora, e cosi' via. E' come se arrivassimo davanti ad una porta con un mazzo di chiavi. La prima chiave che proviamo non funziona, non sarebbe stupido continuare ad insistere con quella piuttosto che provare le altre?
Poi ci sono le rese definitive, anche quelle purtroppo esistono. Si puo' trattare di un sogno che si rivela davvero irrealizzabile, che si e' trasformato in una illusione. Continuare ad inseguirlo vorrebbe dire spendere energie, tempo, serenita'.
Serenita', gia'… a volte penso che la serenita' sia il vero scopo della vita. Arrivare a quello stato di consapevolezza ed accettazione che ci permette di veleggiare tranquilli per i mari della nostra vita qualunque sia la tempesta che ci investe. E, al limite, entrare con la stessa serenita' nel porto che ci attende alla fine del viaggio.
E' la vita stessa ad essere cosi'. Non siamo immortali, dovremo abbandonarla prima o poi questa amata vita, e quella sensazione di "va bene, e' ora…" mi pare sempre piu' un'enorme conquista piuttosto che una maledizione o un atto di debolezza. Fa anch'essa parte di quello spirito di accettazione che contribuisce, al pari della determinazione – che non deve mai divenire cieca testardaggine – alla serenita'. Alla serenita' fino alla fine.
Credo che noi abbiamo sempre chiara la percezione di quando davvero la risalita non e' piu' possibile, che si tratti di un amore impossibile, un sogno che e' divenuto una chimera, un futuro che non potra' essere come lo volevamo. Li' e solo li', il tempo della resa non solo e' accettabile… ma addirittura auspicabile.

mano aperta

postheadericon La consapevolezza e la determinazione come sostituti della paura

Eccomi di nuovo in partenza, seppure per pochi giorni :-) Tra poche ore iniziero' il viaggio verso Budapest. Si', lo so, non e' che sia un viaggio lungo in realta', ma… Genova non ha un gran numero di voli, cosi' mi tocca raggiungere Milano in auto e partire da li' :-(

Prima di lasciarvi (non so se su avro' l'occasione di connettermi, altrimenti ci si rilegge venerdi'), volevo lasciarvi una breve considerazione sul ruolo della paura :-|

Quando scrivo che la mia principale battaglia e' quella contro la paura, in molti si affrettano a dire che la paura ha pero' un ruolo importante, a volte fondamentale: essa infatti ci puo' preservare da incidenti o a spingerci ad agire quando esiteremmo per pigrizia.

Distinguamo, sono due eventi diversi.

Quando un auto perde il controllo e ci viene adosso, se agiamo di istinto e ci buttiamo di lato non e' esattamente per paura: e' per istinto, appunto  ;-) La dimostrazione sta nel fatto che non abbiamo nemmeno il tempo di aver paura; la paura arriva solo successivamente, quando ci rendiamo conto di quanto avvenuto. Quando abbiamo il tempo di aver paura… essa in genere non serve davvero: se siamo su un aereo e esso inizia a comportarsi in maniera strana, la paura – peraltro umana – non ci servira' a nulla. Se siamo in auto e teniamo una velocita' eccessiva… la paura ci puo' spingere a frenare, a moderare la velocita', ma in realta' non ci sarebbe bisogno della paura se non fossimo… sciocchi. Non e' necessario aver paura per capire che in un punto pericoloso la velocita' va moderata, non e' cosi'?

Quando abbiamo un disturbo, possiamo esitare ad andare dal medico, la paura di aver qualcosa che nel tempo puo' peggiorare, pero', puo' effettivamente spingerci a muoverci. Tuttavia sappiamo che in molte persone la paura gioca un ruolo opposto: nel timore che gli venga diagnosticato qualcosa… esse preferiscono non andare dal medico. In realta', di nuovo, non e' tanto la paura l'ago della bilancia, o meglio non dovrebbe esserlo: l'ago della bilancia dovrebbe essere la nostra consapevolezza di quanto ci sta accadendo e la nostra determinazione nel fare cio' che va fatto.
Anche quando il nostro lavoro e' in pericolo il discorso non cambia: una persona accorta, che inizia a "guardarsi attorno" alla ricerca di una possibile soluzione lavorativa, non e' accorta perche' ha paura, e' accorta perche' si rende conto che, se non si muove, "domani" puo' trovarsi a mal partito.

Come spiegavo in un vecchio post (Il controllo della paura e delle emozioni – L'amigdala), la paura, oggi, serve davvero a poco… e spesso ci rovina la qualita' della vita. Se infatti ci sono tanti eventi brutti che possono essere li', dietro l'angolo ad aspettarci, un conto e' operare un'attivita' di prevenzione (che peraltro non da comunque mai la sicurezza di evitare l'ostacolo), un altro e' vivere nel timore costante che quell'evento possa capitare davvero: questo mina la qualita' della nostra vita a prescindere che quell'evento capiti davvero oppure no. E comunque raramente e' utile a prevenirlo.

E adesso vi saluto e… mi preparo :-) Ah… la foto e' presa da Internet: come ogni buona trasferta di lavoro, avro' ben poco tempo per scattarne di mie! :-(
Arrivederci! Anzi… a rileggerci! :-)
 

postheadericon Impermanenza, la caducita’ di tutte le cose

Ci sono volte nelle quali la caducità che avverto attorno a noi mi spiazza e spaventa. In ogni momento, ogni giorno, può accadere qualcosa che nel giro di pochi momenti è capace di spazzare via tutta la stabilità che faticosamente abbiamo costruito negli anni. Parliamoci chiaro: è la nostra presunta stabilità (non oso nemmeno usare il termine “certezze”) ad essere illusoria. Razionalmente tutti noi sappiamo che in ogni momento le cose possono cambiare, a volte irrimediabilmente, ma non siamo in grado di vivere avendo sempre questa spada di Damocle sulla testa. Allora ci riempiamo di “simboli di permanenza”, come i risparmi per la vecchiaia o la casa di proprietà nella quale saremo “per sempre” al sicuro, rimuovendo il più possibile i pensieri che ci parlano della nostra ineluttabile caducità.
Spesso ci comportiamo come semi-Dei, perfino. Se qualche entità “esterna” potesse osservarci nel nostro tran-tran abituale, ne dedurrebbe che siamo una specie immortale, oppure che non sa di non essere tale. Analizzerebbe il curioso caso di una specie animale che ha raggiunto la consapevolezza ma ne fa un uso parziale: sappiamo che dovremo lasciare questo corpo, questa terra, eppure il più delle volte ci comportiamo come se questo fosse un “pericolo evitabile”, come se, sotto-sotto, pensassimo di avere la possibilità di ingannare ed allontanare la morte per sempre. Vedo persone che alla notizia della morte o della malattia di un conoscente, girano subito la testa (e l’attenzione) altrove, come a proteggere il piccolo giardino fiorito della loro casa dalla gramigna della realtà – e dalla paura che l’accompagna – che, una volta insinuata, non puo’ piu’ essere fermata; altre che vengono riportate, con sgomento, alla terribile realtà per qualche istante, qualche giorno o settimana al massimo, ma non appena ne hanno occasione dimenticano o rimuovono, perché altrimenti non sarebbero in grado di tornare al lavoro ed alla vita che prima facevano.
Come scrivevo tempo fa, la Natura stessa chiede agli animali di “non pensare”, di “non sapere”. Noi invece abbiamo “colto la mela dell’albero della conoscenza” e da quel momento ci siamo in teoria elevati… di fatto maledetti.
Probabilmente ci distacchiamo dalle altre specie animale proprio per il maggiore tasso di consapevolezza. La consapevolezza dovrebbe essere il nostro valore aggiunto ma, di fatto, l’aver preso consapevolezza del nostro destino mortale è stata per noi una sciagura: lungi dall’averla accettata e fatta andare a nostro vantaggio (prendendo più “filosoficamente” ogni avversità e cercando di godere di ogni cosa bella il più possibile, invece di dimenticarla in nome di cose “più importanti”) di solito la neghiamo, a volte deridendola come se fosse “cosa d’altri”, che non ci riguarda.
Invece essa è diventata la “sciagura inevitabile da cui scappare”, il sommesso pensiero dal retrogusto amaro che accompagna le nostre giornate e che riusciamo solo a volte a far finta di non sentire.
Non pensare ad essa, avendone invece consapevolezza, è l’estremo, illusorio tentativo di tornare alla ingenua verginità dell’animale… liberi da quella profonda paura.
Soprattutto per questi motivi ho recentemente rinnovato il mio interesse per il buddismo tibetano; esattamente per la sua promessa di liberarazione dalla sofferenza, inclusa quella causata dalla paura. Certo, la reale accettazione è qualcosa che deve avvenire nella profondità del nostro essere, essere recepita fin nel nostro inconscio. Non basta dire “Ho capito, e quindi accettato”, non basta rifletterci a livello razionale, la nostra percezione deve scendere in profondità. O, alla prima “prova del nove”, la nostra convinzione sparirà come neve al sole.
    
spada di Damocle

Spada di Damocle, di Richard Westall, olio su tela, 1812

postheadericon Lascialo cadere – l’opportunismo

- LASCIALO CADERE -

vaso porcellanaUn ricco mercante si recò un giorno dal Buddha.
"Dimmi che cosa devo fare per ottenere la liberazione" gli domandò offrendogli un vaso d’argento.
Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere".
L’uomo lasciò cadere a terra il vaso.
Poiché il Buddha si era fatto silenzioso, il visitatore gli ripeté la domanda e, questa volta, gli offrì un piatto d’oro.
"Che cosa devo fare per raggiungere la salvezza?"
"Lascialo cadere" gli rispose l’Illuminato.
Il mercante lasciò cadere a terra il piatto.
Poi, visto che non gli veniva data altra indicazione, si decise a ripetere la richiesta, porgendo il dono più prezioso che aveva: un diamante.
Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere".
Il visitatore pensò di essere stato preso in giro.
Indignato, si alzò di scatto per andarsene.
Fatto qualche passo, si voltò a dare un ultimo sguardo al Buddha.
E questi gli disse: "Lascialo cadere".
All’improvviso il mercante capì.



Commento di Wolfghost: Il mercante capi’ che la conoscenza, la liberazione, non possono essere acquistate; esse possono solo essere acquisite attraverso la presa di consapevolezza, che arrivi da parole, intuizioni o esperienze. Il discorso puo’ essere pero’ esteso ai rapporti con il prossimo, alla salute, alla vita in generale. D’altronde la spiritualita’ non dovrebbe essere percepita come qualcosa di separato dalla nostra esistenza, ma piuttosto come sua componente indissolubile.
Fin da piccoli ci viene insegnata una mentalita’ mercantilistica: per avere qualcosa dobbiamo dare, per avere affetto dobbiamo essere buoni, per avere rispetto dobbiamo essere generosi; cosi’ nel tempo ci facciamo idee quali "nessuno fa niente per niente", se qualcuno ci fa una cortesia significhera’ che sta cercando di ottenere qualcosa. Ma potremmo arrivare a pensare che anche un "dono" della vita nasconda qualcosa, che prima o poi la vita stessa ci chiedera’ di "pagare", e questa aspettativa potrebbe minarci la gioia e il godimento per il dono ricevuto. Quante persone ho conosciuto che non sapevano accettare i doni altrui o quelli della vita, cosi’ convinte che qualunque cosa andasse "guadagnato" con il sudore della propria fronte! E quanti, dall’altra parte (ma poi sono sempre gli stessi, a ben vedere), cercano di ottenere dando a piene mani, spesso per venire accusati di "voler comprare il prossimo". Ammettiamolo: quanti di noi sentono o hanno sentito almeno una volta un senso di irritazione, di ingiustizia, perche’ comportandosi amorevolmente o generosamente non ottenevano altrettanto (a parer loro) dalla vita e dal prossimo? Invece di essere felici e soddisfatti per il fatto stesso di fare del bene, si sentono avvelenati per non averne ottenuto indietro almeno altrettanto.
I nostri nonni (e forse genitori, per i meno giovani) appendevano targhe in legno nelle loro case che dicevano "Fai il bene… e poi scordalo"; che volevano dire? Proprio questo: non e’ vero bene se ci si aspetta un "ritorno".
E questo vale in tutto: amore, rispetto, fortuna, salute, conoscenza (intesa in senso spirituale). Chi si butta nella spiritualita’ per darsi un tono da santone, non cerca davvero la spiritualita’, e chi lo incontra non trovera’ saggezza nei suoi occhi.
Nel dare stesso e’ insita la soddisfazione e la gioia. Che poi, agendo in tale modo, generalmente si ottenga anche, dovremmo considerarlo solo "effetto collaterale", e non obiettivo.


fai il bene

postheadericon Essere se’ stessi

Sospendo per qualche giorno il racconto della "dama bianca" per riportare qua un bel post di Smailer, blog: Un sorriso dagli occhi della luna. Ho gia’ parlato in passato del tema "essere se’ stessi", ma questo post mi ha dato l’occasione di focalizzare il mio pensiero sull’argomento, pensiero che ho riassunto in un commento al post originale e che riporto anch’esso qua.
Mi piacerebbe conoscere anche la vostra personale risposta alla domanda di Smailer, e credo che anche lei ne sia molto curiosa ;-)




Domanda

Quale è il momento della propria vita in cui si è veri fino in fondo?

vale a dire…ci sono situazioni quotidiane in cui "dobbiamo essere", "dobbiare fare", "dobbiamo sembrare"!!! in cui un certo comportamento ci viene obbligato….vuoi dalla situazione, vuoi dalla necessaria diplomazia o convenienza…

ma quando ci sentiamo veramente noi stessi, fino in fondo, senza vincoli, senza inibizioni…quando ci diciamo…"ecco il momento per cui vale veramente vivere!"

quando stiamo lavorando, quando stiamo da soli, quando ci rifugiamo nella nostra famiglia, quando siamo in vacanza, quando facciamo l’amore, quando leggiamo o guardiamo un film…..quando facciamo il nostro sport preferito….quando, insomma, sentiamo di essere proprio noi stessi, senza falsità e senza maschere, quando stiamo bene e vorremmo sempre stare così??? liberi e appagati da quella situazione, per cui pensiamo che valga davvero vivere??? per quel momento che aspettiamo ogni istante con ansia e con trepidazione???

ho sempre pensato che quello fosse il sogno, il motivo per cui dare un senso alla propria vita! al di là di quello tutto il resto è solo cornice!!!

e per voi quale è quel momento? quello in cui siete veramente voi stessi???

Alessia [Smailer]




Commento di Wolfghost:
Questo e’ un bellissimo post, con un bellissimo quesito :-)
Secondo me non c’e’ un "dove" o un "quando": si puo’ recitare facendo l’amore (triste…) o si puo’ essere se’ stessi nel bel mezzo di una riunione lavorativa piena di persone.
Cio’ che davvero conta e’ la consapevolezza che ti permette di sapere cosa stai facendo.
La persona che e’ davvero se’ stessa e’ quella che e’ sempre presente a se’ stessa, perfino se sta recitando su un palcoscenico.
La differenza tra lei e un’altra persona, e’ che la seconda non si rende conto di cosa realmente sta facendo, e’ solo un burattino che agisce su comandi espliciti o impliciti (dei quali nemmeno e’ cosciente) che gli arrivano, o gli sono arrivati, dall’esterno.
Una volta ebbi una discussione con un mio caro amico. Questo non voleva saperne di entrare in locali tipo discoteche poiche’ avrebbe dovuto vestirsi elegante (ora le cose sono probabilmente un poco cambiate) mentre lui voleva sempre "essere se’ stesso". Io gli feci notare che imporsi di vestire sempre in una determinata maniera (che meglio secondo lui lo rappresentava) era rendersi schiavo allo stesso modo di seguire sempre le mode del momento.
La persona libera e’ colui che veste in jeans e maglietta ma che, se ne ha piacere e – perche’ no – convenienza, non si addolora per il solo fatto di mettersi in giacca e cravatta.
Siamo in una societa’ e qualunque societa’, qualunque "agglomerato" di persone, ha necessariamente bisogno di regole, e’ inevitabile. Altrimenti sarebbe l’anarchia. La persona libera non e’ quella che e’ schiava di queste regole, ovvero che le segue perche’ non e’ cosciente di avere alternative oppure perche’ si sente obbligato a farlo; la persona libera e’ colei che in quel momento sceglie, per sua convenienza o piacere, di servirsi delle regole di quella societa’.
Cosi’, se io ho voglia di andare a ballare in una certa discoteca, certamente ci vado anche se devo vestirmi in un certo modo, perche’ sono consapevole che sto semplicemente seguendo qualcosa che in quel momento e’ logica conseguenza della mia scelta. In realta’, anche la conseguenza e’ una mia scelta, non e’ cosi’? ;-)
L’anticonformista e’, a mio avviso, il peggiore dei conformisti e finisce, quasi sempre, per vivere peggio degli altri in nome di quell’essere se’ stesso che identifica solo negli atti e nell’apparenza, anziche’ nell’anima, nel cuore, nella mente.


P.S.: domani pomeriggio (domenica) torno per qualche giorno a Stoccolma dopo parecchio tempo di assenza, dovrei comunque essere in grado, verso sera, di leggere e rispondere i vostri eventuali commenti :-)

nel cielo