Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...
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Le battaglie della nostra vita
Possono essere battaglie contro un nemico che è fuori o dentro di noi, un nemico in carne ed ossa, col quale non è possibile dialogare, costituito da una persona o da un "sistema", oppure un fantasma che appare e scompare inafferrabile nella nostra testa e che infesta i nostri sogni e le nostre speranze.
Possono essere le sfide del cambiamento, o quelle per resistere in una situazione ingrata.
Non tutte le battaglie sono da combattere pero’. Bisogna avere la saggezza di non buttarsi in sfide inutili, che non possono essere vinte, oppure di così scarsa importanza da non valere l’energia ed il tempo che gli si dedicherebbe.
Ci sono battaglie che proprio non possiamo permetterci di perdere; altre per le quali vale la pena di combattere perché, anche se possiamo essere sconfitti, sarebbe un disonore per noi stessi non avere nemmeno il coraggio di ingeggiarle nonostante la loro importanza.
Non permettiamo alla nostra inerzia, alla sfiducia in noi stessi, al "quieto vivere", alla paura di non farcela, di non mettere tutto noi stessi, corpo, cuore ed anima, nelle sfide che possono davvero cambiare la nostra vita.
Al di là del risultato, chi non combatte, le ha già perse in partenza.



Una opinione, su tante…
Governando l’io é utile mettersi alla finestra ed attendere , il modello é sempre la nella Via: “La Non-azione”
Ciao Nuovo
Ma vedi, il “governare l’io”… è già un’azione, forse non fisica, ma lo è. Anzi, è una delle azioni più importanti in assoluto. La “non-azione” del Tao, è azione anche essa. E’ chiaro pero’ che maestri come Lao Tze, avevano necessità di esprimersi parlando di “non-azione”, altrimenti… chi li avrebbe capiti?
“IMPEGNO [scritto da seguaci del Tao]
La preda incrocia la tigre che a volte osserva soltanto, altre volte si avventa sicura, ma sempre agisce.
Durante la nostra vita ci si presentano infinite opportunità ma e’ necessario approfittarne.
La tigre vive adattandosi alle situazioni; se vede una preda, ma non e’ pronta a cacciarla, la lascia andare. Ciò e’ comunque agire. La tigre scorge la preda, ma non interviene. Viceversa, quando l’animale e’ preparato a cacciare la preda, la bracca senza alcuna esitazione. Nessun senso di colpa, nessun ripensamento interferiscono con la purezza della sua azione. E’ una questione di impegno. Qualunque cosa ci venga incontro nella vita, dobbiamo affrontarla con impegno. Possiamo riceverla, modificare le circostanze e poi abbandonarla. In qualsiasi modo scegliamo di comportarci non dobbiamo mostrare alcuna apatia.
Solo allora saremo pronti, solo allora saremo in grado di scegliere.”
Come Lao-Tze volle:
“la luce spirituale nasce dall’interiorità, e quando gli uomini sono interiori e raccolti, le loro facoltà interne si acquietano, i loro pensieri sono tranquilli, i loro occhi, le loro orecchie sono chiari, ed ossa e tendini sono forti. Diventano autorevoli, mai polemici, sono fermi e forti, mai stanchi; giusti in ogni cosa, mai inadeguati.”
Sì…mi sembra molto giusto distingure…da un lato non bisogna adagiarsi nel quito vivere (che poi diviene un non-vivere) dall’altra l’umiltà di cui parlavi nell’altro post e l’intelligenza del cuore (bellissima categoria pascaliana) di capire quando una battaglia è inutile. Ora per esempio io sono impegnata in una battaglia che vale davvero la pena vivere, la guarigione di papà….
Nella Vita non ci sono battaglie perse se non quelle che non vogliamo nemmeno combattere . Questo è il frutto di un percorso di crescita personale, ma non troppo! E’ lento e difficile il processo di crescita interiore che molti di noi ricercano ma sentono spesso difficile o impossibile, quando invece la crescita passa molto spesso attraverso un semplice cambiamento di ottica, attraverso un nuovo modo di vederci o di intendere la nostra vita quotidiana.
Emerson scrisse di Napoleone: “Non vinceva mai per caso, ma le sue battaglie erano già vinte nella sua testa, prima che sul campo”.
È di estrema importanza educare la volontà, che resa più energica e sicura infonderà una forza illimitata di irradiazione in noi stessi e in quanti ci circondano.
Esercitando la volontà potremmo fare tutto ciò che vogliamo : indirizzare le nostre idee verso obiettivi prefissi, con la certezza di raggiungerli; controllare tutte le vostre azioni ed incanalare positivamente tutte le nostre energie.
Colui che non ha forza di resistere agli ostacoli che si oppongono al conseguimento di un suo ideale e non sa guardare con serenità alle difficoltà necessarie per superarli si crea un abito mentale che lo costringe, già all’inizio dell’impresa, a ritenersi non idoneo, pertanto si scoraggia, si spaventa e crede, a torto, di non poter mai conseguire la vittoria. Le battaglie della vita vanno affrontate con coraggio, non ci si ritira di fronte ad esse: più sono difficili, più gustoso sarà dopo il sapore della vittoria.
Ti lascio una buona domenica
dora
Wolf, é quello che speravo dicessi, in tanti, sentendo parlare di non-azione, concludono: ecco i soliti fannulloni…per brevità ho sintetizzato il concetto taoista con non-azione…grazie per aver fatto il chiarimento; avrei dovuto farlo da me…e cioé una azione non inficiata dall’io é comunque un’azione che viene fatta nella corrente del Tao. un saluto taoista
Sono convinta che molto dipenda da noi se combattere o non combattere.
A volte non vale la pena meglio lasciare perdere.
Buona domenica!
“Non tutte le battaglie sono da combattere, però”, scrivi. In questo periodo sto leggendo il Don Chisciotte, romanzo che offre interessanti ed alternativi punti di vista sul tema del “combattente”. Quando il nostro viaggia a cavallo di Ronzinante in cerca di cavalleresche avventure, e maldestramente difende gli oppressi o lotta rovinosamente contro i mulino a vento, secondo l’ottica di “non tutte le battaglie sono da combattere” sta combattendo battaglie perse in partenza, battaglie inutili, umilianti e assolutamente non realistiche.
Invece, la poesia di quelle lotte senza speranza e senza futuro sono di una bellezza, di una tenera drammaticità che impietosisce e attrae, che ci vorrebbe tutti come speranzosi Don Chisciotte, tessitori di sogni impossibili e tenacemente cercati e voluti…
In qualche modo, la battaglia è come un viaggio, la cui ragione è viaggiare. Della battaglia l’unica ragione è combattere: con se stessi, contro i propri limiti, accanto al mondo o contro di esso, per creare un nostro personalissimo ideale o per distruggerne altri mille. In fondo, tutti noi – generazione senza lotte e senza ideali forti – sappiamo bene quanto rimpianto e quanta nostalgia ci sia verso quelle epoche in cui si lottava per “qualcosa”, e quel qualcosa era del tutto accessorio. L’essenziale, infatti, era solo nell’uomo.
V
x Lidia/affabile: caspita Lidia, sì, la tua è una battaglia da vivere fino in fondo…
x Nuovo: ovvio che il chiarimento non era per te, ma per chi, leggendo, avrebbe forse potuto fraintendere parole chiare per chi già conosce queste tematiche, ma “con trappola” per chi magari vi si affaccia la prima volta
Certo, Romaticaperla, è proprio così: il primo passo, quello di decidere dove impegnarsi e dove non farlo, è forse il più importante.
Cara Dora… bellissime parole le tue, potresti scrivere un libro degno del miglior motivazionista
Se per “vincere” ci riferiamo alla crescita personale, allora sono al 100% d’accordo con quanto scrivi: perfino se non raggiungeremo l’obiettivo prefissato, sarà come una vittoria.
Perché la ricompensa è davvero nel viaggio, nel come avremo speso il nostro tempo e le nostre energie.
In quanto a raggiungere quell’obiettivo… bé, non so se sia davvero sempre possibile…
Mi ispiri questa storiella:
Su un ring si incontrano due atleti, entrambi traggono dal loro cuore e dalla loro mente la sicurezza della vittoria finale, dando così fondo a tutte le loro energia e valore.
Uno dei due alla fine perderà… ma gli applausi saranno per entrambi, ed entrambi alla fine della loro vita, ricorderanno con piacere quella sfida…
E’ così, mio caro, come hai raccontato nella storiella. Impegnarsi con tutte le proprie energie , con tutta la propria serietà e motivazione. Se poi la vittoria non arriva ci saranno gli applausi, almeno da parte mia per me stessa per non aver lasciato prima di combattere. Penso dipenda, comunque, molto dal carattere e dalle motivazioni, ma soprattutto dal carattere, Io per es, sono di quelle che non mi fermo davanti a niente se credo nella cosa/azione che sto per fare. Sono testarda e decisa. Se la cosa non mi interessa non comincio proprio.
dora
x l’utente anonimo: caro V, Don Chisciotte ha scelto quali battaglie combattere. Per lui sono battaglie che valgono la pena di essere combattute, lui crede davvero di poterle vincere. Per questa “onestà di propositi”, la sua è una giusta lotta. Anche se “da fuori” puo’ apparire perfino patetica.
Tutti possiamo vincere o perdere, nel tentare di raggiungere un traguardo che abbiamo scelto e ci siamo prefissati. La differenza è nel sapere, in ogni caso, di aver combattuto una battaglia giusta. Se così sarà, allora noi ci saremmo comunque accresciuti, perfino nelle nostre sconfitte.
Ho scritto nel commento precedente un breve racconto, ispirato dall’intervento di Ilavi, pur di tenore opposto al tuo.
Mi piacerebbe lo leggessi anche tu
Già, Dora
La tua principale dote dunque sta’ proprio nella “giusta scelta” delle tue battaglie: una volta che hai scelto, le porti “semplicemente” fino in fondo. E’ cio’ che io chiamo simpaticamente “mettere il pilota automatico”: una volta deciso, si deve andare avanti, pur attraversando periodi di anche forte avversità, momenti nei quali si avrebbe voglia di mollare.
Solo se ci si rende davvero conto che ormai la battaglia è persa, si deve avere la forza di riconoscerlo e accettare quella che a quel punto sarà un’onorevole sconfitta.
òilavi,
comìè possibile educare la volontà?
se non con la stessa volontà?
@wolf,
bello il concetto della “non azione” anch’essa azione…
ma la linea di demarcazione fra il lasciarsi vivere e la “non azione” dov’è?
Ciao lieve
La linea di demarcazione è semplice: è la costruttività della scelta. Si puo’ scegliere di chiudersi nella propria camera un intero giorno per recuperare da una spossante settimana ed essere pieni di energia domani, oppure farlo per indolenza, perché l’apatia ha preso il sopravvento. Nel primo caso la scelta è legittima; nel secondo, sarà meglio forzarsi nel cambiarla andando a prendere una sana boccata di rintemprante aria fresca
Ho sperimentato come l’intenzione e la convinzione che accompagna l’azione a volte sia più efficace dell’azione stessa… Alcune cose capitano indipendentemente dalle nostre scelte e spesso non dipende da noi poterle cambiare, ma l’atteggiamento nei confronti di esse, questa è una nostra scelta…
A volte da un male può volgersi in un bene per noi…
Condivido in pieno.
E il mio pensiero corre a Ettore…sconfitto da Minerva, più che da Achille, e proprio per questo più grande personaggio dell’Iliade.
@lievementeio
Noi tutti abbiamo una volontà, ma spesso non lo sappiamo e non la utilizziamo,
siamo incapaci di gestire le nostre emozioni, impulsi e desideri.
La volontà ha la funzione di decidere che cosa si deve fare e quella di usare tutti i mezzi necessari per realizzare ciò che ha deliberato, perseverando nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà. Occupa un posto centrale nella personalità dell’uomo, è in intima relazione con il centro del suo essere, il suo vero io.
per volontà si intende la capacità di percepirsi come “soggetto vivente”, dotato del potere di scegliere, di costruire rapporti, di operare cambiamenti nella propria personalità, negli altri, nelle circostanze.
La volontà non si studia, ma si esperimenta… si allena, si rafforza.
Ti riporto un aneddoto
Il generale francese Turenne aveva l’abitudine di marciare risolutamente in prima fila quando portava l’esercito alla battaglia, e si era conquistato la reputazione di un grande coraggio. Un giorno qualcuno si congratulò con lui per il suo coraggio, e Turenne rispose: “certo che mi comporto come uomo coraggioso, ma ho paura tutto il tempo. Naturalmente non cedo alla paura, ma dico al mio corpo ‘trema vecchia carcassa, ma cammina’. E il mio corpo cammina”.
La volontà non può agire sulle emozioni e sui sentimenti, non può controllarli direttamente; quindi non possiamo imporci di non avere paura, di non essere arrabbiati o di non essere tristi. Ma la volontà può determinare gli atteggiamenti fisici e gli atti esterni, può farci agire “come se” fossimo coraggiosi, “come se” fossimo sereni, “come se” fossimo di buon umore.
Questo significa educare la volontà
In Psicosintesi, questo concetto viene definito “volontà sapiente”, cioè quando la nostra volontà che non agisce con forza, ma con strategia.
(estratto da Marcella Danon- Counseling- Red edizioni, 2000. Seconda edizione. )
Ti consiglio di leggere
Anche
Come educare la volontà
di Corominas Fernando Prezzo: € 12.00
acquistabile on line su http://www.webster.it/page_home.htm
ciao e grazie dell’attenzione
dora
…affronto sempre le sfide con la spada in pugno, ma lo sai…vale sempre la pena combattere…perché nulla rimanga intentato…un bacio…
x anneheche: ottimo esempio quello di Ettore
Per molti il vero vincitore “morale”…
x Dora: bellissimo estratto.
x Silenes: ovviamente tu intendi cio’ per cui senti valga la pena combattere, e con questa precisazione, non posso che essere d’accordo
x Daruma: già, a volte quello che apparentemente è un male puo’ volgersi in bene e, sempre, si puo’ imparare… da tutto: cose belle e cose cose brutte… E’ vero: non possiamo controllare al 100% cosa ci capita, ma è quasi sempre come risponderemo ad esso, a fare la differenza.
da sempre guerriera
ahahah messaggio conciso ma d’effetto…
Purché tu scelga le battaglie da combattere ed abbia la forza, se e quando capisci che sono perse, di ritirarti con onore…
Le uniche battaglie che riconosco sono quelle che insistentemente si ripresentano al mio Sè interiore, non sono esterne ma interne a me. Mi spiego meglio. Non posso rinunciare ad osservare riconoscere e rilasciare tutto ciò che per me rappresenta un ostacolo per la mia crescita, ma sicuramente posso non curarmi affatto di tutto ciò che è inutile e dettato solo dall’ego che pretenderebbe di vincere ogni battaglia
. Le battaglie da vincere sono quelle con se stessi, sono quelle del cuore. Dura spiegarmi qui amico mio, spero di esserci riuscita, bentornato ^_^ un abbraccio,
Ele
Sono una che lotta sai..
ma spesso mi lascio abbattere..
Grazie del commento..forse è come dici tu..
è una delle mie piu belle scritte sino ad ora..fatto col cuore..
Buona Domenica
*Runa*
per me le battaglie inutili sono quelle contro la stupidità e l’ignoranza. non ci si può fare niente.
x Ele: certo, le battaglie dentro di noi, sono spesso quelle che determinano le maggiori svolte nella nostra vita. Tuttavia spesso sono gli avvenimenti esterni che accendono la scintilla di qualcosa che, pur essendo già in essere, faticava a venir fuori.
Voglio dire che, come sempre, difficilmente esiste qualcosa che sia davvero solo dentro di noi o qualcosa che ne sia davvero solo all’esterno. Sempre, una battaglia importante dovrà per forza di cose investire entrambi le parti…
Grazie per il bentornato
Rose, una battaglia è fatta di tanti momenti, anche di brevi ritirate, perché no? Non è un peccato “cadere”, il peccato è non rialzarsi quando si puo’ ancora vincere.
Buona domenica a te…
Sì hai ragione, d’altronde gli incontri con gli altri non sono mai casuali, in questo senso ciò che hai scritto è perfetto, ma non tutto ci tocca il cuore, solo questo, dobbiamo credo imparare a distinguere quando è il cuore che richiama la nostra attenzione oppure è l’ego. Questo era più o meno il senso che volevo dare alla mia risposta
)), un altro abbraccio!
Ele
E in questo sono io a dover dare ragione alla tua giusta precisazione
Ricambio l’abbraccio…
x Pallyna: prima di tutto benvenuta
). Pero’… l’ignoranza è tale perché manca la conoscenza, e in questo forse si puo’ essere di aiuto… non credi?
Bé, contro la stupidità è vero: non c’è rimedio, si possono solo prendere precauzioni (leggi: distanza
“la natura insegna i perigli evitar quando essi son certi…” ma la regola non è ferrea.
sono perfettamente d’accordo con te, non bisogna mai rinunciare ad iniziare delle battaglie che, pur nel nostro piccolo, possono essere in qualche modo vinte.
io ci provo, ogni qualvolta mi è possibile
Benvenuta 4ever4me
Sono d’accordo col tuo “riassunto”
hai postato un quadro a me molto caro, “incubo”…
condivido la tua idea, a volte essere consapevoli e responsabili significa avere il coraggio di lasciar perdere… tra queste battaglie “inutili” ci metto la battaglia contro il pronto soccorso: mi hanno investita venerdì sera e ho aspettato tre ore per niente, in radiologia, neanche un po’ di ghiaccio sulla contusione… meglio non prendersela (anche perchè sono viva!)
scusa l’amarezza…
tyn
oh…quel discorso non riguarda il posto di lavoro in se…è quello che c’è fuori…il dopo lavoro…
x Tyn: sì, mi colpì subito quel quadro, veramente geniale il suo autore…
Caspita Tyn, certo… sei viva e tutto sommato immagino in buone condizioni, ma tre ore sono tre ore…
Bellissimo post anche questo…
tantissimio spunti di riflessioni ne sono derivati leggendo te e chi ha contribuito, con il suo pensiero, a rendere questa pagina ancora più ricca.
Ci sarebbe tanto da dire, io personalmente sono molto combattiva, vado sempre fino in fondo.
Niente mi ferma o mi fa paura.
Se non succede è solo perchè ritengo non ne valga la pena, non è qualcosa che sento: perchè non vedo nessuno di fronte a me..
In tutti gli altri casi, nel bene e nel male, combatto sempre…con tutte le mie forze…
purchè ci sia un senso.
Infatti, caro Wolf, nessuno nega la validità di alcune cose che “routinarie” diventano facili e semplici da seguire (nessuno dice di passare da un estremo all’altro… oltrettutto io sono di natura un po’ contro ogni estremismo) ma è vero che, aggiungere ogni tanto qualcosa che esce dal solito tran tran (e questo qualcosa può essere una cosa semplice, come appunto cambiare la strada che si fa per andare al lavoro.. solo per dirne una) aumenta l’autostima e facilita pure il “buonumore” (perchè si è affrontato e fatto un qualcosa che no si sarebbe mai pensato prima)!
Sul fatto poi, di metterci consapevolezza, sono pienamente in accordo… ma quella dovrebbe essere presente sempre, qualsiasi cosa uno stia facendo (… invece spesso si “viaggia in trance”.. purtroppo!), tranne -per me- quando penso a come si fa a guidare… perchè quando l’ho fatto mi sono “bloccata” e non riuscivo più a farlo (un po’ pericoloso!!!) finchè non ho fatto ripartire il “pilota automatico”!!! ;D Mannaggia….
Ottimo per quanto ti ha dato The Secret… Dio, Energia, Universo… ognuno lo chiama e lo identifica come meglio crede e soprattutto come più lo trova in sintonia, ma alla fin fine è sempre la stessa identica cosa!
Se ne hai occasione, ti consiglio di guardarti anche il film di The Secret, io l’ho trovato altrettanto illuminante per la sua semplicità!
Namastè e buona settimana
SitaRam
PS:… ma sei sempre “in giro”!!! ;D
Pinky, concordo con la tua visione. Non so’ se davvero riesco, nella pratica, a seguirla sempre. Ma in linea di principio concordo senz’altro.
x Sitaram: ti voglio raccontare un aneddoto. Mentre leggevo The Secret, sull’aereo, occupavo il posto lato corridoio ed avevo al mio fianco dall’altro “lato corridoio” un mio giovane collega. Vedevo che leggeva, ma abituato a sentire che i miei colleghi leggono romanzi, non ho dato peso alla cosa.
)))))))
Nella lettura di The Secret, come ti avevo scritto, mi venivano molto spesso paralleli con “Come ottenere il meglio da se’ e dagli altri”, di Anthony Robbins.
Al ritorno, la scena si e’ ripetuta: io e il mio collega eravamo nella stessa identica disposizione di posti. Stavolta, mentre leggevo il mio libro, mi e’ caduto l’occhio su cio’ che stava leggendo… “COME OTTENERE IL MEGLIO DA SE’ E DAGLI ALTRI”!!!!!
Devo dire che questo post e anche alcuni commenti mi hanno dato davvero una mano ( sai il periodo in cui mi trovo, anche io sto lottando in una battaglia da me iniziata e che sto un po’ vacillando…)
Anzi, a dire il vero ne trarrò spunto per un post che mi sta frullando in mente ( sempre se riuiscirò a tenerlo fino a stasera).
Grazie delle tue visite, mi fanno stare sempre molto meglio.
Un abbraccio
Celine
Be’, grazie Celine… mi fa’ piacere saperlo!
Sull’argomento, ti consiglio di leggere anche questo: http://wolfghost.splinder.com/post/13999223/Cinque+minuti+per+Napoleone
Le battaglie più difficili che ho dovuto affrontare, credo siano quelle combattute contro me stessa, cioè contro quella voglia che ti spinge a rinunciare, a non andare avanti, a smettere di sperare. Ripeto, credo, perchè sono poi quelle che mi hanno segnato veramente e quelle che mi hanno fatto crescere…
Grazie a te
Giusy
certo. succede che riesco vedere circostanze differenti. che fanno effetto sul mio umore che sale scende. altalena continua. / e se ci penso che già da bimba odiavo le altalene … ehhh … / ma questo sentire, questa qualcosa mi è sottopelle. mi accompagna e mi accompagnerà, credo, per sempre.
fin dei conti è il mio essere.
Giusy, credo che ci sia spesso confusione su questo punto. La parte di cui parli non è “te stessa”, è solo la parte indolente di te stessa, quella che si è fatta prendere dall’inerzia. Identificare con sé stessi i propri difetti, è la causa principale del non riuscire ad andare oltre di essi, quante volte abbiamo sentito dire o abbiamo detto “Eh, ma io sono così…”? Questa è una profezia che si avvera, ma noi non “siamo così”! Sono sicuro che te stessa nella tua vita hai dimostrato già più volte di essere molto più di quello che quel pensiero limitante cercava di farti credere. Sbarazzatene
– nel suo superamento.
Altro equivoco: in e di tutto si puo’ crescere, sia nei successi che nelle disfatte, questo è certo. Ma l’inerzia – bada bene: non parlo di sano riposo e nemmeno di quella che puo’ essere una corretta tattica attendista – è la madre di tutti i blocchi, è la stagnazione. Non c’è mai crescita in essa, se non – e credo fosse questo che tu intendevi
ForgivenHour… quando si dice che le cose forse non capitano per caso… leggi la risposta che ho appena messo qua sopra per Giusy: non confondere mai te stessa con un tuo comportamento o una tua emozione o sentire, perfino se ripetitivo. Queste sono profezie auto-realizzantisi: se continui a dirti “ma io sono così d’altronde, che posso farci?”, allora davvero non c’è speranza che tu ne esca.
Invece devi ripeterti che non sei così, che hai bisogno solo di qualche aggiustamento per uscirne… Cercalo, e ne uscirai
Grazie Romanticaperla per allietare di sempre belle immagini il mio blog
Spero abbia passato una buona serata anche te…
Ehm…si può? toc toc?? Io nn so perchè ma mi sento chiamata in causa dai tuoi post…Ora questo ti sembrerà buffo. Mentre li leggo mi immagino te che mi guardi con l’aria un po’ accigliata scuotendo l’indice… puf! mi fai sudare freddo! Si ha ragione ancora una volta ma che si fa quando si è già affrontata la vita in maniera grintosa? Quando si è stati capaci di lasciare il proprio paese per un lavoro e poi ritornarci? Ma la sfida più grande la combattiamo per chi amiamo…Anche in questo caso ne ho combattute di battaglie. Ho fatto davvero del mio meglio. Ultimamente però nn ce la posso più fare, perchè il mio sacchetto fatto di tanto amore e dolcezza si è quasi vuotato … dunque nn mi guardare così va bene?
alla prox! Lands
Talvolta pero’ anche le emozioni ingannano. Esistono emozioni che derivano da un sentire profondo, emozioni che sono come intuito: non sbagliano. Ma esistono anche emozioni che nascono dalla “onda del momento”, alta quanto si vuole, ma che non va’ mai troppo in profondita’. Queste emozioni ci possono portare fuori strada: esse non sono piu’ come l’intuito, piuttosto sono come i nostri pensieri, spesso confusionari e lasciati al caso…
vero, wolf….a volte possono ingannare, quando ci si lascia trascinare da quell’onda travolgente che intendi tu…è facile che accada, ma prima o poi le conferme arrivano sempre e si impara a riconoscerle.
Se viene a mancare quella priorità o si lasciano “violare” senza proteggerle, allora si ha la conferma che non erano poi così importanti…come si poteva credere
certo con tutta la sofferenza che ne può derivare…ma non c’è soluzione…solo vivendo e solo il tempo può dare queste risposte, e prima o poi arrivano, direttamente dentro.
Lands, il sacchetto del cuore e’ come… la cassettina del WC
)))))) anche se lo svuoti, lui si riempe sempre
Il punto e’ che devi stare attenta a cosa ci metti: lui si riempie incurante di cosa tu ci metti, se ci metti l’odio, l’indifferenza, la diffidenza o la sfiducia, per l’acqua dell’amore ci rimarra’ poco spazio…
forse chiamarle battaglie non è poi così giusto, c’è nella parola un che di lotta, di agguerrito. Spesso lottiamo più con la nostra natura che non verso o contro ciò che ci appare fuori, a volte si combatte come dici tu per cose che non han senso, ma te ne rendi conto quando le hai “raggiunte” e a nulla è servito..
ma la fatica di “accettarsi” penso spesso sia la lotta più grande che ognuno di noi combatte ogni giorno..
un abbraccio
m.
Pinky, sono d’accordo. Infatti il mio commento voleva essere generale, e non rivolto a te in particolare (tu sei molto letta, non leggi solo te i commenti che mettono). So’ che te sei e fai davvero cosa hai scritto…
x biondograno: come mi e’ gia’ capitato di scrivere, in realta’ non e’ la nostra vera natura che ci blocca, ma sono le costruzioni mentali che si sono ad esse sovrapposte. Pensiamo sempre che si deve “aggiungere” per migliorare se’ stessi, ma spesso basterebbe “togliere”… Acquieta la tua mente, certamente sai come fare, e capirai cosa voglio dire…
Restituisco l’abbraccio
Wolf… OK OK!!!!! grazie per avermi risvegliata però non fare paragoni brutti. Intendo il sacchetto del cuore e la cassetina del WC. Pensiamo a qualcos’altro ok? Nn intendo metterci odio, ma scherzi? né l’indifferenza … io intendevo che a volte si è un pochino stanchi di lottare… magari le situazioni passate ci hanno un po’ sfiancati e allora fatichiamo un po’ tutto qui. Cmq grazie per fare il bacchettone. D’altronde ti ci vedo… si hai proprio l’aria del lupo che hai messo nella tua icona…con affetto naturalmente…vado a tentare di riempire il sacchettino (bene… almeno ci provo).
a presto, Lands
ahahah Lands… Pensa che non mi ci vedo io invece, infatti penso di cambiare l’avatar presto
Il paragone non era brutto, voleva essere… divertente
al massimo ironico. Ero certo che tu non ci mettessi odio e nemmeno indifferenza, parlavo in generale, ma la diffidenza e/o la sfiducia talvolta possono capitare…
Combattere certo…ma non tutte le battaglie lo meritano. Ci sono battaglie silenti, lunghe ma che prima o poi si vincono anche.
di certo non possiamo combattere battaglie non nostre.
ciao wolf
Ci sono battaglie che hai già perso e nonostante questo intraprendi lo stesso, perchè ? Non c’è ragione vera , mettersi alla prova o cercare una rivincita, una soluzione a problemi non risolti .. comunque perse restano . Illumini comunque
Grazie Faro Wolf
x Zuzuli: uno dei massimi esperti era Gandhi, che di lotte se ne intendeva, anche se non violente. Lui in pratica avevo un vero e proprio metodo per condurre quelle che riteneva giuste battaglie. E tale metodo iniziava proprio col capire quali battaglie andavano combattute e quali no
La lunghezza della battaglia in fondo non conta, se si sente che tale battaglia è davvero importante…
x Ossignore: Questo potrebbe sembrare banale, ma non lo è, perché decidere quali battaglie sono nostre e quali non lo sono, è talvolta tutt’altro che semplice. Qualche semplice esempio: l’ambiente, la politica, la giustizia (a riguarda di altre persone). Certo, apparentemente non hanno a che fare direttamente con noi, eppure possiamo essere spinti ad addentrarci in lotte anche tremende perché sentiamo di non poter dire che “non sono affari nostri”.
Anche il disimpegno, puo’ diventare colpevolezza talvolta.
N.B.: non dico che sia il tuo caso, eh, è solo un esempio per dire che talora non è facile dire con certezza “non mi riguarda”…
Eh, ma cara Natura, occorre distinguere
Se parli di un ributtarsi sempre nelle stesse medesime situazioni che hanno già dimostrato di non portare a nulla di buono, allora sei in piena “coazione a ripetere” (“coercizione, forzatura, a commettere sempre le stesse azioni (e sbagli…)”). Se invece mi parli di “situazioni fluide”, dove è evidente che 10 volte puoi anche perdere, ma l’undicesima vinci (o almeno hai fondata speranza di farlo), allora il discorso cambia: nel primo caso stai buttando via prezioso tempo ed energia, perché non ne uscirai mai vincitrice; nel secondo è invece giusto perserverare, persino se non si ha certezza matematica del successo finale.
Un esempio pratico è la scelta del partner. Scegliere sempre la stessa situazione e lo stesso tipo di persona, è coazione a ripetere; vedere di non avere invece un modello precostituito da inseguire (in altre parole, scegliere persone diverse in situazioni diverse) è… cosa buona e giusta
E’ come se te, accorgendoti di aver sbagliato strada, tornassi al bivio e riprendessi di nuovo e testardamente la stessa, sbagliata, strada; oppure, saggiamente, provassi a prenderne un’altra.
Edison riuscì a far accendere la sua lampadina dopo i leggendari 999 tentativi e, per la sua perseveranza, è diventato leggendario anche lui.
Ma se invece di metallo, vetro e quant’altro, avesse tentato di far accendere… una ranocchia, poniamo, sarebbe stato uno stolto
esatto, quelle che dici nell’esempio sono/diventano nostre perchè riguardano nostri valori. per combattere bisogna crederci e per crederci devi avere una motivazione. le battaglie non nostre che intendevo sono quelle degli altri. puoi stare accanto ad una persona e sostenerla, ma non puoi vivere la vita al posto suo, nè fare le sue scelte. non puoi combattere al posto suo.
Ogni battaglia…lascia un segno.. positivo o non…
l’importante è avere sempre la voglia di combattere..un abbraccio Mia
Vorrei lasciarti un piccolo dono, spero possa farti piacere:
Fermati, amico (Jiddu Krishnamurti)
Fermati, amico:
del celato profumo della vita
ti voglio dire.
La vita non ha filosofie,
né sottili sistemi di pensiero.
La vita non ha religioni,
né adorazione in santuari profondi.
La vita non ha dèi,
né fardello di misteri paurosi.
La vita non ha dimora,
né lo strazio del decadimento estremo.
La vita non ha piacere, né sofferenza,
né la corruzione dell’amore bramoso.
La vita non ha né bene né male.
Né la punizione oscura del peccato impudente.
La vita non dà agio,
non posa nel cerchio dell’oblio.
La vita non è spirito o materia,
non è la divisione crudele
fra azione e inazione.
La vita non ha morte,
non ha il vuoto della solitudine
nell’ombra del tempio.
Libero è l’uomo
che vive nell’eterno,
poiché la vita è.
Il mio post è un piccolo estratto di una mia tesina, che per forza di cose ho dovuto ridurre per il web. Non c’è Osho, ma hai certamente riconosciuto Jiddu Krishnamurti.
Con caro abbraccio
(poi torno a commentare il tuo bel post, che ha bisogno di più tempo di quello che ho in questo momento)
ciao wolf!!!!!!! inserisco anche io il mio commento!
che dirti bello il sito e bello il post…. per carattere e necessita’ ho sempre afferrato il toro per le corna e sono scesa in campo!!!!!!!!!!! le mie battaglie le ho sempre combattute, ma non sempre ho vinto……
credo che la cosa fondamentale sia pero’ uscire a testa alta da quelle che ci cambiano la vita…………… il resto potrebbe essere solo energia persa!
a presto!
sufferwell73
x Ossignore: messa in questi termini, sono assolutamente d’accordo
Anzi, la pretesa di poter decidere per gli altri, mi e’ sempre suonata come arroganza.
x Mia: Tu hai ragione, ma davvero se la battaglia e’ un inutile massacro, quel po’ di insegnamento che puo’ portare non basta a renderla degna di essere combattuta…
x Psicosomatica: grazie, si’, l’ho apprezzato molto… Hai visto la frase scorrevole che ho scelto per la colonna di sinistra? Non ne e’ un bel riassunto?
Complimenti allora per il tuo bel modo di scrivere, oltreche’ per la completezza e la precisione dei tuoi scritti.
Ciao Sufferwell!
Contento di averti qua!
Sono d’accordo con la tua visione, pur, anche con te, sottolineando che il primo passo e’ scegliere bene quali battaglie sono da combattere e quali no…
…nelle sfide,non mi sono mai tirata indietro…non è da me…affronto i mostri e non sono mai fuggita davanti a un fantasma. Qualche volta ho avuto bisogno di prendere tempo ma, una volta presa una decisione…porto avanti la mia battaglia. Paura? se anche c’è, non la manifesto, la tengo per me e, cerco di trsformarla in nuova energia…non rammento dove ho letto (quando la paura bussa alla porta, é il coraggio che va ad..aprire)certo mi sono trovata in difficoltà però, ho saputo, e oggi né ho consapevolezza
difendermi bene…in ogni caso deve valerne la pena, altrimenti…
Ora non ridere, sono una donna guerriera ahahaha…
buon proseguo di giornata, ciao..
Ciao Pdesideria
La citazione la conosco, e’ di Martin Luther King: Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.
Sono in linea col tuo pensiero, prendere tempo e’ giusto, non bisogna andare allo sbaraglio se si puo’ aspettare il momento buono ed essere preparati ad affrontare la battaglia. Questo e’ ben diverso da un continuo demandare per svogliatezza o paura
Già… ma come facciamo a sapere in partenza quali sono le battaglie per cui vale la pena combattere? Cioè, io dentro di me, ascoltando il cuore (come mi hai scritto tu), posso *sentire* che ne vale la pena… ma proprio perchè sono coinvolta da una situazione non sempre sono obiettiva!o_O Discorso contorto, ma spero di essermi fatta capire….
Detto questo… sono la prima a *lanciarmi* e a seguire l’istinto, lottando per quello in cui credo!^^
Beata gioventù eh?
Nuvola*
Sulla vita….
Un anziano nativo americano, Cherokee stava insegnando ai suoi nipoti della vita.
Disse loro: “Una battaglia sta avendo luogo in me. E’ una terribile battaglia tra due lupi. Un lupo rappresenta paura, rabbia, invidia, dolore, avidità, arroganza, autocommiserazione, colpa, risentimento, inferiorità, bugie, orgoglio e superiorità. L’altro lupo si batte per la gioia, pace, amore, speranza, condivisione, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, amicizia, empatia, generosità, verità, compassione e fede. Questa stessa battaglia sta avendo luogo in voi e pure in ogni altra persona. I bambini ci pensarono per un minuto e poi un fanciullo chiese a suo nonno:
“Quale lupo vincerà?” e l’anziano Cherokee rispose semplicemente:
” Quello a cui darò da mangiare ! “.
abbracci
dora
x Nuvola: Sicura che non sei sempre obiettiva o – meglio – che non potresti esserlo volendo?
Personalmente, parlando di cuore, ad un certo punto arrivo al momento che chiamo “di non ritorno”: in quell’istante, di grande lucidita’, mi rendo conto che posso ancora decidere se proseguire o tornare indietro. E, quasi sempre, so’ perfettamente in cosa mi sto’ andando a impelagare.
Finora, anche nelle occasioni nelle quali percepivo che sarebbe stato un buco nell’acqua, ho sempre deciso di continuare, purche’ chi avevo davanti mi… ispirasse tale scelta.
Mi dicevo “E’ vita, cavolo, sarebbe un peccato non viverla… Quando finira’, sapro’ gestirne il dolore”.
Naturalmente poi, quando alla fine ci arrivi davvero, non lo percepisci proprio come era “sulla carta” ;D Ma dopo la fase “del lutto”, a poco a poco torni di nuovo a credere che ne sia valsa la pena, perche’ la vita e’ fatta di momenti ed alla fine sara’ di quelli che avremo vissuto e che ricorderemo. E nessuno potra’ mai davvero dirti che “chissa’, se fossi stato libero…”, con i ma e con i se’ non si fa’ la storia.
Ecco, per me queste sono state giuste “battaglie”, e le ho combattute fino a quando non ho percepito che davvero non c’era piu’ nulla da fare. Perche’ “giuste” se sapevo che sarebbero finite? Perche’ la ricompensa, per parafrasare una massima taoista, e’ stata nel viaggio, e quel viaggio – anche se ha avuto fine – e’ valso la pena di essere vissuto.
Tu obietterai “ma allora… ci sono avventure che non e’ giusto vivere?”.
Be’… per quanto mi riguarda si’… E’ una sorta di bilanciamento tra l’ispirazione che quella persona ti dona (a volte senza nemmeno rendersene conto pienamente) e i rischi che decidi o meno di assumerti: piu’ una persona ti “prende”, piu’ vale la pena di alzare la posta in gioco…
Molto bello, Dora! Grazie. Penso davvero tu abbia ragione. Bisogna sempre scegliere a cosa dare da mangiare cosiccome di cosa nutrirsi: circondarsi per quanto possibile di persone, situazioni, libri e quant’altro di positivo si possa trovare, porta senz’altro la nostra mente ad essere positiva e, risultando tale, a richiamare essa stessa altra positivita’…
Abbraccio!
Credo, per la mia conoscenza esperienziale, che le battaglie della nostra vita siano solo con i nemici che abbiamo dentro di noi.
A questi nemici poi… per permetterci di riconoscerli… a volte mettiamo degli abiti che possiamo vedere con gli occhi – o genericamente – riconoscere con i sensi….
… e così iniziamo a combatterli.
Ma è tutto dentro di noi …
Be’, forse non “SOLO” quelli che abbiamo dentro di no: ci sono difficolta’ oggettive che ci ci troviamo a dover affrontare e che con noi hanno davvero poco a che fare. Ma, certo, quelli che fanno parte di noi fanno la parte del leone.
In piu’ ti voglio incollare qui cosa avevo gia’ risposto a Ninfea sull’argomento: “certo, le battaglie dentro di noi, sono spesso quelle che determinano le maggiori svolte nella nostra vita. Tuttavia spesso sono gli avvenimenti esterni che accendono la scintilla di qualcosa che, pur essendo già in essere, faticava a venir fuori.
Voglio dire che, come sempre, difficilmente esiste qualcosa che sia davvero solo dentro di noi o qualcosa che ne sia davvero solo all’esterno. Sempre, una battaglia importante dovrà per forza di cose investire entrambi le parti… “
grazie del commento.
mi ci rispecchio un po’ nelle tue vicissitudini…(lutti, problemi sentimentali…) ho ripreso dalla musica e dagli animali, che per me sono il sale e lo zucchero (entrambi e mischiati per certi versi) della terra.
di questa terra da salvare, se ancora è possibile!.
Mi trovi anche sulla community di libero, “stefanovers”.
Ciao. Stefano.
Ciao Stefano, dagli animali e dal loro approccio alla vita, c’è sempre tanto da imparare, ho già dedicato loro un post: http://www.wolfghost.it/post/13875638/Siate+come+animali...
Sulla musica ancora no, ma anche il suo potere è indiscutibile…
mai letto la guerra santa di Daumall?? ciao Nam
No, accidenti… Sto’ leggendo qualcosa su internet adesso… sembra davvero interessante! Ancora Gurdjieff di mezzo! Era davvero l’uomo “ovunque”…
UN PEZZO ALLA VOLTA E TI LEGGO TUTTO…LA MIA BATTAGLIA..E’ CONTRO ME STESSA, LA POCA STIMA DI ME, LA PAURA PERENNE DI NON LASCIARE NULLA A NESSUNO…DI ESSERE TRASPARENTE A VOLTE, PERCHE’ NON SGOMITO MAI NELLA VITA, NEL LAVORO, A VOLTE E’ DURA DURISSIMA…UN ABBRACCIO ..Maria
Be’… non e’ sempre necessario “sgomitare” per lasciare qualcosa di se’… io credo che uno spirito come il tuo, uno spirito che cerca di migliorarsi e uscire dai possibili tunnel che via-via attraversa, non possa non lasciare qualcosa di se’. Spesso si lascia di piu’ “vivendo”, che cercando ad ogni costo il modo di lasciare qualcosa di se’. Chi “vive” fino in fondo, lascia sempre un ricordo indimenticabile nelle persone che lo incontrano.
“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.” – Charles Bukowski
Mi piace la tua scrittura lineare, chiara e sintetica quanto basta. Di quello che gli altri scrivono ciascuno comprende, e prende, ciò in cui si identifica o rifiuta di accettare. Il mio pensiero si ferma sul “Non permettiamo alla nostra inerzia (…)al “quieto vivere”, (…) nelle sfide che possono davvero cambiare la nostra vita. Alla parola sfida sostituirei “cogliere le occasioni” che possono cambiare la nostra vita. Inteso come assecondare il ritmo naturale degli eventi che ci permette di cogliere segni e eventi ‘casuali’ senza passare sempre attraverso il filtro della ragione che ci offre sicurezze, più o meno false, e mai ci consente di scoprire la nostra impronta dell’anima.
Bé, a me piace una scrittura che possa essere alla portata di tutti, che sia scorrevole, facilmente comprensibile. Non per niente mi piacciono autori come Coelho e Bambaren.
Personalmente continuo a preferire “sfide”, perché in questo caso il messaggio era relativo a quelle azioni che troviamo difficile svolgere, per qualsivoglia motivo, ma che dobbiamo assolutamente portare avanti per migliorare in maniera decisiva la qualità della nostra vita.
L’alto obiettivo e la difficoltà di esecuzione portano naturalmente a termini come “battaglia” o “sfida”, fermo restando che queste sono solo terminologie che possono variare a seconda del sentire di ognuno, ma quel che conta è il senso del messaggio.
Diciamo che che il mio messaggio è… posteriore al tuo: se non si è stati capaci di “cogliere l’occasione” che la vita ci ha naturalmente mostrato, farlo a posteriori sarà più difficile, a volte molto più difficile, trasformandosi – appunto – in una vera sfida